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VI°

Sono passati otto mesi e adesso sono proprio sola.

Joe è partito da più di due settimane: “ Gli ultimi documenti indicano grossi buchi nella mia organizzazione, non vorrei che risalissero a questo alloggio e tu fossi bruciata…raggiungo il tuo lui in Sierra Leone sembra che i diamanti partano di là… cerca di rimanere su di morale, presto avrai un segnale, un contatto.”

Grazie alla famigliarità con la padrona di casa e alle indicazioni dei gatti, animali per noi sempre preziosi, ho raccolto una gran massa di documenti compromettenti.

La mafia russa vende armi ai ribelli di mezza Africa in cambio di diamanti. I diamanti vengono cuciti negli orli dei vestiti nelle sartorie della Sierra Leone e in Europa vengono convertiti in denaro sonante per pagare i trafficanti di droga. La droga arriva negli Stati Uniti e in Europa nelle imbottiture dei vestiti prodotti in Colombia. Il giro è vasto e inquietante, ma la cosa più preoccupante e la vasta ragnatela di protezione ottenuta con la corruzione ed il ricatto, oltre a funzionari, anche importanti, sono coinvolti uomini politici di pressoché tutti i governi. Joe aveva ragione Alan è un povero burattino, l’uomo di fiducia dell’organizzazione è Maria Luisa, è lei il centro di tutto, è lei che organizza le spedizioni, sempre lei che dirime le controversie tra trafficanti di droga e di armi. Dietro di lei c’è uno zar di quei nuovi paesi asiatici, creatisi con il crollo dell’Unione Sovietica, un ex dei servizi segreti russi, ora presidente ricchissimo, capo religioso venerato, di un paese poverissimo. I suoi sudditi muoiono di fame, ma la sua è una reggia degna di mille e una notte, la sua corte è di uno sfarzo maestoso, il suo esercito e la sua polizia fanno invidia alle maggiori potenze. Un uomo pericolosissimo metà pazzo, metà approfittatore.

Ho raccolto anche molti documenti riguardanti le persone corrotte nei vari apparati e nei vari governi e capisco dal nervosismo che serpeggia che si è cominciato a far pulizia, ma questo mi terrorizza ancora di più, i documenti che ho raccolto negli ultimi giorni li ho ancora a casa mia, li ho mischiati con altri documenti innocui per nasconderli alle frequenti, però devo ammetterlo sempre più superficiali, perquisizioni e sono in trepida attesa di qualcuno che venga a prenderli.

“Elena! Elena!”

Laura mi sta cercando, la vedo arrivare al piccolo trotto, ansante, col largo seno che ballonzola sotto un enorme sari.

“Finalmente ti ho trovato! Vieni a vedere cosa sto facendo costruire in fondo al parco.”

Mi incammino con lei che non sa resistere e rovina la sorpresa.

“Sto facendo costruire una stalla. Quella della cascina è stata occupata da altri animali.”

La vecchia stalla è infatti diventata il quartierino personale di Alan, il luogo dove porta le sue conquiste, o meglio le sue vittime sacrificali, ha persino arredato una stanza tutta di specchi, pareti, pavimento e soffitto.

“Ti ho detto che ero una discreta amazzone. Voglio tornare ad essere una cavallerizza e tu mi aiuterai a dimagrire. Siamo iscritte ad una palestra, incominciamo oggi e non ammetto un rifiuto.”

La voce e lo sguardo sono così supplichevoli che non ho il coraggio di dire di no.

Una ruspa ha scavato le fondamenta ed alcuni muratori stanno rifinendo lo scavo, la mia sorpresa è immensa quando tra gli uomini al lavoro scorgo i tristi baffi di Stavros, ma un suo sguardo perentorio mi ammutolisce. Guardo in giro e noto che due guardaspalle di Alan lo tengono sotto osservazione.
La prima giornata di palestra è assai buffa, Laura sulla ciclette sembra un enorme budino tremolante e dopo due miseri tentativi di iniziare un esercizio con lo step, si ferma ansante in un bagno di sudore. Gli istruttori sono due ragazzi simpatici, ma Laura ha voluto un istruttore femmina, “Non so perché, ma mi sento più a mio agio.”.

