Pierluigi stava sognando di essere in barca, sentiva il fresco dell’acqua sulla gamba penzoloni fuori bordo, il soffio del vento su una guancia, mentre una mosca insistente gli solleticava il collo, il rumore della risacca sembrava ripetere fioco e lontano il suo nome, passò nello stato di dormiveglia e si rese conto che la gamba era solo fuori dalle coperte, il vento era l’alito di Beatrice che gli vellicava il collo con la sua splendida chioma corvina, stringendolo in un tenero abbraccio, ma la cosa preoccupante era che qualcuno stava proprio urlando il suo nome e quel qualcuno era sua moglie, aperse gli occhi e davanti a sé vide chi non doveva esserci, la sorpresa lo paralizzò, gli occhi sbarrati, la bocca aperta.
“Bastardo, porco, mascalzone!”, sua moglie prese una pesante lampada sul comò e gli si avventò contro cercando di colpirlo, Pierluigi la bloccò puntandole contro il ventre il piede libero delle coperte e cercò di allontanarla spingendo, la vide volare attraverso la stanza, battere la testa contro lo spigolo del comò ed afflosciarsi come una bambola di cenci. Si alzò e corse a sostenerla, una piccola ecchimosi dietro all’orecchio, non più larga di una monetina da un centesimo, ma un corpo privo di vita, le tastò il polso, si avvicinò alle labbra cercando un soffio di vita, niente, alzò lo sguardo e si vide allo specchio, nudo col ventre prominente, il sesso e gli attributi come pendagli inerti tra le gambe magre, chino sul cadavere della moglie, una scena grottesca, al limite del ridicolo, non riuscì ad articolare che due parole: “E’ morta.”
“Mio Dio! Mio Dio! Sono rovinata!”, Pierluigi si voltò verso il letto, Beatrice era seduta, il lenzuolo tirato fin sotto il mento e trattenuto dalle mani strette a pugno, gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta, i capelli scomposti a coprire parte del viso, alcuni incollati dal rossetto alle labbra carnose a striare di nero il cerchio vermiglio, il respiro affannoso divenne un singulto, un sobbalzo quando squillò il telefono. Uno squillo, poi un altro, poi un altro ancora, un rumore intenso che sembrava entrare e squassare ancora di più le loro anime in tumulto. Pierluigi si decise a rispondere, sollevò con cautela, quasi scottasse la cornetta, per la stanza si espanse un mormorio, dal telefono usciva un diluvio di parole.
“Sì mamma.”, coprì col palmo della mano il microfono “E’ mia suocera…”, un dito davanti alle labbra ad indicare silenzio, “Cosa il maremoto in Thailandia?…, Etta non risponde al telefono…, non lo so, non so cosa dire…, sì telefono subito agli amici con cui era in vacanza…, sì poi ti richiamo.”
Beatrice si era in filata un maglione e si era diretta alla borsetta che Etta aveva posato sul comò.
“Il cellulare è spento!”, posò il telefonino e tirò fuori un piccolo mazzetto di scontrini, “Guarda che giro ha fatto per sorprenderci… Bangkok – Hong Kong, poi Stoccolma, Linate ed in treno a Torino.”, mentre rovistava nella borsetta, Pierluigi telefonava “Ciao Sandro… ah siete in una zona tranquilla, Etta? Non è con voi?… Ah è andata a vedere alcune missioni, ha lasciato lì i bagagli… Non risponde al cellulare…delle zone non sono coperte… se avete notizie mi fate sapere, grazie…”
Aveva appena posato la cornetta che il telefono prese a squillare.
“Sì, mamma, sì avete avvertito Franco a Roma,… ah è nell’unità di crisi al ministero… vi hanno già chiamato i giornalisti, la Rai… Sì si è allontana dagli altri, me lo ha detto Sandro,.. ah a te a telefonato Maria, sì ti lascio il telefono libero.”
