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Il procuratore capo lo aspettava nel corridoio del tribunale, si appartarono presso una finestra e Chianale fece il suo rapporto, mentre il giudice assentiva ripetutamente col capo, sembrava molto impaziente, cosa strana per lui.

“Abbiamo rintracciato le telefonate fatte con uno dei cellulari nel momento dell’omicidio, pensi che strano proprio sul cellulare che la ditta nega avessero con loro. Una chiamata in partenza da Torino alla ditta a Zurigo e cinque minuti dopo una in arrivo con un telefonino da Milano a Torino. Abbiamo convocato il proprietario del cellulare, che è il direttore della filiale di Milano della ditta farmaceutica in questione. Il sostituto Castello e l’ispettore Cassullo lo stanno interrogando, sono in quello studio con il suo legale, l’avvocato Sorrento, brutta gatta da pelare.”

Aveva indicato con un cenno del mento una porta, proprio nel momento che si apriva ed usciva sconsolato il dottor Castello.

“E’ inutile il suo avvocato gli ha consigliato di non parlare.”

“Lasci stare, vada pure a casa sono quasi le dieci di sera e la sua famiglia lo starà aspettando. Qui proseguiamo noi.”

Aspettò che Castello si allontanasse e seguito da Chianale entrò nella stanza.

L’avvocato Sorrento scattò in piedi, era alto, magro, due occhialini poggiavano su un naso adunco e una bocca sottile sovrastava un mento appuntito.

“Protesto contro questo sopruso, voglio sapere cosa viene imputato al mio cliente.”

Chianale guardò il cliente, un ometto rotondo che stava sudando abbondantemente.

“La trascrizione è pronta?”

Il commissario guardò il procuratore e capì al volo.

“L’ho fatta ricontrollare per sicurezza, ma era un palese invito ad uccidere.”

“Ah, bene. Veniamo a noi signor… pardon dottor Gualda, dottore in farmacia penso…allora, lei nega di aver usato il suo telefono nel pomeriggio del ventitre del mese scorso per chiamare qui a Torino, uno dei sorveglianti della sua ditta su un telefonino aziendale.”

Il dottor Gualda era in un bagno di sudore.

“Non dica niente finché  non le avranno detto di cosa è indagato.”

“Ma il ventitre è quando hanno ammazzato quel giudice? E il telefonino era sotto controllo? Non sono stato io a fare quella telefonata, è stato il dottor Schultz, il grande capo. Eravamo in riunione, l’hanno avvertito dal centralino che l’avevano urgentemente cercato a Zurigo. Ha preso il suo cellulare in mano, l’ha guardato e ha detto di essere senza carica, si è fatto imprestare il mio ed è andato in un angolo della stanza per parlare senza essere udito. Non so a chi abbia telefonato e che cosa abbia detto e non lo voglio sapere.”

Il procuratore capo gongolava il suo trucco aveva avuto successo.

“Cassullo verbalizzi la deposizione e poi li lasci andare a casa, Milano è lontana.”

Chianale attese nel corridoio, quando i tre uscirono dalla stanza erano passate le undici, notò che l’avvocato si era già attaccato al cellulare e parlava concitatamente.

“Patrizia è quasi una settimana che non ci vediamo, volevo telefonarti, poi..”

Sulla faccia stanca dell’ispettore spuntò un sorriso mesto.

“Hai cenato? No? Che dici kebab e felafel o crauti e wurstel in birreria?”

“Sono stanca e non vedo l’ora di togliermi la divisa, preferirei una pizza da asporto.”

In quel momento si sentì un gran botto, corsero all’ingresso e scorsero una scena tremenda, un furgoncino aveva travolto ed ucciso proprio davanti al palazzo di giustizia l’avvocato Sorrento ed il dottor Gualda, il guidatore appariva ferito e molto ubriaco. Dopo l’intervento delle ambulanze ed i rilievi della scientifica i due poliziotti si ritirarono in un ufficio. Mentre Cassullo faceva dei mucchietti con gli effetti personali dei due morti e del guidatore Chianale cercava notizie del conducente nel casellario giudiziario telematico.

 “Mi sembra che il guidatore volesse sembrare più ubriaco di quello che era in realtà. Guarda, guarda precedenti per furto e spaccio, sospettato di far parte della cosca di Trapani. Molto interessante, cosa faceva nei pressi del palazzo di giustizia?”

Il telefonino dell’avvocato si mise a squillare.

“Che faccio lo spengo o rispondo.”

“Non spegnerlo altrimenti la polizia postale ci metterà una vita a scoprire il pin. Mettili tutti in stato silenzioso, così non ci disturbano, i numeri di chi chiama li troveremo nella segreteria telefonica.”

