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Siamo sotto il portico di San Giorgio in Velabro, la messa delle sei è quasi finita.

Ho mal di testa, male al dito, ma nel fresco della mattina riesci a strapparmi un sorriso. Hai finito di giocare con la bocca della verità e ti sei messa ad inseguire i gatti randagi del tempio di Vesta, cerchi di fissarli negli occhi e loro, spaventati, ti sfuggono, andando a nascondersi tra i cespugli, sotto le macchine in sosta.

Escono i pochi fedeli, vecchine incartapecorite, anziani segnati dalle vicende della vita, gente umiliata nel quotidiano che solo in questi momenti sente di riappropriarsi della propria vita inseguendo una giovinezza che fu.

Esce anche l’officiante, sua eccellenza il cardinale appare sempre elegante nel suo clergyman, con la sua croce smaltata, coi capelli, se possibile ancora più candidi, solo l’altezza della sua persona appare mitigata da un lieve incurvamento del dorso e le sue lunghe mani appaiono diafane, venate d’azzurro.

“Non posso dire che sia un piacere rivederti. Porti sempre tristi novelle ed io sono ormai troppo vecchio e stanco per simili fardelli.”

“Eccellenza non sono foriero di disgrazie per la chiesa, ho solo bisogno di aiuto.”

“Se non porti notizie di disgrazie per la chiesa, le porti senz’altro per il Mondo, per questo vedremo di venirti in aiuto.”

“Siete in buoni rapporti con la chiesa di Armenia?”

“Si abbiamo riallacciato buoni rapporti, ma ultimamente non ci piace il loro atteggiamento. I loro preti richiamano troppo il vecchio testamento, sai quelle brutte cose come la vendetta è mia… Già troppe persone nel mondo sono succubi del desiderio di vendetta, per alcuni è più importante vendicarsi che sopravvivere.”

“Non sapete quale sia la loro vendetta?”

“Non conosco le loro intenzioni, come non conosco il tuo patto col diavolo per rimanere sempre uguale a dispetto dello scorrere del tempo.”

Un gesto e una lunga limousine si ferma a caricare l’alto prelato.

Hai ascoltato in silenzio, in disparte, la tua presenza ignorata dalla misoginia curiale.

“Cosa facciamo adesso?”

“Ti ricordi di quell’accenno dei terroristi greci agli armeni vittime dei turchi?”

Cerchi di ricordare aggrottando la fronte e stringendo gli occhi.

“Andiamo in Grecia e vediamo se la chiesa ortodossa appare più al corrente di quello che sta avvenendo.”

Roma si sta riempendo di pellegrini e turisti, soprattutto di turisti orientali.

La motocicletta corre veloce sulle strade di Grecia, ti sento contro la mia schiena, le tue braccia mi stringono la vita ed il profumo di erba appena tagliata mi inonda le nari. Mi fermo ad una taberna, sotto la toppia, nella frescura di un angolo ombroso. due vecchi giocano a tavola reale sorseggiando lentamente il loro ouzo.

“Avete qualcosa da darci per pranzo?”

“Ho solo della cocoritza e dell’agnello allo spiedo, ma freddo.”

Il padrone è un ragazzo giovane dallo sguardo aperto e franco, dall’interno buio del locale giunge della musica rock, urlata a tutto volume da un registratore.

“Va bene,” e mentre l’oste rientra nella sua spelonca, “anche un litro di retzina.”

“Cos’è la cocoritza?”

“Budello di agnello ripieno di frattaglie e cotto allo spiedo.”

“L’ideale per Joe!”, ridi ricordando il suo disgusto per la paiata.

Il vino retzina è fresco e ritempra la gola dalle fatiche e dalla polvere.

“Ma questo agnello è gelido!”

“Vedrai che è squisito, in queste condizioni il grasso raggrumato si scioglie in bocca, una sensazione splendida.”

Assaggi titubante quando un rombare di motociclette ti fa sollevare lo sguardo.

Cinque centauri entrano facendo battere gli stivali a terra con passo quasi cadenzato, si accomodano ad un tavolo, sfilano i guanti, si tolgono i caschi, sono delle ragazze orientali, abbassano la zip delle loro tute, e che ragazze!

I due vecchietti hanno smesso di giocare e guardano ammirati, l’oste non riesce a distogliere lo sguardo, gli occhi strabuzzati, la bocca aperta.

“Non fissarle così, mi metti a disagio!”

“Non ti sembra strano che ovunque andiamo, anche in posti isolati e sperduti come questo, incontriamo sempre dei gruppi di orientali. Sto cercando di fissare dei dettagli per poterle riconoscere in futuro. Nota come sono tutte simili, stessa altezza, stessi capelli, tutte egualmente graziose. Stessi vestiti e…”, guardando fuori del pergolato, “stesse moto, ma quelle potrebbero averle affittate.”

