Erano le prime ore di un sabato mattina assolato, il cielo era sgombro di nuvole e le cime delle montagne si stagliavano nel limpido con le loro vette appena infarinate di candida neve, passato il Gran San Bernardo l’automobile correva rapida per le strade del vallese per raggiungere il Furka pass col suo ghiacciaio. L’ispettore Cassullo si stirò lievemente cercando di sgranchirsi, da due ore era seduta pressoché immobile, quasi costretta nel sedile dell’utilitaria di Chianale. Il commissario preferiva usare la sua auto per i lunghi viaggi dopo che un’auto di servizio lo aveva lasciato a piedi a metà di una inchiesta, era rotto l’indicatore del serbatoio e lui era rimasto senza benzina in aperta campagna per tutta una notte, e poi la radio gli teneva compagnia permettendogli di evitare una conversazione con gli eventuali passeggeri.
La macchina affrontò le prime curve incominciando a salire in maniera decisa tra villaggi da fiaba e campi verdissimi pieni di mucche dal pelame folto e scuro e la radio incominciò a gracchiare, Patrizia cercò di rimetterla in sintonia, ma il segnale era troppo debole, la spense e rimase per ancora un po’ in silenzio.
“Tua moglie non è svizzera?”
Ecco ci siamo, pensò Chianale, perché bisogna sempre scivolare nel privato?
“Si è svizzera, abita a Lucerna con i bambini, che non sono più tanto bambini, mia figlia Michela è già laureata, ma l’hai incontrata a casa mia, ricordi?”
“Ah era tua figlia, pensavo fosse la tua nuova compagna.”
“Non sono ancora un pedofilo.”
“Era giovane, ma non poi così tanto…invece mio marito lo era.”
“Era cosa?”
“Un pedofilo, si faceva le sue studentesse… Era, forse è ancora, un professore di latino e greco al liceo classico. E’ successo dieci anni fa. Eravamo sposati da due anni, lui era supplente, io appena entrata in polizia, soldi pochi, per cui dava ripetizioni in casa. Un pomeriggio durante un arresto sono stata colpita e mi hanno mandata a casa prima della fine del turno, così l’ho beccato che dava ripetizioni un po’ particolari e nel nostro letto. Non ho detto una parola, sono andata all’armadio e ho cominciato a buttare la sua roba dalla finestra, la sgualdrina se l’è filata, lui è venuto a fare manfrina, alla prima parola ho estratto la pistola di ordinanza e gliela ho ficcata sotto il naso. Penso che stia correndo ancora adesso. Non lo ho mai più visto, per il divorzio ci hanno pensato gli avvocati, ma è stato facile, non avevamo nulla e quel poco che avevamo se lo sono spartito loro con le parcelle.”
Finì il discorso con una risatina, stette per qualche minuto in silenzio forse aspettando che Chianale raccontasse a sua volta, ma il commissario continuò a guidare senza proferire verbo.
“Sono stata depressa per più di tre anni. Ero innamorata e non capivo che cosa era successo, me ne davo la colpa. Poi ho cominciato ad uscire e frequentare altri uomini ed ho capito che la colpa non era mia, è che gli uomini pensano solo a quella cosa.”
Si guardò con attenzione l’indice della mano sinistra in cerca di chissà che cosa.
“E’ per questo che ero tesa all’inizio, non sai quanti superiori e colleghi ci hanno provato. Le voci dicono che sei serio e … beh avevo visto il letto sfatto e quella ragazza…, non sapevo che fosse tua figlia.”
Chianale guardò l’ora, erano in forte anticipo, fermò l’auto in corrispondenza del belvedere sul ghiacciaio da cui nasce il Rodano, un favoloso mare di ghiaccio.
Senza sapere bene perché incominciò a parlare di sé stesso.
