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Il primo a parlare fu Gianni: “Non è una grossa cifra, ma può essere il punto di partenza per una nuova vita, magari all’estero.”

“Ho un amico francese che ha lavorato con me al bar, ha aperto un villaggio turistico nell’isola di Reunion. Mi ha proposto più volte di raggiungerlo.”

“Reunion è quell’isola vulcanica nell’oceano indiano, vero? Sembra un posto bello.” Valentina sembrava felice, batté le mani contenta, poi un’ombra velò i suoi grandi occhi da bambina “Sempre che tu voglia andarci con me.”

“Se lo metti in dubbio un’altra volta, giuro che ci vado da solo.”

“Sarebbe meglio che per i primi tempi non ci dividessimo, a me l’idea non dispiace, poi fin da piccolo ho desiderato visitare quelle terre lontane.”

A quelle parole di Gianni Pino diventò pensieroso: “Ma come facciamo per i documenti?”

“Reunion è un dipartimento francese basta la carta d’identità ed io ho quella di vostro zio.”

“Io mi riferivo a quelli della bella sconosciuta. La signora non ha documenti, ha perso la memoria con lo scoppio, l’abbiamo portata qui con noi perché ci ha visto raccogliere la borsa coi soldi. E poi vorrà venire con noi?”

“Ho dimenticato chi sono … probabilmente la mia vita non era un granché … sono con voi finché non mi torna la memoria e non scopro che sono miliardaria. Visto che probabilmente l’alternativa è un ospedale, magari psichiatrico.”

Valentina si era alzata ed era andata in camera da letto, dopo poco uscì trionfante con in mano la carta di identità della madre.

“E’ ancora valida, dalla foto potrebbe essere lei, se viaggia con noi tutti con lo stesso cognome magari non guardano tanto. Poi quando saremo laggiù troveremo una soluzione. Piuttosto bisognerà scoprire cosa era venuto a fare qui mio zio.”

“Tu lo conoscevi bene?”

“L’ho visto solo per poco un’unica volta sei anni fa. Venne qui per dire alla mamma della morte di mia nonna e, non so perché, litigarono furiosamente.”

“Ho la chiave della camera d’albergo” Gianni mostrò la tessera bucherellata, “bisognerebbe andare a ritirare il bagaglio, ma ho paura che suo zio fosse conosciuto.”

Pino prese la tessera, andò al telefono, compose il numero dell’Hotel scritto sull’intestazione.

“Scusi sto cercando il signor Ghitti deve essere sceso da voi … non c’è nessun signor Ghitti, forse Chitti con la c di Como?  … ah Chiti con una t sola, è forse un signore sulla trentina pelato … non lo ha visto, non era di turno quando è arrivato … ma … forse ho scritto male l’appunto, provi a passarmelo … non è in camera … non sa se qualcuno lo ha visto arrivare … no, nessuno in servizio ora, grazie proverò a richiamare più tardi, probabilmente  è proprio lui.”

*

La stanza era gelida come solo sa esserlo una camera d’albergo, non è solo questione di aria condizionata, è la moquette dal colore scialbo, i mobili più dozzinali che funzionali, le luci vivide impietose nel mettere in evidenza le magagne, ma Gianni era troppo agitato per accorgersene, il suo cuore aveva incominciato a correre fin nella hall, mentre lui cercava invece un passo normale e disinvolto ed ora, teso nello sforzo di non commettere errori, aveva la fronte imperlata dal sudore. Mentalmente riassunse quel che aveva fatto, aveva svuotato i cassetti, raccolto gli oggetti nel bagno, preparato il bagaglio, controllato che non mancasse qualcosa dal frigo-bar, guardò vicino alla porta la valigia, nella stanza non vi erano altri oggetti di Vanni, eppure sentiva di dimenticare un particolare. Ecco! La cassaforte…chiusa! Quindi Vanni l’aveva usata per riporre qualcosa, ma quale combinazione poteva aver messo? Gianni si ricordò dei bigliettini, nessuno dei numeri che ricordava poteva adattarsi a quella combinazione, Vanni non aveva memoria, doveva essere qualcosa di facile da controllare … la data di nascita … la cassaforte si aprì, dentro un passaporto ed un fascio di documenti in una spessa cartellina. Gianni tirò un sospiro di sollievo e scese a pagare il conto, attraverso i vetri della hall sorrise a Pino che lo attendeva sul marciapiede accanto al taxi: missione compiuta.