Accenno alla ragazza che sta ordinando per tutte: “Hai notato che padronanza della lingua greca, non mi sembra una caratteristica così comune da incontrare.”

“Pensi che siano…”, abbassi la voce, “gli altri. I cattivi?”

“No loro non si reincarnano, loro entrano direttamente negli esseri umani già esistenti e li rendono cattivi, crudeli, amorali. Sono come i cattivi pensieri, i cattivi sentimenti.”

Ti indico un titolo sul giornale posato sul tavolo accanto al nostro.

“E quando abbandonano la gente questa impazzisce, non vuole che quello che le è capitato capiti ad altri. Soprattutto ai propri cari.”

“Non conosco bene il greco, mi traduci per favore quel titolo.”

“Rispettabile commerciante impazzisce, uccide moglie e figlia di due anni e si suicida.”

Rimani pensierosa, poi anche tu ti metti ad osservare di sottecchi il gruppo di ragazze asiatiche.

Stai ansimando sotto il sole, guardi il percorso fatto, poi ti volti verso la lunga scalinata ed il monastero adagiato lassù fra le nuvole.

“Non potevamo andare al monastero di Metéora, o a quello di Varlaam, al massimo se volevamo esagerare ad Agia Triada, questo non è nemmeno segnato nei depliant turistici.”

“Non è segnato perché è ancora abitato dai monaci.”

“Non so se ce la farò ad arrivare fin la.”

“Forza, ti manca solo un po’ di allenamento.”

“Ma i monaci fanno sempre tutta questa strada? Saranno fortissimi.”

“Loro non si muovono mai, il cibo gli viene ancora fornito attraverso montacarichi e teleferiche come nei secoli di dominazione turca.”

L’ingresso del monastero è ampio, il locale ombroso è fresco e dà un poco di refrigerio ai nostri corpi sfatti dalla fatica e dal sudore.

“Vedi che non c’è nessuno.”

“E’ da parecchio che ci hanno scorti, staranno decidendo sul da farsi, in fondo abbiamo ignorato parecchi cartelli di divieto di passaggio e siamo non graditi ospiti. Specie tu in quanto donna.”

“Potevi lasciarmi a valle, visto che sono d’impaccio. Non mi sarei lamentata.

Avrei chiacchierato con quelle motocicliste che ci seguono.”

Osservi il mio sguardo incredulo e scoppi a ridere.

“Hai ragione mi sarei lamentata, anzi avrei fatto il diavolo a quattro se tu avessi tentato di lasciarmi indietro. Oh che bel gatto!”

Nella stanza è entrato un magnifico gatto d’angora, sorpreso nel trovare degli estranei si siede e ci fissa. Tu lo punti decisa negli occhi, lui stringe le palpebre, muove l’orecchio come se fosse una antenna parabolica in cerca di un segnale, poi si avvicina e comincia a fare le fusa.

“Come fanno a parlare con noi?”

“Lo sta già facendo, ascolta!”

Ti chini ad accarezzarlo: “Sì mi sembra…”2

In quel momento entra un Pope dalla lunga barba e dalla tonaca unta, anche la barba è sporca, su un baffo si osserva una macchia d’uovo, non fresca.

Ti guarda in tralice, poi mi si rivolge con voce dura.

“Cosa vuoi?”

“Una volta abbiamo spezzato insieme il pane e tu mi hai porto il sale significandomi la tua fratellanza.”

“I tempi sono mutati, niente rimane uguale nello scorrere del tempo. Solo tu rimani sempre uguale, troppo uguale per essere una creatura di questo mondo.” Ha intanto preso delicatamente il gatto e lo ha fatto uscire da una porta secondaria. “Ti ripeto cosa vuoi da noi?”

“Voi siete in buoni rapporti con la chiesa di Armenia.”

“Avere lo stesso nemico, i turchi infedeli, non significa essere fratelli.”

“Non è necessario essere fratelli per confidarsi l’un l’altro.”

“E’ scritto che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra, per favore andatevene, il tempo è scaduto per voi, per gli altri scadrà molto presto.”

Fuori dal portone guardi la discesa che ci attende.

“Pensare che questa faticata è stata inutile.”

“Quel Pope è un brav’uomo, ci ha confermato quello che aveva detto il gatto, l’ora dell’attentato è molto vicina. Purtroppo anche loro non ne sanno molto di più. E’ meglio che ci portiamo subito in Turchia a cercare altri indizi. Guiderò tutta la notte, almeno viaggeremo col fresco.”

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