“Per me è stato molto doloroso, ero anch’io innamorato e forse lo sono ancora. Mia moglie ha un carattere duro, severo, direi intransigente e non ha mai accettato soluzioni di compromesso, così il lavoro ci ha divisi, divisi fisicamente. Il peggio è stato con i figli, li ho visti allontanarsi, li ho persi poco per volta senza che mi fosse data la possibilità di condividere i loro momenti importanti. Quando succedeva loro qualcosa di bello o di brutto, io semplicemente non c’ero. Fino a poco tempo fa mi calavo nel lavoro per non pensare allo schifo della mia vita privata, ma non riesco ad adattarmi ai tempi nuovi. Non sopporto la violenza gratuita di questi nuovi criminali e non sopporto la spocchia pseudo scientifica dei colleghi giovani.”
Era appoggiato coi gomiti alla balaustra di legno, dopo quello sfogo si sentì per un attimo sollevato, lei gli pose una mano sull’avambraccio come segno di comprensione. Chianale a quel tocco si scosse, si drizzò e si volse verso l’auto.
“Adesso è ora di andare.”
Ripercorsero in discesa l’ultimo pezzo di strada e volarono verso il Grimselpass mentre piccole nubi si stavano già formando intorno alle vette come batuffoli di cotone impigliati, superarono il passo col suo lago e sotto di se videro l’ampio bacino idroelettrico. Il piazzale della diga era ingombro di mezzi dei pompieri, si vedeva la testa dei sommozzatori emergere dalle acque cristalline mentre venivano srotolate e calate in acqua funi e catene. Il capitano della polizia elvetica era un giovane sui quaranta, biondo, occhi azzurri, fisico asciutto, abbronzatura perfetta.
“Francois Duprè, ma chiamatemi Franco. Parlo l’italiano e sarò a vostra completa disposizione. Il nostro giudice istruttore era molto amico del vostro dottor Guardello e quando ha saputo che il caso poteva essere collegato mi ha detto di mettermi per qualsiasi cosa al vostro servizio. Abbiamo agganciato l’auto ed ora la porteremo galla. L’auto appartiene ad una industria farmaceutica di Zurigo ed i due a bordo dovrebbero essere agenti di sicurezza della ditta di ritorno da una filiale.”
Strinse le mai ai due poliziotti italiani ed a Chianale sembrò che trattenesse troppo a lungo quella dell’ispettore mentre la guardava fisso negli occhi.
Una voce li chiamò, l’auto incominciava ad affiorare dall’acqua, il bagagliaio era spalancato e dai finestrini rotti usciva una valanga d’acqua, all’interno si individuavano due corpi.
I poliziotti estrassero i corpi che presentavano ampie ferite al volto, forse causate dall’impatto col parabrezza verosimilmente esploso nel contatto con l’acqua.
Un medico li esaminò per qualche minuto.
“Sembrano morti nell’impatto, non annegati, ma sarò più preciso dopo l’autopsia.”
Alcuni gendarmi presero a frugare nelle tasche dei morti, presero i portafogli da cui estrassero i documenti e pochi altri oggetti: chiavi, spiccioli, fazzoletti…
Franco sporse a Chianale i documenti.
“Sono loro, i sorveglianti dispersi, corrispondono all’identikit?”
“Sì, ma come mai non ci sono i telefonini?”
Franco lo guardò perplesso.
“I portable.”
“Ho capito, ma li avranno persi nell’impatto o li avrà portati via la corrente.”
“Ad entrambi? Cerchi di avere i numeri dei loro cellulari così potremo stabilire dove sono stati, se sono stati a Torino il giorno del delitto avremo finalmente una traccia.”
“Vi conviene fermarvi in zona, domani mattina avrò già qualche riscontro dalle autopsie e sicuramente i nostri meccanici avranno finito di esaminare la macchina, ah stavo per dimenticare, chissà magari avrò anche risolto il giallo dei telefonini spariti.”
Chianale fece finta di non accorgersi che lo svizzero si burlava di lui.
“Potremo fare colazione insieme e discutere sugli eventuali sviluppi del caso.”
