X°
E’ l’ultima domenica prima di Natale, siamo in piazza san Pietro per ascoltare l’angelus e l’annuncio del Papa. Quando il Santo Padre da l’annuncio del suo viaggio a Gerusalemme sale alla sua finestra l’ovazione della piazza e noi incominciamo a fendere la folla per allontanarci. Mentre camminiamo stretti sul lungotevere incomincia a cadere un fino nevischio, fa freddo e ti stringi a me.
Dalla mia rigidezza comprendi che qualcosa di importante è accaduto o sta per accadere, camminiamo in silenzio, ogni tanto mi scruti pensierosa.
Devi avere molto freddo, malgrado i guanti fai scivolare una mano nella tasca del mio cappotto e la lasci li a lungo.
Arriviamo davanti al pensionato delle suore.
“Ti devo lasciare.”
“Hai un altro appuntamento? Fai attenzione voglio vederti tornare sano e salvo.”
“Non torno, vado via per sempre.”
Sembri tramortita dal colpo inaspettato.
“Rimani qui, le suore ti proteggeranno.”
“Voglio venire con te, non ho paura e se dobbiamo morire, voglio morire con te.”
Il tuo viso incomincia a rigarsi di lacrime.
“Nessuno morirà, è solo che dove vado non posso portarti, non me lo permettono.”
“Allora lascia stare tutto, rimani con me.”
“Non posso devo completare la mia missione.”
“Lo sai non ti ho mai chiesto nulla, non so niente di te, sono stata discreta, chiedi ai tuoi superiori di lasciare che ti segua, di permettermi di stare con te. Per favore non mi abbandonare.”
“Non è proprio possibile.”
“Quello che è tragico è che sei buono, profondamente buono, e so che non faresti questo se non fosse necessario. Vorrei odiarti, ma non ci riesco.”
Scappi nella villa singhiozzando, non sono neanche riuscito a darti un ultimo bacio.
Mi incammino, ho freddo, metto le mani in tasca e trovo un piccolo pacchetto. E’ quel piccolo Buddha d’avorio che tanto avevo ammirato in quel negozio di via Margutta, il tuo regalo di Natale, e io che non ci ho neanche pensato.
Arrivo al parcheggio dei taxi: “All’aeroporto, a Fiumicino.”
Sono a Washington, in un parcheggio sotterraneo, mi nascondo nell’ombra. Arriva la macchina che attendevo.
“Ciao Bill.”
“Ciao gola profonda, è stato un piacere risentirti. Era dai tempi di Nixon e del Watergate che non avevo tue notizie.”
“Già, ti sono mancato?”
“Tanto!”, una risata, “Da allora le mie quotazioni sono in ribasso.”
“Risaliranno, ho una bella storia per te. Tutta la documentazione è in quella busta sul cofano della macchina grigia. Ciao!”
“Aspetta, cosa riguarda? Quando ci risentiamo?”, ma io sono ormai lontano.
Sono passati due giorni dal mio incontro col famoso giornalista, il Washington Post ha svelato l’intrigo e adesso ci sono le prime reazioni.
Sono seduto nella mia stanza d’albergo e sul computer collegato ad Internet leggo la rassegna stampa.
– DOPO LO SCANDALO REPULISTI NEI SERVIZI SEGRETI DI MEZZO MONDO -; – IL TENTATIVO DI ATTENTATO AL PAPA FA RIBELLARE LA GENTE -; – L’ATTACCO AI LUOGHI SANTI CONVINCE GLI AYATOLLAH: VIA IL NOSTRO APPOGGIO AI TERRORISTI. -; – NON SCOPPIANO LE BOMBE, SCOPPIA LA PACE -; – IN SEGUITO AL FALLITO ATTENTATO VIENE CONVOCATA LA CONFERENZA PER LA PACE -; – LE PIU’ ALTE CARICHE RELIGIOSE D’ACCORDO: MAI PIU’ GUERRE TRA MUSSULMANI ED EBREI -.
La mia missione ha avuto successo, il mio compito è finito, ma anche la mia gioia è finita, finita con te.
Sto entrando nel mio alto comando, indosso la divisa d’ordinanza, con le insegne del mio grado, dovrei essere tronfio del mio successo, passare con aria altezzosa vicino ai miei camerati, ma ho la morte nel cuore, gli occhi umidi, le mani fredde.
Entro nella stanza del capo, lucente di cristalli, lui è chino sulla scrivania occupato ad esaminare dei documenti, intento accarezza un gattino nero con un collarino di velluto rosso.
Dopo alcuni minuti alza lo sguardo.
“Gran Maestro sono venuto a rapporto come da lei richiesto.”
“Fratello devo congratularmi per il successo della tua missione.”
Alcuni lunghi minuti di silenzio.
“Ma devo lamentare la tua imprudenza. Avresti potuto far fallire tutto.
Eppure non eri alle prime esperienze, avresti dovuto essere più attento coi tuoi sentimenti.”
Altri minuti di silenzio in cui mi sento scandagliato fin nel più profondo del mio animo.
“Probabilmente è colpa nostra, ti abbiamo lasciato troppo nello stesso settore con gli stessi incarichi.”
Ancora una lunga pausa e nel silenzio mi sembra di essere rivoltato come un calzino, come se una forza occulta arrivasse ai mie più reconditi, inconfessati pensieri e li portasse a galla esaminandoli alla luce del sole.
“Abbiamo deciso di assegnarti il settore XBZ 157, avrai come sempre funzioni di controllo e dovrai se necessario partire in missione.”
Cerco di ricordare la sigla di quel settore, mi torna in mente e vengo colto da una sensazione di angoscia.
“Ma la specie dominante su quel mondo è quella dei cefalopodi, dovrò reincarnarmi in un polpo!”
“Ci riuscirai benissimo, dovrai solo studiarne un po’ la psicologia.”
Demoralizzato dalla notizia aspetto di essere congedato.
“Comunque per ringraziarti del successo conseguito abbiamo deciso noi anziani di farti un regalo. Qualcosa di speciale, che ti posso assicurare è stato molto difficile da realizzare, quasi uno strappo alle regole. Quando tornerai dalle missioni su XBZ 157 non sarai più solo.”
Ed ecco che mi appari, tu, vestita di luce, sorridente e felice.