*

Nell’androne di casa trovarono Valentina che arrancava sotto il peso delle borse della spesa.

“La bella sconosciuta mi ha mandato a far provviste, non solo cibo, anche tre spazzolini da denti, rasoi e schiuma da barba, voleva che comprassi anche dei pigiami per voi, ma mi sono rifiutata.”

La casa brillava di un ordine perfetto.

“Ho rifatto i letti, ci sono solo due lettini nell’altra stanza, dovremo o dormire a turno o utilizzare anche il divano e le sedie, intanto ho preparato cena col poco che c’era in casa.”

La cena era buona anche perché tutti erano affamati dopo una così strana giornata, le chiacchiere erano a voce alta, le risate un po’ troppo rumorose perché tutti si sentivano imbarazzati e nervosi.

“Gianni hai scoperto cosa voleva mio zio?”

Avevano deciso di considerarsi amici visto che erano tutti nella stessa barca e avrebbero dovuto passare insieme almeno una parte della loro vita.

“Non ancora, adesso mi metto a leggere questi documenti.”

Ormai era notte, i ragazzi si misero sul divano, per un po’ chiacchierarono, poi Valentina, vinta dalla stanchezza e dalle emozioni, reclinò la testa sulla spalla di Pino e si addormentò, anche a Pino si chiusero gli occhi.

“Su ragazzi andate a letto.”, Rosaria si avvicinò a Gianni con in mano un caffè bollente, “Bevi, ti aiuterà a rimanere sveglio.”

Gianni distolse gli occhi dai documenti stesi sul tavolo, si sfregò gli occhi, si drizzò la schiena sulla sedia  e stirò le braccia, si guardò attorno, i ragazzi strisciando i piedi stavano andandosene obbedendo al comando affettuoso, sorrise a Rosaria che si era messa a scrutare le carte.

“E’ strano, … per esempio quella frase latina …, so il latino, mi ricordo anche delle poesie in latino … una di Catullo in particolare … passer deliciae … ed invece non ricordo niente di me stessa.”

“Ti ricordi solo quello? non ricordi avvenimenti, persone, facce di persone?”

“So di conoscere il francese ed anche un pochettino di inglese. Mi ricordo tante poesie in tutte le lingue … No, non ricordo fatti, nomi od altre cose, almeno che mi riguardino, perché mi ricordo di fatti storici, per esempio so chi era  Napoleone o … Giulio Cesare e cosa hanno fatto … Ho in mente il viso di due persone, mio padre e mia madre e … sì, anche due nomi Antonio e Tindara, i loro nomi, ma se cerco di ricordare il cognome si blocca tutto, mi sembra che sia una cosa lì vicina da poter ricordare subito, invece sfugge, sembra che la mente sia un motore che gira a vuoto, ogni tanto si ferma su una lettera, poi riparte e me ne propone un’altra come se la prima fosse simile, ma non proprio quella vera.”

“Almeno una cosa adesso la sappiamo, con quel nome tua madre era originaria di Messina. La Sicilia ti ricorda qualcosa?”

“Assolutamente no! Sembra che non voglia ricordare alcunché del mio passato.”

“Sarai stata la donna di un gangster.”

Rosaria scoppiò a ridere divertita.

“Adesso non sto certamente meglio, sono in una combriccola di ladri e per di più dilettanti!”

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