Franco prese di nuovo la mano di Patrizia fissandola negli occhi.
“Abbiamo un impegno a Lucerna poi torneremo in zona a dormire.”
Mentre si allontanavano l’ispettore Cassullo aveva l’aria interdetta.
“Lucerna?”
“Non è un impegno nostro, ma soltanto mio, devo vedere la mia ex moglie per cercare di riappacificarla con nostra figlia Michela. Sono più di sei anni che non ci vediamo, chissà se la lontananza mi ha reso più convincente. Mi spiace coinvolgerti, ma ho pensato che preferisci vedere Lucerna che stare lì sulla diga, la conosci? è una bella città, potrei farti da Cicerone in attesa dell’ora del mio incontro.”
Chianale la portò sul ponte di legno, le fece visitare le mura dalle numerose torri, mangiarono un panino per pranzo seduti su una panchina in riva al lago, poi mentre lui si recava all’appuntamento lei andò a visitare un museo di arti antiche.
Il sole calò mentre stavano tornando in auto verso Meiringen, Chianale era, se possibile, ancora più silenzioso del solito.
“Ci fermeremo a dormire dopo Meiringen, sai che cosa ha di particolare questo paese?”
“E’ il luogo dove Doyle fece morire Sherlock Holmes, speriamo di non fare la stessa fine, non mi piacerebbe finire in un burrone spinta dal dottor Morierty.”
Chianale rise di cuore è sembrò sbloccarsi.
“Non l’ho convinta, e ho scoperto di non conoscerla più. E’ cambiata tantissimo sia fisicamente che…beh, una estranea completa. Forse è colpa mia che ho idealizzato dei ricordi. Oggi ho finalmente capito che è finita, la persona che ho amato in effetti non esiste più, se non nella mia mente.”
Superarono la città, poi il commissario si fermò nel piazzale di una gasthof con la facciata tutta dipinta di scene di carrozze spinte su per la salita da gente allegra con in mano grossi boccali di birra.
“Mi sembra che sia l’ultima locanda prima del passo.”
Mentre prendeva le valige dal cofano Patrizia entrò a fissare le camere, uscì quasi subito ad aiutarlo.
“Pare che sia stagione di caccia e tutti gli alberghi sono pieni, c’era rimasta solo una camera doppia, l’ho presa.”
Chianale si fermò un attimo imbarazzato.
“Ti crea qualche problema se dormiamo nella stessa stanza?”
“No, è che non uso il pigiama, per cui non l’ho in valigia, mi arrangerò con un paio di boxer ed una maglietta.”
La camera era piccola, ma immacolata, con i due lettini gemelli pressoché accostati, secondo l’usanza erano coperti da soffici piumoni che servivano anche da lenzuola.
Scesero a cena, la sala da pranza era tutta in legno chiaro d’acero con motivi che da noi si definiscono tirolesi. Su una parete un poster con la squadra di calcio locale e su delle mensole delle coppe, premi di gare di bocce, calcio, pallavolo e quant’altro.
Sui muri troneggiavano trofei vari, teste e corna di camoscio e di capriolo, su un tavolino si guardavano una volpe ed una faina impagliate.
La cameriera era una donnona enorme con le gote rosse come mele, due lunghe trecce bionde ed almeno una sesta di reggiseno, porse loro la carta assolutamente ed esclusivamente in tedesco. Chianale cercò una lingua comune, ma la signora non parlava inglese ed il suo francese riusciva ad essere ancora più approssimativo di quello del commissario, in compenso biascicava qualche parola di italiano.
“Spezzatino, gutt, hirsh…cerfo?, wildschwein… cinchiale? Spattzli. Bier…birra?”
Malgrado le difficoltà di comprensione la cena si rivelò ottima, buona la cacciagione, ottimo lo strudel di mele. Avevano spento le luci e Chianale cercava la posizione migliore per addormentarsi, quando sentì scostare il piumone ed il contatto di un corpo caldo.