Mentre parlava era riuscito solo ad infilarsi le mutande, sentiva freddo, alla parola Rai fece cenno a Beatrice di accendere la televisione, era però troppo tardi per sentire il notiziario su Rai Uno. Beatrice smanettò sui canali, chissà dov’era il telecomando, Pierluigi la guardò era chinata in avanti, il culo a mandolino era spinto infuori, il segno bianco del costume in evidenza ad interrompere l’abbronzatura, si sentì eccitato, lei si voltò e se ne accorse, interruppe la ricerca ed infilò la mano nelle sue mutande, la musichetta di un cellulare la fece sobbalzare e stringere più del dovuto. Pierluigi rimase senza fiato, mentre lei si precipitava a rispondere.
“Sì caro ero qui che mi riposavo, … no, non sono ancora andata in spiaggia,… oh tu e i ragazzi avete sciato tutto il giorno, che bravi… andate a pattinare… sei rimasto senza carica, sì domani vado subito a ricaricarti la scheda, guarda ne approfitto e spengo il cellulare così nessuno mi disturba.. si, ti amo, ciao…”
Si volse verso Pierluigi, “…almeno loro non ci disturberanno mentre decidiamo il da farsi, ma per domattina devo essere assolutamente alla casa ad Alassio, per fare la ricarica.”
Ogni ombra di eccitazione era scomparsa, si rivestirono in silenzio evitando di guardare la morta, uno spettacolo cretino alla televisione rimandava nella stanza un accozzaglia di voci, poi un notiziario straordinario comunicò la catastrofe con i suoi morti, i suoi dispersi e a Pierluigi balenò un’idea.
“Nessuno sa che è tornata a casa per sorprenderci, se nascondiamo il corpo tutti penseranno che sia rimasta dispersa nel maremoto.”
“Qualcuno l’avrà vista mentre veniva qui.”
“Chi? Sono poche centinaia di metri dalla stazione e lei a Torino conosce… conosceva pochissime persone, vive … viveva sempre giù nella villa di Cannes, giusto gli inquilini di questa casa la conoscono ed oggi non c’è nessuno, sono tutti via per Santo Stefano. La potremmo seppellire nel giardino della cascinotta.”
“In fondo è stata una disgrazia, potresti raccontare che è scivolata…”
“Naturalmente non dovrei parlare di te, quindi dovrei raccontare che mia moglie è partita di nascosto dagli amici, lasciando indietro tutto il suo bagaglio, solo per farmi una improvvisata, le mancavo tanto… dai cerca di essere seria.”
“Potresti dire di essere stato con una donna, non so… una donna di strada che non conosci…”
“Si dovrei rovinare la mia reputazione, la carriera e poi sei proprio così ingenua da pensare di rimanere fuori da una inchiesta? Comparirebbe la mia foto sui giornali con il titolo chi è la donna misteriosa? Alla fine arriverebbero a te, la testimonianza di un cameriere, di un concierge,… stai tranquilla prima o dopo arriverebbero a te. Pensi che il tuo maritino la prenderebbe così bene da lasciarti i figli in custodia?”, Beatrice rabbrividì al pensiero dello scandalo.
“Cosa intendi fare?”
“Non so, uffa sto’ telefono non sta zitto… Sì, una cronista de ‘La stampa’, desidera?… Ah domani uscirà sul giornale la foto di mia moglie come dispersa e vorreste una mia intervista… No, la prego, oggi no, sono sconvolto e sto inoltre cercando di mettermi in contatto con amici che potrebbero avere sue notizie,… Sì, sono stati i miei suoceri a dare l’allarme, ma penso che siano stati precipitosi, voglio prima di rilasciare un intervista controllare tutte le possibilità… sperando soprattutto in una sua telefonata…, guardi, proprio per favorirla diciamo domani alle due, qui a casa mia,… le va bene?… a domani.”
Pierluigi fece cenno a Beatrice che aveva avuto una idea.
