Il direttore del supermercato alla notizia della rapina divenne livido: “Non avevo motivo di sospettare la signorina Franco ha preso la telefonata dalla linea diretta”.
Borello si rivolse verso la segretaria una ragazza non più giovane, vicina alla quarantina, dall’aspetto scialbo, insignificante, senza un colpo di fortuna sarebbe rimasta sicuramente zitella: “Veramente ero in bagno a truccarmi prima di uscire, la telefonata l’ha presa il mio fidanzato.”
“Come si chiama? Dove lo troviamo? ci dia il suo numero di telefono.”
“Si chiama Mario Rossi, l’indirizzo non lo so quando vado da lui entriamo con la macchina in un garage condominiale dalle parti di Mirafiori Sud e poi saliamo con l’ascensore al terzo piano.”
Intanto Gargiulo aveva copiato il numero dal telefonino e della ragazza e aveva provato a chiamare: “Non è raggiungibile.”
“Che macchina ha?”
“Una panda grigia, non ricordo la targa.”
Intervenne il direttore:” Quella la so io, ho notato che le lettere sono le iniziali mie e di mia moglie e il numero era facile, primo maggio, scusate 015.”
“Potete andare, ma tenetevi a disposizione per un eventuale riconoscimento.”
Risalire dalla targa al proprietario fu facile, tale Monica Valenti, all’indirizzo non c’era un telefono fisso, così Gargiulo decise di prendere una boccata d’aria e si fece accompagnare in loco da un agente. Dall’appartamento arrivava il rumore di una festa.
“Aprite Polizia.”
Una rossa discinta e visibilmente alticcia aprì la porta: “Non facciamo così tanto rumore.”
“Dov’è la sua macchina?”
“Vincenzo! Vogliono sapere della macchina. L’ho venduta a mio cugino, ma finché non mi da tutti i soldi rimane intestata a me.”
Un super tatuato si avvicinò.
“L’ho comprata per conto di un mio amico, perché lo volete sapere?”
“E’ stata usata per una rapina.”
“Oh, merda, l’ho presa per Francesco Nobili, mia cugina lo odia e non gliela avrebbe mai venduta. Ma io non sapevo niente della rapina.”
“Sei proprio uno stronzo, tu e lui, andate a prenderlo quel bastardo, sta al piano di sotto, appartamento 18.”
Gargiulo suonò il campanello per la quarta volta, un vicino uscì.
“E basta! Prima i carabinieri ora voi, ma sapete che ora è, la gente vuole dormire.”
“Carabinieri?”
“Si hanno fatto un fracasso di inferno, deve esserci stata una lotta.”.
“Forziamo la porta.”.
“Ma ispettore non abbiamo un mandato.”
“Mi assumo io la responsabilità.”
Nell’ingresso a terra giaceva morto Nobili, massacrato di botte.