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Il procuratore capo era molto nervoso, il commissario Chianale vedeva le mani dalle lunghe dita affusolate agitarsi nell’aria accompagnando le parole con una gestualità non abituale in lui, ma che tradiva le sue origini partenopee.

“Mi sento responsabile della morte del procuratore Guardiello.”

Chianale rimase silenzioso.

“Ero indispettito per la sua ennesima assenza alle nostre riunioni di coordinamento, aveva detto di aver del lavoro urgente da svolgere a casa e io gli ho mandato una macchina della polizia a prenderlo, forse quello ha fatto precipitare la situazione. L’arrivo della polizia può aver fatto precipitare la situazione, o forse no?”

La domanda era retorica, qualsiasi risposta sarebbe stata solo piaggeria.

“Le riassumo i fatti. Da due mesi il dottor Guardiello conduceva una inchiesta tanto riservata da non comunicarne neanche a me l’oggetto, lei lo conosceva seguiva delle tracce esili e finiva col coinvolgere pezzi importanti del sistema, era sempre molto restio a parlare all’inizio delle sue inchieste perché spesso sembrava attaccare i mulini a vento, ma poi alla fine inevitabilmente aveva ragione. Questa volta non solo non ha fatto nemmeno un accenno a cosa stava indagando, ma disertava anche regolarmene le riunioni, svolgeva la gran parte del lavoro a casa, non aveva più praticamene vita sociale e spesso si negava persino al telefono.”

Il procuratore capo si asciugò col fazzoletto la fronte imperlata di sudore e violando tutte le regole da lui imposte si accese il sigaro, doveva essere molto agitato.

“Le ricapitolo i fatti. Guardello dice di non poter partecipare alla riunione, io mi incazzo e mando una macchina della polizia a prelevarlo. Nessuno apre ai poliziotti, nel frattempo una telefonata anonima dice che due ladri si stanno calando nel cortile del palazzo, arriva un’altra volante e viene deciso di sfondare la porta. Guardiello è morto, strangolato, l’autopsia rileverà nel sangue una forte dose di pentotal, probabile che cercassero di far parlare quando l’arrivo della polizia ha fatto precipitare la situazione, senz’altro non hanno saputo quello che volevano perché hanno portato via l’hard disk del computer e tutti i cd della casa, anche la collezione di musica classica del Guardello. La cosa più preoccupante che anche nel suo studio qui in tribunale sono scomparsi l’hard disk del computer e tutti i cd.”

“Quindi nessuno sa su che cosa stesse indagando il dottor Guardello, ma comunque su gente importante con appoggi anche qui in tribunale.”

“Ha centrato in pieno la situazione. I suoi colleghi navigano nel buio, nessuna impronta nell’alloggio, gli assassini hanno usato l’attrezzatura da scalatore del Guardello per calarsi nel cortile e di lì fuggire, ma nessuno li ha visti, o almeno così sembra, visto che i suoi colleghi non sono nemmeno stati capaci di individuare chi ha denunciato la loro fuga. Gli esperti dicono che senza hard disk non è possibile rintracciare alcun dato. Le perquisizioni in casa e nello studio del Guardello non hanno portato novità. Sono già passati tre giorni e niente!”

“Cosa posso fare io?”

“Non lo so, giri, annusi l’aria, cerchi qualche traccia anche nei posti più impensabili. Faccia rumore, cerchi di farli venire allo scoperto, che facciano un errore. Può essere pericoloso per cui avrà un compagno…”

Chianale ebbe un gesto di disappunto.

“…anche se preferisce agire da solo questa volta si dovrà adattare, non voglio che scopra qualcosa e nessuno lo sappia mai. Dovrete ogni sera farmi sapere tutto quello che avete fatto nei minimi particolari, anche solo telefonicamente. Vediamo con chi potrebbe lavorare.”

Il procuratore si rovesciò sulla poltrona, socchiuse gli occhi e si mise a soffiare ritmicamente nuvolette di fumo denso ed acre.

“Ho trovato quell’ispettore Cassullo, mi sembra in gamba, mentre lei si faceva uccidere sotto gli occhi il de Paolis, lei riconosceva tra i membri della gang gli assassini del Rambaudi. Poi è una donna, magari la sottovaluteranno.”

Aveva piovuto per due giorni, ampie pozzanghere coprivano i margini delle strade, i tombini intasati dalle foglie cadute avevano creato dei laghi ed i poveri pedoni rischiavano ogni momento una doccia fuori programma, il sole di fine estate seppur caldo stentava ad asciugare ed il mondo sembrava immerso in una fastidiosa umidità, Chianale si sentiva appiccicaticcio nella giacca ed il colletto della camicia, stretto dalla cravatta, era molle di sudore, un tormento, se fosse stato solo si sarebbe tolto giacca e cravatta, ma l’ispettore Cassullo sedeva impettita al volante della macchina di servizio, sembrava quasi imbronciata, per tutto il viaggio non aveva detto nemmeno una parola, strano di solito era una persona assai allegra.

