VII°
Stiamo nello studio intente a preparare la sfilata di Londra quando Laura entra come un ciclone.
“A Londra andiamo tutti, veniamo anche io ed Elena.”
La voce di Maria Luisa è sprezzante: “Impossibile!”
Laura è calmissima, quasi glaciale.
“Allora non ci andrà nessuno, forse non ci sarà nemmeno la sfilata.”
“Alan! Alan! Vieni a convincere tua moglie, falla ragionare.”
Dietro Laura appare Alan, la camicia sbottonata, la giacca di tweed stazzonata, i capelli arruffati, gli occhi assonnati ed ancora rossi dei bagordi della sera precedente.
“In questa casa non si può mai fare un riposino, cosa succede?”
“Tua moglie minaccia di far saltare la sfilata se non portiamo anche lei a Londra.”
“Ma cara non ti sei mai occupata di affari, là ti annoieresti soltanto.”
“Decidi od io ed Elena a Londra o niente sfilata.”
Alan allarga le braccia sconsolato con l’aria di chi ci ha provato, ma non può farci niente, Maria Luisa lo guarda con odio, consapevole dello scarso impegno profuso nell’occasione dal suo socio.
“Maria Luisa provvedi ai biglietti aerei ed all’Hotel.”
“Ma saranno di impedimento ai nostri…, agli affari della ditta.”
“Organizzale un bel giro turistico così loro si divertiranno e noi saremo tranquilli.”
La faccia di Maria Luisa è sconvolta dall’odio, ma fortunatamente non sembro io il bersaglio dei suoi strali.
La suite dell’albergo di Londra è bellissima, gli arredi giocano su varie tonalità di azzurro, dalla finestra si vede il fiume e la grande ruota.
Siamo tutti e quattro riuniti e l’atmosfera è cosi pesante che si taglia col coltello, probabilmente Maria Luisa ha sgridato Alan per la sua accondiscendenza e lui tiene il broncio come un bambino, guarda offeso la moglie e la socia, causa di questo turbamento della sua quiete.
La rabbia di Maria Luisa non si è ancora smaltita ed è con malagrazia che ci porge l’itinerario turistico che ci ha preparato.
“… poi andrete alla Tate Gallery, anche se per gente come voi sarà solo uno spreco di tempo…”
Bussano ed Alan va ad aprire, entra un essere assai particolare, un uomo alto non più di un metro e mezzo con una grande capigliatura biondiccia, sotto un cappotto che gli arriva fino ai piedi porta un enorme camicione che giunge sotto le ginocchia e quelle brache enormi dal cavallo basso.
La voce è acuta, nasale, gli occhi tondi mobilissimi, il naso adunco, la bocca sottile, uno si immagina che siano così gli gnomi o gli elfi.
“Signor Pickword sono l’agente che si occupa delle modelle, sono venuto a presentarle due new entry della nostra agenzia, spero che siano di suo gradimento.”
Senza aspettare risposta torna alla porta che spalanca teatralmente su due magnifiche creature di sesso femminile.
Due orientali, alte, coi capelli raccolti sotto un foulard blu con ramage e due lunghissimi cappotti bianchi. Entrando spalancano i cappotti mostrando due attillatissime magliette arancioni, pantaloncini blu e lunghi stivaletti bianchi. Le unghie sono lunghissime laccate di blu, blu anche le labbra, le ciglia folte e le sopracciglia marcate.
Dopo un attimo, sotto il trucco pesante riconosco due delle nostre amiche cinesi, non so se essere contenta o meno, se ho bisogno di una così assidua protezione, può significare che sono in pericolo.
“Buona idea, due orientali. E che sembrano gemelle.”
“Credi davvero che sia una buona idea, Alan!”
La voce di Maria Luisa è tagliente e sprezzante, Alan ha un gesto di stizza, sembra che tra loro stia per scoppiare una sorda guerra e non desidero trovarmi in mezzo.
“Laura andiamo, ho voglia di visitare Londra.”
Se sapessero che Londra è la mia città natale!
Dovrò fare attenzione a non tradirmi, mi aiuterà il fatto che sono parecchi anni che manco da casa.
La giornata scorre veloce, passiamo diverse ore ad ammirare i gioielli ed i vestiti d’epoca al Victoria ed Albert Museum, poi girovaghiamo tra le statue di cera del museo di Madame Tussaud, in fondo Maria Luisa aveva ragione, dal suo programma abbiamo subito scartato tutti gli altri musei e le pinacoteche.
A mezzogiorno mangiamo fish and chips presi ad un banchetto, Laura ben contenta di fare uno strappo alla sua dieta ferrea.
Alla sera siamo costrette ad assistere alla sfilata organizzata dalla Fascino Moda, il pubblico è numeroso ed Alan e Maria Luisa si attardano a chiacchierare con personaggi di vario tipo, ma molti non sembrano essere del campo della moda o comunque di esserne interessati.
I modelli sono paccottiglia e non basta la bellezza delle modelle per alzare il tono della serata.
“Che schifo, prendiamo un taxi e torniamo in albergo.”, Laura è lapidaria nel suo giudizio.
Stiamo facendo colazione in camera quando entra Maria Luisa come una furia.
“Presto preparatevi, partiamo. Alan ci aspetta all’aeroporto. Il volo è tra due ore.”
Laura è indignata: “Cosa sono queste novità? Dovevamo ripartire tra un paio di giorni.”
“Invece dobbiamo partire subito.”
Maria Luisa mi lancia uno sguardo carico di odio, Laura mi osserva sorpresa e preoccupata.
Sull’aereo prendo un giornale e in seconda pagina scorgo una foto del nostro amico puffo, l’articolo spiega che nella notte un noto agente di modelle e due indossatrici orientali sono morte di overdose durante un droga party, la notizia mi gela il sangue nelle vene.
In attesa di essere riaccompagnata a casa mi metto a riordinare i documenti di Londra nel grosso classificatore dell’ufficio, cerco di mantenermi attiva per non far vedere il mio terrore, le mani mi tremano e la mente vaga sconvolta.
All’improvviso sento alle spalle la voce di Maria Luisa.
“E io che non volevo credere che fossi lesbica.”
La sento avvicinarsi.
“Invece ieri sera ho incontrato una tua vecchia amica. Tu non l’hai riconosciuta perché è invecchiata, mentre tu continui a dimostrare vent’anni, anche se secondo la tua ex amante dovresti avere superato da un bel po’ i trenta”.
Sento il suo fiato sul collo, i suoi seni pesarmi sulla schiena, sono paralizzata dal terrore.
“D’altronde sul passaporto c’è scritto che hai ventisei anni, ma c’è anche scritto che ti chiami Elena Ceresa.”
Una mano scivola sotto la camicetta a stringermi con violenza un seno.
“Vero Lisbeth!”
L’altra mano si insinua nelle mutandine a sodomizzarmi.
“Se farai la brava con me ed i miei amici, questo rimarrà il nostro piccolo segreto.”
Si allontana senza attendere risposta.
Sulla macchina che mi porta a casa piango silenziosamente, scossa da piccoli singulti.