Da quel momento la nostra vita riprese in maniera più normale, non c’erano più le risate pazze, le stravaganze, ma un clima più rilassato, più piacevole, quasi di tenerezza. Riprendemmo a fare cose insieme. Sul terrazzo mettemmo dei vasi e dei tralicci per far salir i gelsomini. Lei volle piantare in alcuni vasi delle erbe aromatiche iniziando così una dura e perdente guerra coi colombi. Un giorno mi regalò un completo da tennis.
“Sto ingrassando, ho bisogno di movimento, di un po’ di tennis. Prometto che se un giovedì vuoi andare al cinema non mi lamento e vengo con te.”
Vennero i mesi estivi e la nostra vita si trasferì sul terrazzo che lei aveva reso accogliente con un tavole e delle sedie i vimini, aveva anche comprato un barbecue e alla moda australiana grigliava tutto anche le verdure.
Mancavano due giorni alla sua partenza per le vacanze estive, eravamo su terrazzo e cercavo di leggere un libro, ma ero troppo triste per concentrarmi, senza volere il mio piede nudo sfiorò il suo, lo ritrassi, ma lei cercò di nuovo il contatto, poi si alzò di scatto e mi si buttò addosso piangendo. Con la testa affondata nel mio petto mi raccontò come fosse perseguitata dalla gelosia del suo ragazzo, che negli impeti di gelosia diventava violento e la picchiava, di come i suoi avessero insistito per quella borsa muovendo mare e monti per allontanarla da lui, ma come lui la perseguitasse via internet, come avesse dovuto mettere una webcam che riprendesse la sua stanza in maniera che lui la potesse controllare, come lei l’avesse amato e odiato nello stesso tempo, come fosse confusa e come era triste e come solo quando era con me era allegra e come io fossi gentile e lei cattiva e come stando con me avesse scoperto, a quel punto scappò nella sua camera, lasciandomi imbambolato con la camicia bagnata di lacrime e macchiata di rimmel.
Non sapevo cosa fare, cosa pensare, uscito dal lavoro tornai a casa a piedi, impiegai quasi tre ore, a cena i nostri occhi tristi si evitarono,le frasi erano solo di circostanza. Dopo cena andò nella sua stanza a preparare la valigia, io tirai fuori una bottiglia di vodka che giaceva da tempo immemore non essendo un bevitore, ma quella sera bicchiere dopo bicchiere ne sparì una buona metà. Mi stavo rigirando nel letto quando sentii un rumore di piedi nudi ed un corpo caldo mi si accoccolò vicino. Se fu un sogno era estremamente reale, se fu realtà era un sogno. Quando mi svegliai al mattino ero solo nel letto.
All’aeroporto prima di lasciarci mi accarezzò una guancia col dorso della mano scotendo la testa, poi le sue labbra sfiorarono le mie e corse via verso il controllo col suo zaino in spalla.
Ero impaziente, volevo scriverle subito, ma scoprii che il solo indirizzo e-mail che avevo era quello di suo padre, impiegai tre settimane a scriverle un qualcosa che fosse esplicito ma non compromettente, scrissi e riscrissi quelle frasi milioni di volte, volevo dirle che l’amavo e che se anche lei amava me la differenza di età non aveva senso, ma non potevo certo dirlo a suo padre in questi termini, infine trovai quello che mi sembrava la quadra e spedii il tutto.
Aspettai una, due settimane, ma non giungeva risposta, scrissi un’altra e-mail e mi tornò indietro ‘not delivered’, pensai un errore rinviai, “not delivered”.Volevo telefonarle ma pensai che avesse lasciato la simcard italiana qui, entrai nella sua stanza e la vidi sulla cassettiera, ma vidi anche il canguro di peluche e mi rasserenai.
Poi venne l’autunno e lei non tornò, le scrissi una lettera e non mi rispose, i corsi al poli erano di nuovo iniziati e non mi vergogno a dire che nei giorni liberi andavo davanti al poli sperando di vederla entrare o uscire. Arrivò Natale e dalla casa incominciarono ad uscire l’ordine e la pulizia, solo la sua stanza restava linda ed ordinata, tornò Pasqua e nel frigorifero tornarono salse pronte per la pasta e pizze surgelate. Poi è scoppiata la primavera e con essa il profumo di gelsomino. Così ho sentito la necessità di raccontare la mia storia, ma siccome non ho un amico, né un conoscente disposto ad ascoltarmi e a lasciarmi piangere sulla sua spalla, lo scritta su questo pc. E’ incredibile tutti hanno qualcuno, come minimo un indirizzo di posta elettronica pieno di messaggi di gente come loro, io ricevo solo spam, anche adesso uno sconosciuto mi ha riempito con un allegato monstre che riempe tutto lo spazio disponibile.
Questa storia è iniziata davanti ad una e-mail e finisce davanti ad una e-mail, più la guardo e la riguardo più provo sentimenti diversi incazzato, imbarazzato, preoccupato, certamente felice e non riesco a togliere gli occhi dalla fotografia di un bebè con una buffa ciocca di capelli color carota.