bistrot

VIII°

Piazza dei Miracoli, la Torre Pendente, il Duomo, il Battistero e il museo delle Sinopie, ma anche la prima ribollita, il primo caciucco.

Palazzo della Signoria e Prada, gli Uffizi e Ferragamo, il Duomo con la Torre di Giotto e Fratelli Rossetti, Palazzo Pitti e Gucci, ma anche San Frediano, le Cascine, il Giardino dei Boboli, la bistecca alla fiorentina, il chianti. E’ una folle corsa verso Roma ansiosi di tutto vedere, tutto toccare, ingordi di felicità, perché se tu pensi che “ del doman non c’è certezza…”, io sono conscio dell’avvicinarsi della fine.

A Roma riconsegnata  l’auto ci inoltriamo in via San Francesco da Sales,

suono alla porta della vecchia villa che già fu dei Lante della Rovere e una suora viene ad aprirci il cancello. Una suora anziana, ancora paludata dalle vesti tradizionali, dal volto grassoccio e sorridente.

“Suor Maddalena che piacere rivedervi!”

“Oh, sei tu! E’ passato tanto tempo che quasi stentavo a riconoscerti!

E questa è la tua sposa, che bella! Sua Eminenza ci aveva informato!”

Sotto il diluvio di parole di suor Maddalena, mi guardi con aria birichina e in fondo un po’ sorpresa e compiaciuta. Saliamo in camera accompagnati dalla buona sorella che sembra non interrompersi nemmeno per prendere fiato. Riesco ad introdurmi nel discorso:

“Suor Maddalena, gliela affido, non voglio far aspettare sua Eccellenza.”

“Non ti preoccupare per lei, con noi sarà protetta e al sicuro, ora e sempre.”

Mi allontano sotto il tuo sguardo preoccupato, mentre vieni sommersa da una valanga di parole, non so se sei più preoccupata per il mio appuntamento o per la loquacità di suor Maddalena.

Entrando nella trattoria scorgo in un tavolo d’angolo il nostro amico dai capelli unti, da buon professionista si è sistemato schiena al muro ed in posizione da poter controllare tutta la sala e soprattutto l’entrata, finge di non vedermi. Vicino ai servizi sono sistemati Ivan e Joe, il viso apparentemente affondato nei menù.

Scelgo un tavolo vicino loro, non so perché, ma mi sento più protetto.

Non è passato un minuto che entra un individuo allampanato, dai capelli bianchi, candidi, lo si individua come religioso perché sotto il cappotto porta il clergyman e una grossa croce d’argento appesa al collo, ma solo i miei angeli custodi individuano in lui uno dei più importanti cardinali.

“E’ tanto che non ti vedo.”, si è seduto al tavolo e con gesto rifiuta il menù, “Solo saltimbocca, una insalata condita con poco aceto balsamico e… avete ancora quel buon budino alla vaniglia?”

“Sì, lo abbiamo appena preparato.”

“Benissimo, una porzione abbondante!”

“Lo stesso anche per me.”, il cameriere si allontana scarabocchiando sul suo taccuino, “Vedo che Sua Eccellenza è sempre golosa.”

“E’ dal giorno dell’attentato al Papa che non ti vedo, allora eri un esperto di profezie di Nostradamus, adesso cosa sei?”

“Uno storico fallito.”

“Perché hai voluto vedermi?”

“Ho bisogno di sapere quando il Papa annuncerà il suo viaggio in Terra Santa per Natale.”

La forchetta si ferma a mezz’aria, poi viene posata lentamente sul piatto, l’alto prelato prima si allunga sulla sedia con un sospiro profondo, poi si china verso di me.

“Vedo che siete sempre bene informati, è una cosa segretissima, oltre al Santo Padre in Vaticano ne siamo a conoscenza soltanto in tre, come avete fatto a saperlo?”

Non rispondo, continuo a mangiare imperterrito.

“Ci sono problemi per noi? Questa volta ti daremo sicuramente ascolto.”

“No, nessun problema che vi riguardi, se la mia missione riesce.”

“I contatti con voi sono sempre deludenti, siete talmente misteriosi.

Sono secoli che la chiesa vi incontra e non abbiamo ancora capito che organizzazione siete, da dove venite, cosa volete, l’unica cosa che abbiamo scoperto a nostre spese è che avete sempre ragione.”

Continuo a mangiare tacendo.

“Va bene, i servizi segreti israeliani hanno chiesto per motivi di sicurezza che il Santo padre comunichi all’ultimo momento la sua intenzione di celebrare la messa di Natale a Gerusalemme, l’annuncio pertanto verrà dato all’Angelus dell’ultima domenica d’Avvento.”

Si alza senza aver finito il pasto visibilmente sconvolto.

“Arrivederci, se la sua missione non va a buon fine ci avverta, se c’è pericolo piuttosto sospendiamo tutto.”

“Non si preoccupi. Grazie e … addio.”

Chiamo il cameriere e chiedo il conto.

Alle mie spalle la voce di Joe: “Finalmente qualcosa di buono in questa vecchia Europa. Maccheroni con la … ehm …paiata. Ivan, sai cos’è la paiata?”

“Budella di vitellino da latte con il suo contenuto.”

Sento un singulto di disgusto, seguito questa volta da una risata baritonale.

Faccio un cenno all’uomo dai capelli unti, mi alzo e mi dirigo ai servizi.

Mi sto lavando le mani quando entra l’uomo dei palestinesi.

“Il Papa dirà messa la notte di Natale a Gerusalemme, quello sarà il momento. L’annuncio verrà dato all’ultimo, perché le condizioni di salute del Papa sono precarie, non dovesse farcela l’attentato verrà posticipato ad altra occasione. Se accadrà ne sarò informato e ve lo farò sapere.”

Sento lo scatto del coltello a serramanico, richiuso con rabbia, la mano esce dalla tasca e con gesto nervoso apre e sbatte la porta di ingresso.

Il rumore dello sciacquone e dai cessi esce Joe, pallido in volto mi fa segno che ha sentito tutto, chissà se è pallido per la notizia o per la paiata.

Sono stanco, la tensione mi ha divorato, ho voglia di te.

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