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La notte fu lunga, mentre Gianni era immerso in quelle carte legali, Rosaria girellò per la stanza, sfogliò alcuni libri, mise in sordina alcuni cd, infine si mise a disegnare. Stava albeggiando quando Gianni si alzò e appoggiate le mani sulle spalle di Rosaria ammirò il suo lavoro, alcuni bozzetti di abiti, disegnati con gusto e tratto sicuro.

“Devi essere una stilista.”

“Non mi sembra. Ero senz’altro nel campo, ma con mansioni molto più umili.”

“Sei brava, voglio far vedere i tuoi disegni ad un mio amico … no, forse è meglio che non mi faccia vedere in giro, potrebbero pensare che sia un novello Lazzaro. Devo convincermi che il vecchio Gianni è morto ed ora sono Vanni.”

“Potrei portarli io al tuo amico e dire che sono di una mia zia che abita a Reunion e che sto per raggiungere, che dici?”

Valentina era apparsa sulla soglia della stanza con l’aria assonnata ed i capelli arruffati, stretta in un buffo pigiama a rigoni.

“Buona idea, scriverò un biglietto di presentazione senza data. Vedrai che la presentazione di un morto solleciterà la sua curiosità e ti riceverà subito.”

Rosaria rise della sua risata argentina mostrando una chiosa di denti bianchissimi, era contenta  di tanta gentilezza ed orgogliosa del loro interessamento, le sembrava di non esserci abituata, era sicura di essere sempre stata derisa e scoraggiata nelle sue aspirazioni.

“Valentina ho risolto l’arcano di tuo zio, siediti è una storia lunga. Inizia tutto diciotto anni fa con il testamento di tuo bisnonno che decide di lasciare indiviso e inalienabile il suo cospicuo patrimonio immobiliare. Questo perché non vuole che tua madre ‘disonore della famiglia’ possa venirne in possesso, se le sue due figlie o i loro eventuali eredi avessero deciso altrimenti, a parte la legittima, l’eredità sarebbe andata alle opere missionarie. Tuo zio diventa amministratore delle proprietà e non si dimostra particolarmente abile. Alla morte di tua nonna già buona parte del patrimonio è ipotecata, e qui veniamo al famoso litigio, tua madre sottoscrive un atto in cui delega per ogni bisogna suo fratello e rinuncia sia a chiedere la divisione dell’eredità e sia a qualsiasi interesse derivante dalla proprietà, proprietà che circa sei mesi fa è sull’orlo della bancarotta. I tuoi cugini, figli e nipoti della sorella di tua nonna, ottengono dal tribunale l’estromissione di tuo zio dalla gestione che viene affidata ad un notaio. Tutti i beni di tuo zio vengono messi in vendita per ripagare alcuni ammanchi, questo per evitare che venga processato per appropriazione indebita ed ecco perché è venuto qui a trovarti. Alla morte di tua madre sei diventata erede della sua parte di proprietà ed era importante per lui farti firmare alcuni atti che lo mettessero al riparo da ulteriori guai con la giustizia, tu potevi essere meno buona degli altri parenti, visto che negli anni passati loro hanno goduto tutti di buone rendite e tu invece no.”

“Cosa devo fare adesso?”

“Pensavo che l’idea migliore potrebbe essere di telefonare al notaio, dicendo che abbiamo fatto la pace e che vengo all’estero con te. Non vorrei solo che non riconoscendo la voce avesse dei dubbi.”

“Posso parlare io dicendo che sei molto raffreddato ed afono, tu potresti dire giusto solo due parole di conferma con un filo di voce.”

Pino non solo si era alzato, ma era già vestito ed in perfetta forma.

“Mentre voi fate queste cose, io cosa posso fare.”

“Dobbiamo lasciare Torino al più presto prima di incontrare qualcuno che conosciamo e che potrebbe incuriosirsi, questo a maggior ragione vale per me. Ho fatto un piccolo elenco bisognerebbe fare un giro di venditori di monete d’oro e di francobolli, non possiamo viaggiare con tutto quel contante. Poi dovremmo recarci a Nizza, aprire alcuni conti correnti su banche che abbiano filiali a Reunion e poi  il gran salto fin laggiù. Valentina tu dovresti anche disdettare luce, gas e comunicare al padrone di casa che lasci l’alloggio e visto che vai all’estero gli lasci i mobili. Per il viaggio in treno a Nizza è meglio dividersi. Io e lei siamo maggiormente a rischio e partiremo col treno successivo al vostro.”

“Benissimo, Valentina diamoci da fare abbiamo una giornata piena. Voi invece andate a dormire, avete delle facce, sembrate degli zombi.”