“Parcheggiamo a due isolati dalla casa del dottor Guardello, a volte a piedi si notano cose che in macchina sfuggono.”

Lei rispose molto acida, frenando bruscamente per parcheggiare.

“La zona è stata battuta a piedi, sono stati interrogati tutti i negozianti nel giro di tre isolati e tutti i condomini delle case che si affacciano sul cortile dell’appartamento.”

Chianale sentì tutto il peso dell’ostilità, cosa doveva fare? Fingere, far finta di niente o cercare di chiarire la situazione? Decise di agire l’inchiesta era troppo importante per essere rovinata da incomprensioni e futili contrasti.

“Guardi che se l’inchiesta non le interessa può chiedere in qualsiasi momento di essere sollevata dal caso, io non ho niente in contrario.”

Anche l’ispettore decise di essere franca e diretta.

“Perché ha scelto me? Cosa sono queste promesse di promozione?”

“Non l’ho scelta io, ma il procuratore capo, io avrei preferito lavorare come al solito da solo. Di promozioni non ne so assolutamente niente.”

La Cassullo sembrò sollevata, ma anche un pochettino delusa, gli porse la mano.

“Se dobbiamo lavorare a così stretto contatto: Patrizia…”

Si strinsero la mano come se stessero presentandosi, la mano di lei era morbida, ma forte, la stretta fu vigorosa, Chianale non parlò.

“… G. come?”

“Giulio.”

“Giulio come Maigret!”

Chianale arrossì decisamente imbarazzato ed indispettito.

“Ecco perché preferirei che per tutti gli altri rimanesse solo G.”

“Come vuoi Chianale.”

Avevano percorso circa cento metri e niente di particolare aveva attiratola loro attenzione, sembrava tutto tremendamente ordinario e normale, i negozi, la folla, il traffico, il piccolo lavavetri al semaforo…

Chianale scattò, attraversò la strada a rischio di farsi travolgere dalle auto ed afferrò il ragazzino per un braccio prima che si dileguasse, sotto la sua mano sentì un braccio così magro da poter palpare tutte le asperità dell’osso.

“So che siete della polizia, ma è inutile che mi mettiate in comunità tanto scappo.”

L’accento tradiva la sua provenienza dall’est, ma l’italiano era proprio corretto.

“Voglio solo parlarti, vieni ti offro un gelato o preferisci delle paste?”

Lo sguardo del ragazzino luccicò di bramosia, ma puntò ancora i piedi.

“Non dirò niente dei miei amici, potrei avere sia il gelato che le paste?”

“Non mi interessano né i tuoi amici, né i tuoi protettori.”

Raggiunsero Patrizia e si accomodarono nella pasticceria gelateria in un tavolino un po’ appartato con davanti un piccolo cabaret di paste ed un enorme affogato.

Il ragazzino si strafogò, il commissario attese che la sua ingordigia si calmasse con i primi segni di sazietà.

“Ieri e l’altro ieri eri all’incrocio?”

“No, pioveva.”

“E tre giorni fa?”

“Quando c’è stato quel casino di auto della polizia per l’omicidio del giudice?”

“Sì, proprio quel giorno.”

“C’ero, ma quando ho visto quel casino ho lasciato l’incrocio e mi sono nascosto in quel portone.”

“Cosa hai visto?”

“Ho visto arrivare un mucchio di macchine ed una gran quantità di sbirri.”

“Non hai visto niente di strano?”

“No, niente, tutti correvano a vedere, meno quei due uomini.”

“Quali due uomini?”

“I due svizzeri.”

“Come i due svizzeri? Come sai che erano svizzeri?”

“Almeno sono saliti su una macchina svizzera.”

“Racconta per bene, allora questi due signori da dove arrivavano?’

“Dal portone carraio del cortile della casa del giudice.”

Chianale pensò bingo!, avevano una traccia.

“Mentre tutti correvano verso la casa per vedere loro si sono quindi allontanati per andare dove?”

“Alla macchina glielo ho detto, no? Posso avere ancora un gelato.”

Patrizia ordinò un altro gelato, il commissario aspettò che tornasse.

“Di che marca era l’automobile?, per sapere che era svizzera hai visto la targa, la ricordi?”

“Era una jaguar verde, una gran bella macchina,della targa mi ricordo solo che c’erano tre sei, 666 come il diavolo.”

“E dov’era parcheggiata quella macchina?”

“Là, proprio davanti al portone dove stavo io!”

“Quindi li hai visti, puoi descriverli?”

“Alti, capelli a spazzola, vestito scuro, camicia azzurrina, scarpe nere, gente di classe.”

“Ti piacerebbe fare l’identikit di quei due signori?”

“Come nei telefilm americani? Che bello! Posso avere ancora delle paste?”

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