La nostra istruttrice è una ragazza giovane con capelli biondi ritti sulla testa, simili a ciuffi di spinaci, un corpo muscoloso, ma non troppo, un delfino tatuato sulla spalla destra, ma soprattutto è strabica, talmente strabica che non sai mai chi guarda.

“Tu! Non vai a tempo. No! Non tu. Tu, la brunetta nuova.”

Laura sembra impazzire dal divertimento a questi equivoci e nello spogliatoio mi sussurra: “Chissà se mi dirà, tu, la cicciona!”

Sono passati altri tre giorni, ho fatto diversi tentativi, ma Stavros è sempre sotto stretta sorveglianza, parlare con lui significherebbe tradirmi, ma ecco Laura venirmi in aiuto.

“Voglio salire su quella impalcatura per vedere i lavori, ma è troppo alta ho bisogno di aiuto. Ehi voi due perdigiorno venite a darmi una mano.”

I due guardaspalle si guardano interdetti.

“Subito qui o vi faccio licenziare, forza aiutatemi a salire lassù.”

Mentre i due poveretti tirano e spingono sbuffando nello sforzo, mi viene una ispirazione e a voce molto alta apostrofo Laura.

“Se continuiamo ad andare tutti i giorni al Ginnic Club vedrai che tra un mese ce la farai senza aiuto.”

Mentre sull’impalcatura osserviamo i lavori le due guardie del corpo cercano in giro Stavros che è scomparso, grazie al cielo ha ricevuto il messaggio.

“Ehi, vuoi due girandoloni scansafatiche dateci una mano a scendere!”

Più tardi in villa sento i due poveretti cercare di scusarsi sotto il diluvio di improperi di Maria Luisa, mi fanno pena, quell’arpia è tremenda.

Quando è nervosa diventa brutale nei confronti di tutti, anche di Alan, solo con Laura si trattiene, ma con visibili sforzi. Una volta la vidi schiaffeggiare e licenziare una cameriera rea di non essere stata abbastanza pronta ai suoi ordini, ed in più quando a distanza di mesi  la poverina aveva trovato un altro lavoro le aveva rifiutato le referenze. Un’altra volta aveva quasi massacrato di botte un gatto reo di averle riempito di peli un vestito blu che desiderava indossare, Laura aveva osato fermarla e sgridarla, ma poi sul suo vestito preferito erano misteriosamente comparse delle bruciature di sigarette. Potrei citare decine di esempi in cui la megera aveva dato ampia prova di se.

Sono passati altri due giorni e non ci sono novità, sono sempre più ansiosa e incomincio a pensare che Stavros non abbia ricevuto il messaggio, quando in palestra mi sento urtare un gomito: “Mi scusi.”

Mi si allarga il cuore è una delle ragazze cinesi che ci ha aiutato a Monaco, ma come farò a passarle i documenti, non ne sono sicura ma ho tanta paura di essere sorvegliata, e anche se non lo fossi Laura è sempre con me e potrebbe lasciarsi sfuggire in casa qualche commento capace di inguaiarmi.

Entro nello spogliatoio e noto che c’è un’altra borsa identica alla mia e dalla chiusura spunta una maglietta di riserva che sembra la copia carbone della mia, ho capito tutto e mi sento sollevata.

Laura sta facendo progressi enormi, alla ginnastica e alla sauna si sono dapprima aggiunte lunghe passeggiate in bicicletta ed ora anche qualche cavalcata. La stalla è finita, è splendida e splendidi sono i due cavalli, un forte sauro per Laura ed un morello per me. Laura grazie al moto ed una dieta ferrea è tornata a più ragionevoli  proporzioni, adesso è una robusta signora di circa ottanta chili, molto più curata sia nel vestire che nella persona, inoltre mentre scomparivano i chili scomparivano anche i nerboruti autisti e giardinieri, sembra una persona nuova convertita ad una vita più seria e morigerata.

“Mentre siamo qui a cavallo nessuno ci può sentire, avvicinati.”

Porto il mio morello all’altezza del suo stallone.

“Sto cercando di tornare all’onore del mondo, perché penso che presto dovrò cavarmela da sola. E’ da parecchi mesi che Maria Luisa ed Alan sono sempre più nervosi, sono convinta che i loro loschi affari vadano male, ti prego non farti coinvolgere da loro, mi sei simpatica.”

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