L’ispettore obbedì, poi ebbe un soprassalto.

“Che strano l’avvocato ha chiamato lo stesso numero di Milano che dopo pochi minuti ha chiamato il cellulare dell’investitore.”

“Cosa? Cerchiamo di chi è quel numero.”

Dopo pochi minuti trovarono la risposta sul sito delle pagine bianche, il numero era quello di un Motel alla periferia di Milano.

Avvertirono la polizia locale e si fecero portare sul posto da un’auto di servizio, il pilota un sardo di poche parole guidò come se avesse il diavolo alle calcagna, l’automobile si infilava tra le barriere delle varie deviazione dell’autostrada in perenne rifacimento sfiorando jersey, tagliando la strada ad immensi Tir e spaventando gli altri guidatori accendendo all’improvviso la sirena quando lo intralciavano. Il commissario si teneva forte ad ogni scossone, ma non osava protestare, Patrizia sembrava tranquilla e a proprio agio, non voleva sembrare un pusillanime, così in quaranta minuti giunsero al Motel.

La polizia di Milano li aveva preceduti, aveva già perquisito la camera che aveva ricevuto la prima telefonata e da cui era partita la seconda e aveva interrogato il portiere, il funzionario che riferì a Chianale aveva l’aria assonnata.

“La scientifica dispera di poter rilevare qualcosa di utile, la camera è piena di impronte, il letto appare sfatto ed usato, ma non hanno rilevato tracce di liquidi organici. Il portiere ha visto solo la ragazza, l’uomo ha atteso in macchina, dopo mezzanotte ha notato la macchina che lasciava il garage, lo si può raggiungere direttamente dalle camere senza passare dalla concierge. Ha ancora i passaporti che gli hanno dato per la registrazione, ma devono essere falsi, lui è a casa sua e lei in viaggio di lavoro all’estero.”

Chianale si fece dare i nomi e gli indirizzi dei reali proprietari dei passaporti e decise di interrogarli anche se erano quasi le sei del mattino quando l’auto si fermò davanti alla villetta in Brianza.

“Non mi ha svegliato, dopo la telefonata dei suoi colleghi non sono riuscito a prendere sonno. E’ sicuro che non sia successo niente a mia moglie?”

“Ha detto che è in viaggio, dove?”

“Non lo so, so solo che ieri pomeriggio è rientrata prima del solito e mi ha detto che doveva prendere il passaporto perché doveva andare all’estero per lavoro e sarebbe stata via per ventiquattro ore. Mia moglie è molto ambiziosa ed è pronta a qualsiasi cosa pur di far piacere ai superiori e far carriera, per cui non è raro che faccia tardi alla sera o parta improvvisamente, per questo abbiamo litigato spesso. Ieri ero stanco e non avevo voglia di discutere per cui non le ho chiesto niente.”

Erano in cucina, il  poveretto aveva preparato un caffè per tutti e mentre lo sorseggiava aveva l’aria preoccupata.

“Dopo la vostra telefonata ho controllato e manca anche il mio passaporto.”

“E’ questa una fotografia di sua moglie?, possiamo prenderla? Mi dica che lavoro fa sua moglie e dove lavoro.”

“Lavora come consulente legale presso la filiale di Milano di una ditta farmaceutica di Zurigo…”

Chianale e Cassullo si guardarono sembrava proprio una strana coincidenza.

“Dottore c’è una comunicazione d’ufficio per lei.”

L’accento sardo era molto forte, il poliziotto tenne la portiera aperta mentre il commissario si chinava sul radiotelefono.

“Hanno trovato il cadavere di una donna a poca distanza dal Motel, corrisponde alla descrizione data dal portiere.”

Fu una altra corsa a sirena spiegata.

Il cadavere di una ragazza giaceva nel fosso lungo la strada nazionale, capelli castani, carnagione rosata, sembrava una di quelle bamboline di biscuit paffute, sotto una casacca  ed un paio di pantaloni di lino color ecru la biancheria intima sottolineava audacemente le rotondità, Patrizia strinse forte il braccio di Chianale appoggiandosi a lui e voltò la testa per non osservare oltre quella triste scena.

Il commissario era ancora assonnato quando fu svegliato dal telefono, guardò l’ora erano quasi le cinque del pomeriggio, aveva dormito solo tre ore dopo quella nottata infernale, di fianco a lui Patrizia continuava a dormire con i capelli lunghi e ricci sparsi a coprire il cuscino.

