I°
Attendo eccitata e orgogliosa.
E’ la mia prima missione da sola, tu sei partito da alcuni mesi.
Sta aumentando l’offerta ed il consumo di droga nel mondo, il Grande Maestro mi ha detto che non ci interessa quello che gli uomini fanno del loro corpo, ma queste attività illegali hanno corrotto le istituzioni ed un enorme cancro sta divorando le democrazie.
Attendo sola, seduta su un divano color lilla dell’aeroporto di Stoccolma.
Guardo la gente che transita nella grande hall e mi chiedo quanti di loro usano abitualmente un qualche tipo di droga.
Attendo Joe, che arriva trasandato come sempre, il nodo della cravatta a pallini storto, l’orribile vestito azzurro cangiante stazzonato, i bottoni della camicia tirati sul ventre prominente.
Mi tende una mano sudaticcia: “Lisbeth sono proprio contento di rivederti!”
Con un sospiro si lascia cadere sul divanetto che geme sotto il grande peso.
“Ivan è scomparso, ho bisogno di te per ritrovarlo.”
Sono sorpresa e preoccupata dell’inattesa notizia.
“Stava indagando su un traffico di armi con l’Africa… penso che i russi siano preoccupati, non della vendita delle armi, ma perché non ritorna indietro della valuta… quando si è imbattuto in qualcosa di grosso.”
Sto per parlare, ma senza guardarmi lui continua a ragguagliarmi della situazione, intanto si asciuga la fronte sudata con un enorme fazzoletto fantasia.
“E’ scomparso da una settimana, ma la cosa più grave è che alla sede sono scomparsi tutti i suoi rapporti. Sospettando una talpa interna hanno chiesto il nostro aiuto e noi il vostro.”
“Non si sa cosa aveva scoperto?”
“I superiori che avevano letto i rapporti ricordano diversi particolari, ma il fatto principale è una triangolazione: armi russe per l’Africa, diamanti dall’Africa all’Europa per pagare droga dal Sud America agli Stati Uniti ed all’Europa. Oltre quello abbiamo solo l’indirizzo della sua affittacamere ed il suo interessamento ad un furto in un negozio di confezioni di Stoccolma.”
“Va bene partiamo da li.”
“Probabilmente c’è una talpa anche nel mio servizio, per cui dovremo agire da isolati, farò pochissimi rapporti a persone fidate e, nella possibilità che possa essere bruciato, lascerò te in prima linea.”
Ci siamo intanto alzati ed abbiamo raggiunto la macchina a nolo nel parcheggio, ma perché tutte queste macchine in affitto puzzano di disinfettante? Non le possono areare? Comunque la volvo appare ancora in ordine, Joe ha avuto il tempo di sparpagliare solo alcuni fazzolettini di carta e di abbandonare solo una mela mezza morsicata, penso con terrore a come diventerà, al caos che regnerà sovrano dopo qualche giorno di uso.
In albergo mi cambio, maglioncino, jeans e scarpe di ginnastica mi sembrano l’ideale per scarpinare da un luogo all’altro nella città vecchia.
Lilla Nygatan, Ivan ha affittato una camera in Gamlastan, una scala stretta mi porta al terzo piano, la porta dell’appartamento è aperta, mi affaccio.
Una signora di circa quarant’anni con una salopette blu macchiata di vernice, un cappellino da baseball in testa ed uno sbaffo di tinta su una guancia, fa capolino da una stanza e mi apostrofa: “Desidera? Se è per una stanza, le ho tutte affittate anche questa che sto imbiancando.”
“No, grazie. Sono una amica del signor Paasilina …”, do il nome di copertura di Ivan, “lo sto cercando.”
“Mi spiace è partito una settimana fa, questa camera era la sua.”
“Non ha lasciato niente indietro? Non so, qualche messaggio per me o un pacchetto, doveva consegnarmi alcuni oggetti.”
“A dire il vero è partito senza preavviso, lasciando qui tutti i suoi effetti personali anche la valigia grossa, ha portato via solo la ventiquattrore.”
“Bene, dove ha messo la sua roba? Forse riesco a recuperare quello che mi interessa.”
