La villa era un cubo bianco a picco sul mare, ad aprire venne il Rabelli in persona, li fece accomodare in salotto dove la moglie stava mettendo dei fiori in un vaso.
“Posso offrirvi qualcosa da bere? Ci deve essere un equivoco, non so chi sia questo signore italiano indicato nella citazione, io sono Frank Muscat nato a Malta.”
“Gharukaza!”
Vella rise vedendo lo sguardo attonito del Rabelli.
“Significa che peccato in maltese.”
Intervenne Gargiulo: “Senta deve essere contento che siamo arrivati prima noi, anche loro sono sulle sue tracce.”
A quelle parole la donna emise un piccolo grido e lasciò cadere il vaso di cristallo che si ruppe in mille pezzi.
“Sentite qui stasera c’è una festa, non voglio che ci sia pubblicità di quanto sta avvenendo, almeno finché non sono sicuro di avere la vostra protezione, intendo una protezione efficace. Lasciate che mia moglie disdica gli inviti.”
Vella guardò i due poliziotti italiani, poi non trovando dei dinieghi fece un cenno di assenso.
“Chiama Bob e chiedergli se può fermare gli ospiti e accoglierci nel suo locale.”
Borello alzò un sopracciglio: “Accoglierci?”
“Scusate sono un po’ sottosopra, accoglierli.”
La moglie si allontanò.
“Sempre per la stessa ragione preferisco confessare qui adesso, se volete registrare coi vostri telefoni…Tutto iniziò diversi anni fa quando feci carriera nel credito cooperativo, mi accorsi di alcune cose che non andavano, ma mi fecero capire che non dovevo guardare da quella parte, avendo ceduto alle minacce presto mi coinvolsero. Quando ci fu la fusione chiesi di poterne uscire, la risposta fu l’incidente di macchina, doveva essere solo un avvertimento, ma non indossavo la cintura così gli airbag mi provocarono delle fratture costali con pneumotorace bilaterale, una lussazione di spalla ed un trauma cranico. Dopo l’incidente ero terrorizzato per cui per loro fu facile coinvolgermi sempre di più. Quando la banca decise di cambiare il sistema informatico combinarono quell’ultimo colpo per mobilizzare i soldi dai conti dormienti, mi dissero che poi sarei stato libero. Sapendo benissimo quale fosse il significato che loro davano alla parola libero e che sarebbe stato proprio per sempre decisi di impossessarmi dei soldi. Finsi di divorziare da mia moglie per metterla al sicuro. Fatto il colpo andai a Roma sperando di comprare una nuova identità in qualche ambasciata di paesi minori. Mio cugino approfittando dei suoi viaggi di affari teneva i contatti tra me e mia moglie. Un giorno tornando a casa trovai la casa rivoltata e lui morto, pensai che fosse stato ucciso da loro. Presi il suo passaporto e decisi di usarlo per scappare, poi mi resi conto che rischiavo di farmi scoprire alla frontiera, così lasciai la sua macchina con le sue valige nel bagagliaio nel ero parcheggio di Fiumicino e poi…”
In quel momento squillarono quasi contemporaneamente i telefoni sia di Vella che di Borello: “Sono Pavone, pare che abbiamo sollevato un vero vespaio. Ho avuto ordine prima dal Viminale e poi dal ministro della Giustizia in persona di sospendere le ricerche del Rabelli, visto che allo stato attuale non ci sono estremi di reato. Motivi di sicurezza dello stato. Siamo stati messi d’autorità tutti in ferie, di modo che non possiamo avere veste ufficiale. Cercate di divertirvi stasera, io ho prenotato un volo per Parigi e penso senz’altro di divertirmi.”
Vella allargò le braccia, la sua telefonata doveva essere stata dello stesso tono. Gargiulo indicò la finestra, era arrivata un’auto con targa diplomatica da cui scesero due ragazzoni biondi, quasi imberbi tanto erano giovani, ma dall’aspetto deciso e dai modi sicuri.
“Non c’era nessuna festa.”
“No. Comunque perché lo sappiate da Fiumicino sono andato all’ambasciata Americana dove ho consegnato tutte le registrazioni delle transazioni fatte, riguardavano non solo riciclaggio ma compravendita di droga e di armi.”
“Prima che vi portino via posso chiederle un favore, lei conosce un tizio con una voglia sul viso che si fa chiamare Pasquale Esposito? Mi ha fatto fesso e questo mi rode.”
“Pasquale Esposito è il suo vero nome, è un ex agente di polizia messo in congedo perché prendeva o meglio pretendeva doni. La voglia è un suo mascheramento, a volte invece è una vistosa cicatrice, sostiene che grazie a quel trucco nessuno lo guarda bene in viso. E’ l’anima nera del boss, ma è un vigliacco, se lo spaventate ve lo consegnerà su un piatto d’argento. Tutte le domeniche lo trovate a Ballarò a farsi un panino con la meusa. Ora devo andare, mi attendono, è stato un piacere conoscervi.”
La moglie era già in macchina, salì anche lui, i due biondi fecero un gesto di saluto e partirono sgommando.
“Penso che non sentiremo più parlare di lui. Gargiulo, Vella cerchiamo un veglione e andiamo a divertirci. anche noi come Pavone.”