“Franco? Sono Pierluigi,… sì grazie, so che fate il possibile, ma spero ancora che sia un falso allarme… senti ti telefono perché qui è un inferno, giornalisti, conoscenti, il telefono squilla in continuazione…, mi capisci una tortura, ogni volta penso che possiate essere voi con la notizia…, sì pensavo di andare alla cascinotta, per essere tranquillo,… sì mi puoi trovare sul cellulare, penso di rispondere solo se vedo comparire il, tuo numero… grazie, sei veramente un amico,… speriamo che tutto finisca bene,… ancora grazie…”
Pierluigi prese le chiavi della macchina, le soppesò, guardò il cadavere della moglie, arricciò il naso, lanciò uno sguardo fuori della finestra.
“Prendi la sua borsetta, non dimenticare di rimetterci tutto dentro, io prendo un tappeto, la avvolgiamo dentro e la mettiamo sul sedile posteriore della macchina in cortile, tra poco sarà buio e nessuno si accorgerà di niente.”
La cascinotta era una di quelle cascine antiche della collina torinese nominate vigne, abitata solo d’estate si presentava gelida e spettrale sotto la luna piena, il tetto ed il terreno intorno erano coperti da uno strato sottile di neve. Scavare una buca nel terreno gelato fu un’impresa, ricoprirla anche, Pierluigi guardò con disgusto la macchia scura di fango che rimaneva dopo il loro lavoro e disse tra se: “Qui non viene mai nessuno, la prima nevicata cancellerà ogni traccia.”
Rientrarono in casa madidi di sudore, Pierluigi accese il caminetto, una calda fiamma si alzò a riscaldarli. Beatrice si sfilò il maglione molle di sudore, Pierluigi ammirò i suoi seni sodi dai capezzoli turgidi ad ergersi al centro della larga areola scura, ma ecco spuntare dal maglione anche il viso stravolto dalla fatica, il trucco sfatto invece di nascondere metteva in evidenza le prime rughe, in un attimo sembrò invecchiata di dieci anni. Pierluigi pensò che Beatrice ormai si avvicinava ai quarant’anni, presto il suo seno sarebbe sfiorito e lui era in suo potere, avrebbe dovuto continuare per sempre la sua relazione, avrebbe dovuto sottostare alle attenzioni di una amante vecchia, peggio che avere moglie.
“Mi passi dell’altra legna per favore.”
Beatrice si chinò e Pierluigi la colpì violentemente con l’attizzatoio sulla nuca, scavare una seconda fossa tutto da solo fu un’impresa ancora più improba, ora le chiazze marroni di fango gelato erano due, sembravano un enorme paio di occhiali: “Qui non viene mai nessuno, la prima nevicata cancellerà ogni traccia.”
La giornalista era gentile, esperta nel suo mestiere stava lasciando parlare Pierluigi a ruota libera, sicura che prima o poi avrebbe trovato uno spunto per il suo articolo, “Mia moglie viveva in costa azzurra per motivi di salute, era il nostro grande cruccio rimanere divisi,… sa il mio lavoro è qui a Torino. Veniva giusto ogni tanto a trovarmi, se no ero io a raggiungerla, anche perché era trattenuta dalle sue opere di misericordia… Un grande impegno civile, un grande cuore, questi suoi viaggi non erano per diporto, approfittava delle vacanze degli amici in Oriente ed in Africa per controllare di persona i risultati dei progetti a cui aderiva, non le piaceva viaggiare da sola ed io… Mi scusi, ma sente stanno suonando alla porta e quella sventata della cameriera non va ad aprire, ma poveretta anche lei è rientrata oggi dalle ferie ed è rimasta sconvolta dalla notizia…Oh bene, Assunta vada ad aprire… Come le dicevo era una persona caritatevole, a volte la sgridavo perché certe persone non meritavano la sua carità, per esempio, non poteva fare a meno di dare qualche euro ai…”
In quel momento entrarono in salotto due carabinieri con loro, con un giornale in mano aperto alla foto di Etta, un barbone, “mendicanti che incontrava alla stazione.” Pierluigi finì la frase meccanicamente, mentre il suo volto sbiancava in un pallore pressoché mortale.