“Troppo tardi tre giorni fa sono venuti due suoi amici ed hanno preso tutto, hanno voluto anche che gli restituissi parte della cauzione.”
“Due signori, uno alto e uno basso?” Sono sicura che non è stato nessuno dei nostri servizi e cerco di farmi descrivere questi millantatori.
“No due grandi e grossi, uno con una cicatrice sulla fronte.”
“Non li conosco, non le hanno detto dove è andato il signor Paasilina?”
“No e non mi interessava. Se vuole avere qualche notizia di lui provi alla Saluthall dove andava sempre a mangiare, lì deve avere degli amici.”
“Grazie.”
Ridiscendo le scale pensando a quale sarà la mia prossima mossa.
Il negozio di abiti è in Riddargatan , non lontana dalla Saluthall, decido di andarci in attesa dell’ora di pranzo.
Non è un gran negozio, gli abiti esposti sono abbastanza dozzinali, ma l’arredamento è pretenzioso, si da arie di boutique ed infatti i prezzi sono abbastanza elevati.
Osservo attraverso la vetrina la proprietaria, circa cinquant’anni, capelli grigi raccolti sulla nuca, trucco leggero, una camicetta di seta grigio perla, una gonna grigia plissata, scarpe di vernice nera dal tacco basso.
Entro indecisa su cosa fare.
“Desidera?”
“Mi interessa quel vestito blu in vetrina.”
“Mi spiace non l’abbiamo nella sua taglia, a dire il vero abbiamo poco nella sua taglia, come dovrebbe aver letto nell’insegna noi siamo specializzati in taglie conformate.”
“Oh, mi dispiace il mio amico Paasilina non me lo aveva detto e io non ci ho fatto caso.”
La signora aggrotta la fronte cercando di collegare un volto a quel nome.
“Un signore alto, molto muscoloso, biondiccio, ampiamente stempiato…”
“Oh sì, ora ricordo un signore molto gentile. Era delle assicurazioni ed era interessato ad un furto che ho subito.”
“Un furto?”
“Sì, una cosa strana, mi hanno rubato solo dei vestiti che tra l’altro non avevo nemmeno ordinato.”
Il mio sguardo perplesso e curioso la invita a continuare, muore dalla voglia di raccontare per l’ennesima volta la sua avventura.
“Avevo ricevuto per sbaglio un pacco di vestiti che non avevo ordinato.
Li avevo appena tirati fuori dal pacco e detto fra noi le assicuro che non erano un granché, quando entra una delle mie migliori clienti con la figlia. Questa si innamora di uno di quei vestiti, non sente ragioni e non posso rifiutarmi di venderglielo, se no perdo la cliente. Il giorno dopo telefono alla ditta dicendo dello sbaglio e di essere disponibile all’acquisto dell’intero pacco. Quelli si rifiutano, insistono che vogliono indietro i vestiti. Io rispondo di no, che ne ho già addirittura venduto uno. Quelli si arrabbiano, vogliono addirittura sapere il nome della cliente, allora mi arrabbio io e sbatto giù il telefono. La sera stessa subisco questo strano furto, spaccano la serranda e mi rubano quei vestiti e l’agenda delle clienti e nient’altro. La polizia dice che sono stati degli zingari ed hanno preso i vestiti che gli andavano bene e la lista dei clienti per altri eventuali furti, ma io non ci credo ed il suo amico era d’accordo con me.”
“Veramente strano, ma la cliente che ha comprato il vestito ha avuto problemi?”
“Appunto, sulla agenda io avevo il nome e l’indirizzo della madre, la signora Ericsson e non quello della figlia, la signora Johanson di Gambrinusgaten, eppure tutte e due nei giorni scorsi hanno avuto la visita dei ladri, che la polizia abbia ragione?”
“Non so, ma di certo non mi servirò mai di quella ditta di spedizioni così pasticciona.”
“Non ho mai avuto problemi con l’International Transport sono una ditta seria, per me i pasticcioni sono quelli della Fascino Moda.”
Ho saputo quello che volevo, posso andare tranquilla a pranzo.