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Accompagnati Valentina e Pino alla stazione Gianni rientrava a casa pensieroso, nell’androne una zaffata di odore di muffa misto a quella di urina di gatto lo distolse dalle sue elucubrazioni e dalle sue ansietà, ma nel contempo un sentore di cavolo lesso che aleggiava per le scale lo ributtò indietro di anni in un ricordo che sembrava perso nei reconditi meandri della memoria. Giovane direttore di una agenzia di provincia una sera nebbiosa aveva deciso di fermarsi nel paesetto, un impiegato saputa la cosa lo invitò a prendere il caffè dopo cena a casa sua, Gianni doveva fare delle promozioni all’interno dell’agenzia, così accettò lieto di poter meglio conoscere uno dei candidati. Era quello lo stesso odore che lo aveva avvolto anni prima mentre saliva una altrettanto buia scala con in mano un pacchettino di dolci. La casa era misera, l’unica cosa bella era la giovane moglie dell’impiegato, occhi azzurri, riccioli d’oro, un volto da bambola con le gote arrossate da un lieve imbarazzo in contrasto con la stretta camicetta che metteva in evidenza un petto prosperoso. I soliti complimenti, i soliti discorsi  di fronte ad un tiepido ed insipido caffè, ad onor del vero neanche le paste erano un granché, poi l’imprevisto. “Vado alla partita di biliardo con gli amici, la lascio a tener compagnia a mia moglie, così non si lamenterà più che la lascio sempre sola alla sera”.  Gianni sobbalzò sulla sedia, guardo la giovane rossa in viso per l’imbarazzo o … forse per l’eccitazione, alcuni bottoni della camicetta si erano aperti e si intravedeva il reggiseno di pizzo, Gianni notò per la prima volta il suo profumo intenso, aggressivo ed eccessivo. Forse equivocava, forse no, qualche anno dopo senz’altro ne avrebbe approfittato, allora era giovane, con una scusa banale se ne andò, nel profondo degli occhi blu gli sembrò  di vedere  una profonda delusione. Era arrivato sul pianerottolo scosse la testa cercando di scacciare quei ricordi e mentre apriva la porta si accorse di essersi eccitato.

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Rosaria guardava il cortile al fondo dello stretto imbuto delle case, il grigio del cielo la intristiva, sentiva bisogno di affetto, si strinse forte, poi incominciò ad accarezzarsi le braccia, non ricordava o non voleva ricordare?, chi era?, cosa voleva dalla vita?, cosa faceva in quella casa estranea?, quasi senza accorgersi  le carezze divennero più intime, gesti da ragazzina, ormai da anni desueti.

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Gianni vide la figurina della bella sconosciuta davanti alla finestra, sembrava non essersi accorta del suo arrivo, le si avvicinò, le mise istintivamente un braccio intorno alle spalle, poi accortosi di quanto stava facendo la baciò sul collo, lei sospirò, lui la condusse sul letto e cominciò a corteggiarla a lungo, gentilmente. Sfinito dai tanti baci e dalle tante carezze l’atto fu breve, ma mai così dolce ad appagante.

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Era sicura di non aver mai provato delle sensazioni così belle nella sua vita, ora era certa: non voleva ricordare! Sentiva qualcosa bruciarle dentro, il desiderio di ripetere una esperienza così travolgente, allungò la mano ad accarezzare il suo compagno.

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Gianni sentì la mano di lei su di sé e nuovamente si eccitò, tutti i brutti pensieri e le ansietà fuggirono lasciando posto alla consapevolezza di aver iniziato una nuova vita senz’altro migliore della precedente perché non più solitaria, ma con una compagna.

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Che bella giornata sotto il sole caldo della Costa Azzurra. Gianni pensava ai discorsi pieni di entusiasmo fatti passeggiando sulla Promenade des Anglais, Rosaria parlava di letteratura e lui pensava di tornare a scrivere romanzi come quando era ragazzino, Gianni parlava di cucina e lei ribatteva dicendo di voler aprire un ristorante, ma soprattutto pensava alle teste vicine dei due ragazzi. Entrambi guardavano con affetto quelle nuche che li precedevano, quelle mani intrecciate in un rapporto d’amore, oh che bello se fossero stati i loro figli. Gianni ripensava a come era stato facile salire a bordo, lo sguardo veloce e distratto ai documenti al check in e quello ancora più assente all’imbarco ed ora si poteva godere questa ampia poltrona di prima classe, nulla avrebbe più impedito l’inizio di una nuova vita che si annunciava assai piacevole.

Giuseppe e Valentina erano un pochettino nervosi, era il loro primo volo, avevano già allacciato le cinture di sicurezza e si tenevano per mano, cercando nella mano uno dell’altro conforto e sicurezza.

Rosaria era curiosa, chissà se aveva già volato in vita sua, certamente non in classe executive o come si chiamava, le sembrava di ricordare un volo charter con a fianco un uomo grosso, o meglio grossolano, che puzzava tremendamente di sudore.

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Il marito di Rosaria era seccato, tremendamente seccato, da quando quella scema di sua moglie era scomparsa nel nulla non aveva più una camicia stirata decentemente, se non era perfettamente a posto quando avrebbe mai fatto il saltò di qualità lasciando il telegiornale di quella squallida emittente locale. In attesa di andare in onda guardò le notizie che doveva leggere: alla fiera di G… era intervenuto il presidente della provincia e l’onorevole S…, alla festa di San  C… il sindaco di Q… aveva promesso di riasfaltare la strada per la frazione, nella sede comunale di R… si sarebbe discusso dei recenti fatti di politica internazionale al confronto avrebbero partecipato il senatore F… e l’onorevole D…, a case S… era franato l’argine della roggia… Si rivolse con astio alle luci che lo accecavano “Ma non c’è una notizia decente?”

Da dietro le luci e la telecamera arrivò una voce “C’è un dispaccio d’agenzia, hanno dirottato il volo da Nizza all’isola di Reunion. L’aereo è fermo sulla pista di Tunisi, a bordo tra gli ostaggi ci sono quattro italiani, a breve dirameranno i nomi e le foto.”

“Ma a chi vuoi che importi di quei quattro sfigati, sono pronto a scommettere che non gliene frega niente neanche ai parenti.”

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