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VI°

Ormai sono alcuni giorni che corriamo con la nostra motocicletta, concedendoci poche e limitate soste.

E’ mezzanotte stiamo costeggiando il mare, mi fai capire che vuoi fermarti.

“Tu riesci a rimanere sveglio perché guidi, io sto rischiando di cadere addormentata. Potessi almeno fare un bel bagno di mare, mi sveglierei.”

“Fallo.”

“Non ho il costume.”

“Fallo con la maglietta, se non vuoi farlo nuda, chi vuoi che ti veda a quest’ora.”

Inizi a spogliarti: “Preferisco farlo con la maglietta non vorrei finire su una medusa o su un … polpo.” Sento la tua risatina beffarda mentre corri a tuffarti. Sguazzi per  qualche minuto nell’acqua bassa, poi ti allontani da riva con poderose bracciate.

Quando esci dal mare sei illuminata dalla luna piena, la maglietta bagnata ti copre come una seconda pelle lasciando intravedere i capezzoli eretti ed il bruno triangolo del pube.

“Che splendore, sembra Afrodite che nasce dal mare. Signore la sua ragazza è splendida!”

Mi volto verso la voce che non ho sentito arrivare, appartiene ad un greco di circa trent’anni, di bassa statura, dai capelli ricci e dai baffi spioventi.

“Stavros. Stavros è il mio nome signore.”

Lo scruto con attenzione.

“Mi mandano a voi i signori Dupont e Picard. Scusate se arrivo così all’improvviso, ma è due giorni che vi inseguo e non riesco a raggiungervi.

Ho dovuto lasciare la mia moto dietro quella curva e venire a piedi lungo la spiaggia, perché cinque ragazze motocicliste hanno pensato bene di fermarsi un centinaio di metri da voi.”

“Lo so è parecchio che ci seguono.”

“Devo farle eliminare?”

“No, voglio prima capire chi sono e cosa cercano.”

“Hanno scelto me per proteggervi perché i miei antenati vengono dalla zona del monte Argeo, dalla città di Gemeer. Lì nel 1897 i turchi hanno fatto una strage di Armeni, ma qualcuno è ancora rimasto. Greci ed armeni erano entrambi perseguitati ed hanno fatto comunella, io ho ancora in quella zona qualche lontano parente. Potrebbero sapere qualcosa ed esserci utili.”

Ci hai raggiunto, ti stai asciugando i capelli e sorridi al nostro nuovo amico.

“Bisogna fare attenzione coi Turchi, non sono stati avvertiti, se non nelle alte sfere, per evitare che la notizia trapelasse e scoppiassero tafferugli o meglio scoppiasse la caccia all’armeno. Pertanto fingetevi turisti, ogni tanto fermatevi in qualche località storica, anche se per poco.”

Silenzioso come è arrivato, scompare alla nostra vista.

Ci stiamo muovendo rapidamente attraverso la Turchia, abbiamo deviato per Pamukkale, dove secondo Stavros era possibile trovare qualche informazione, purtroppo abbiamo solo avuto la conferma dell’imminenza dell’attentato.

Ci fermiamo ad Afrodisias per non far saltare la nostra copertura di turisti.

Visitiamo frettolosi, ma non possiamo evitare di sostare ammirati presso le terme di Adriano, che spettacolo fantastico quelle colonne di marmo azzurrino che si stagliano contro un cielo blu cobalto.

Siamo talmente soprappensiero che non ci accorgiamo del sopraggiungere delle nostre amiche centauro, quattro si mettono in modo da bloccare il passaggio ed una si avvicina a noi con passo deciso e sguardo fiero.

“Siamo militi dell’esercito della Repubblica Popolare della Cina, abbiamo ricevuto nuovi ordini, non dobbiamo più seguirvi, ma metterci a vostra disposizione.”

“Cosa intendete dire?”

Con un gesto di impazienza per dover spiegare quello che ritiene inutile: “Quando siete comparsi addirittura in due abbiamo avuto ordine di seguirvi e di impedirvi di nuocere. Già in passato avete corrotto il nostro popolo con fandonie sulla reincarnazione e i nostri capi hanno sempre sospettato un vostro intervento nei fatti di piazza Tien An Men. Nel tentativo di scoprire le vostre intenzioni una nostra compagna è morta, caduta mentre serviva il popolo e la nostra nazione. Ora gli ordini sono cambiati, dobbiamo aiutarvi e obbedire ai vostri comandi, non so il perché.”