“Commissario Chianale sono il medico legale, le telefono da Milano per quel caso di questa notte che a lei interessa. Posso anticiparle che la donna e morta per overdose, sarò più preciso in seguito, e che poco prima di morire ha avuto un rapporto sessuale. La disturbo per sapere se devo far mappare il dna dello sperma rinvenuto in vagina.”

“Si lo faccia anche se non so se potrà essermi utile.”

Svegliò Patrizia e le chiese bruscamente per nascondere il suo imbarazzo.

“Mi dai il numero del telefonino di Franco, sì il Duprè.”

Lei si alzò di malavoglia, andò a cercare nella borsa e altrettanto bruscamente gli tese un foglietto con un numero di telefono.

“Franco sono Chianale, so che il procuratore capo ti ha tenuto informato degli ultimi sviluppi per cui sai già della donna morta a Milano. Abbiamo la possibilità di ricavare il dna di chi era con lei, c’è qualche  modo per confrontarlo con quello di Schultz?… no, capisco, non abbiamo alcun modo di imporglielo…cosa, suo fratello… in archivio il suo dna per una causa di paternità?…Splendido.”

Quando finì la telefonata si accorse che l’ispettore Cassullo se ne era andata.

Per completare tutti gli esami era occorso più di un mese, un mese in cui Chianale e Cassullo non si erano più incontrati, ma ora la coppia investigativa si era riformata in un imbarazzato ed imbarazzante silenzio. L’auto si fermò davanti al cancello della megavilla di Schultz, dove già li aspettava Franco.

L’ispettore aspettò fuori mentre Chianale e Duprè entrarono, Schultz li attendeva in salotto, li guardò con fare arrogante facendogli segno di accomodarsi, lui rimase in piedi nel centro della stanza.

“Vi ho ricevuto solo perché preceduti dalla telefonata del giudice istruttore, cosa volete da me?”

“Ci risulta che lei il tredici del mese scorso fosse, sotto falso nome, in un Motel di Milano in compagnia di una donna trovata morta per colpa di cocaina mal tagliata.”

“E’ inutile che menta, se siete qui è perché avete prove inoppugnabili, altrimenti non avreste osato disturbarmi. Sì, ero in compagnia della mia amante che si è drogata. Quando si è sentita male ho cercato di portarla in un pronto soccorso, ma è morta nel trasporto, ho avuto paura dello scandalo e ho abbandonato il cadavere. Penso che sia qualche tipo di reato, ma non dubito che il mio avvocato riesca a farmi dare solo una lieve condanna.”

“Mentre era in quella camera ha ricevuto o fatto delle telefonate?”

“Io no, ma mentre ero nel bagno ho sentito la mia compagna parlare al telefono.”

L’aria del dottor Schultz era sempre più sicura e strafottente, si era ben preparato la parte o l’avevano ben preparato.

“Il ventitre pomeriggio di due mesi fa, mentre era in riunione, ha usato il cellulare del dottor Gualda…”

“Sì mi ricordo, ero stato avvertito da uno dei nostri sorveglianti che stavano tentando di entrare nel nostro sistema informatico, se non ricordo male era nel nostro ufficio di Torino, gli dissi di recuperare tutti i files e di eliminare le vie di accesso.”

Nel dubbio che il telefonino fosse stato veramente intercettato aveva messo le mani avanti tentando di dare una spiegazione innocente alle parole che aveva usato.

“Ed ora se non avete altro da dirmi vi prego di andarvene.”

Chianale vedeva rosso dalla rabbia, ma era impotente non poteva dimostrare che mentiva, ma aveva deciso una cosa con il procuratore capo.

“Sappiamo benissimo che è in una botte di ferro, comunque tengo a dirle che abbiamo deciso di passare, ovviamente in via informale, le notizie di alcuni pagamenti ai suoi amici alle agenzie fiscali delle nazioni interessate. Penso che saranno dolori di pancia per tutti. Le auguro che le sue medicine siano efficaci.”

Il dottor Schultz sbiancò in viso e le sue mani per un attimo tremarono, poi ritrovò tutta la sua sicurezza ed alterigia.

Chianale salì in automobile mentre Cassullo e Duprè parlottarono a lungo, Franco spesso si volse a guardarlo, poi fece un cenno di saluto e si allontanò in macchina.

Patrizia salì sul sedile del passeggero ed allacciò la cintura, ma Giulio non avviò il motore, rimase per lunghi secondi con le braccia tese appoggiate al volante, poi…

“Torniamo subito a Torino o stiamo un po’ insieme?, intendo non solo per stasera.”

Patrizia scoppiò a ridere mentre gli occhi scintillavano di gioia.

“Allora ho fatto bene a dire a Franco che non potevo uscire con lui perché impegnata con te!”

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