“Ve lo spiegherò io, tenervi all’oscuro sarebbe non solo inutile, ma anche poco producente.”

Ci allontaniamo in gruppo dagli scavi rimpiangendo di non poter sostare di più di fronte al Palazzo del Vescovo o al tempio di Afrodite.

In un kebapci vicino al sito archeologico vedo un grande spiedo girare ed un ragazzo far dondolare una botticella.

“Avete fame?”

Lo sguardo è eloquente, nella nostra folle corsa contro il tempo spesso abbiamo saltato i pasti, ordino kebab e ayran per tutti.

La strana compagnia e la bellezza delle nostre accompagnatrici attira lo sguardo di tutti, per cui decido che almeno in terra di Turchia il gruppo dovrà restare separato. Mentre attendiamo il pasto rendo edotte della situazione le nostre nuove amiche.

“Buono questo ayran, che cos’è?”, sei sempre curiosa e golosa.

“Yogurt allungato con acqua, viene messo con un pizzico di sale in botticelle come quella e sbattuto per ore, è molto dissetante con questo caldo.”, mi rivolgo alle ragazze cinesi, “E’ meglio che ci attendiate ad Ankara, la vecchia Angora dovrebbe essere la nostra meta definitiva; se il programma dovesse variare vi avvertiremo. Adesso noi ripartiamo per Korigos.”

Korigos è un piccolo paese della costa turca noto per i due castelli fatti costruire nel XII° secolo da un re Armeno, uno sulla costa circondato da un fossato pieno di tartarughe di mare, l’altro, Kiz Kalesi o castello della Fanciulla, su una isoletta a 200 metri dalla costa, un villaggio poco importante se non per la presenza di un lontano parente di Stavros, un tizio con molti amici nella comunità armena.

Quando raggiungiamo la piccola casa bianca, un cubo con un pavimento di terra battuta, Stavros ci ha preceduto e siede su uno dei numerosi tappeti stesi al suolo, ci fa segno di entrare e di sistemarci in un angolo.

Sta discutendo animatamente con un signore di mezza età che sembra la sua copia carbone, piccolo, nero, riccio, con lunghi baffi spioventi. All’angolo opposto al nostro tre donne col capo coperto da uno scialle sgranano il rosario. Una ragazza con un vistoso e sgargiante foulard sul capo ci porta su un vassoio di ottone i bicchieri colmi di te fumante, il classico segno di benvenuto in ogni famiglia turca.

Stavros si alza, si avvicina a noi con aria sconsolata.

“Sa sicuramente qualcosa, ma non vuole parlare. Continua a ripetere che se lo meritano tutti quello che avverrà. L’unica cosa di cui parla è della sua esperienza lavorativa in Germania, dice che lo maltrattavano chiamandolo turco anche se aveva spiegato che era di origini greche e odiava i turchi, sostiene che lo accusavano di essere blasfemo perché si chiama Emanuele, Christos in greco, e per questo lo hanno cacciato. Per me lo hanno sorpreso a rubare.”, e fa un gesto chiaro con la mano.

Christos lo vede e urla qualcosa in Turco.

“Cosa vi dicevo, dice che lo hanno accusato ingiustamente ed è giusto che muoiano, sarà la vendetta del Signore.”

“Ha proprio detto che è giusto che chi lo ha accusato muoia?”

“Sì, …già allora…”

“Chiedigli dove ha lavorato in Germania.”

Stavros torna a confabulare con il suo arrabbiato parente, intanto io rifletto: in Germania vi è una grossa comunità turca, quindi è verosimile che l’attentato avvenga li.

“Dice che lavorava come fattorino per alcune Gasthaus, portava i bagagli da una città all’altra, così i clienti potevano percorrere in bicicletta la Strada Romantica e la Strada dei Castelli.”

“Andiamo. Dobbiamo avvertire le cinesi ad Ankara e anche Dupont e Picard. Appuntamento a Rothenburg ob der Tauber tra due giorni.”

Prima di uscire nell’imbrunire salutiamo il nostro ospite con un leggero inchino a cui lui risponde con un sonoro: “Gute nacht!”.

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