Mentre aspettavano notizie dalla polizia elvetica Cassullo e Chianale andarono ad interrogare la segretaria del dottor Guardello, era ora di pranzo e la trovarono in sala mensa. Come in tutte le mense aleggiava un odore di pesce e di verdure bollite, il commissario si ricordò che era venerdì, Patrizia prese anche lei un vassoio e si diresse al self service, Chianale preferì digiunare, si accontentò di una bottiglietta di acqua minerale presa alla macchinetta.
“Possiamo sederci con lei? Vorremmo farle alcune domande sul dottor Guardello.”
La poveretta posò le posate e levò gli occhi al cielo.
“Ancora? Non so niente di utile sulle sue indagini, ultimamente non era quasi mai in ufficio. Non so chi possa aver manomesso il calcolatore.”
“Vorrei sapere chi aveva incontrato recentemente.”
“Ho già fatto un elenco delle persone e di chi non sapevo il nome ho dato una descrizione.”
“Sì, l’ho letto, ma mi interessa in particolare una persona non identificata che è stata vista sia da lei che da i vicini di casa, almeno penso che sia la stessa persona: lei parla di treccine, loro di capelli rasta, lei di kipà, loro di coppola di lana colorata ed anche per il resto non sembrano esserci grosse differenze. Può dirmi qualcosa di più, non so…quanto si fermava col dottore, se era in rapporti amichevoli, se arrivava con dei pacchi, qualunque cosa.”
“Ma la prima volta si è fermato poco, le due altre volte circa un quarto d’ora. Non so cosa facesse, arrivava, avvertivo il dottor Guardello, lo facevo entrare, nelle due ultime occasioni aveva dei piccoli pacchetti.”
“Per avvertire che era arrivato cosa diceva al dottore, un nome o lo descriveva?”
“Dicevo la polizia ha portato la persona che attende.”
“La polizia?”
“Sì, era accompagnato da una guardia carceraria.”
“Non c’è nessuna guardia carceraria nell’elenco che ha fatto.”
“Perché nessuna guardia carceraria ha visto il dottor Guardello, si fermavano nell’anticamera a chiacchierare con me.”
Patrizia si era attaccata al telefonino trascurando i piatti che aveva davanti, lo posò con un sorriso trionfante.
“L’ho rintracciato, è un haker coinvolto in una rapina. Non volevano lasciarcelo così ho dovuto scomodare il procuratore capo, tra mezz’ora lo portano nel suo ufficio, così lo potremo interrogare.”
Era poco più che un ragazzo, magro, secco, una rada barbetta gli incorniciava il volto, gli occhi neri piccoli erano mobilissimi, volavano da un oggetto all’altro, cappelli rasta e piccola coppa colorata gli davano un aspetto esotico, malgrado la sua perfetta italianità.
“Cosa ci guadagno io? Guardello aveva fatto delle promesse.”
“Ti conviene collaborare sei in una brutta situazione per quella rapina.”
“Cosa c’entro io? Ho dato solo delle informazioni su dei dispositivi di sicurezza, roba che si trova su internet, che colpa ne ho io se hanno utilizzato quei dati per una rapina? Sono accusato ingiustamente e Guardello che lo sapeva mi aveva fatto delle promesse, io lo ho aiutato ed ora mi ritrovo con un pugno di mosche in mano.”
“Hai violato un sito protetto per avere quelle informazioni che erano riservate…”
Chianale guardò il procuratore capo che assentì spazientito.
“…, ma se ci aiuti possiamo vedere, cosa ti aveva promesso il dottor Guardello?”
“Gli arresti domiciliari e l’uso di internet, senza internet sono morto.”
Il procuratore capo sussurrò all’orecchio del commissario.
“Ti promettiamo di poter andare su internet in carcere, se vediamo che non violi dei siti, può anche darsi che in seguito ti facciamo avere gli arresti domiciliari.”
Il ragazzo fece una smorfia.
“Meglio che niente, sparate.”
“Cosa hai fatto per il dottor Guardello?”
“Ho collegato i suoi calcolatori tramite telefonino, quello che metteva su uno era riversato sugli altri ad intervalli di dieci minuti attraverso stringhe codificate dai telefonini, erano telefonini particolari che si era procurato al politecnico.”
“Non abbiamo trovato alcun telefonino. Hai detto da uno sugli altri calcolatori, quanti ce ne sono?”
“Quello di casa, quello dell’ufficio ed uno particolare, niente tastiera o mouse, niente video o lettore di cd, solo hard disk, processore e ram, una cosa microscopica.”
“Sai dov’è?”
“No, non me lo ha mai detto.”
Uscito il ragazzo il procuratore capo ed i due poliziotti si guardarono pensosi.
“Accidenti alla sua mania di segretezza, chissà dove ha ficcato quel computer.”
Mentre il procuratore capo parlava Chianale osservava la stanza pensando a quanti nascondigli c’erano in una camera, sempre sapendo in quale camera cercare, per esempio quella pila di vecchi faldoni processuali, casi insoluti che il procuratore si ostinava a tenere aperti, poteva nascondere facilmente un elefante altro che un portatile ed un minuscolo computer, però una cosa la sapevano il nascondiglio doveva essere vicino ad una presa, vicino…il commissario ebbe una folgorazione.
“Si ricorda il litigio che ha avuto col dottor Guardello? Si ricorda cosa gli disse?”
“Non era un litigio, una spiacevole discussione che avrei dovuto avere in un luogo riservato, ma mi aveva proprio esasperato e sono sbottato in pubblico… Gli dissi che le sue inchieste erano una perdita di tempo, non si chiudevano mai ed erano la cosa più lontana da me che potesse esserci…”
Chianale indicava la pila di falconi, Cassullo si alzò per andare a vedere.
“Qui, ce meno polvere di quanta dovrebbe esserci.”
In tre smontarono in fretta la pila e trovarono un strano marchingegno collegato ad un telefonino, ora finalmente avrebbero saputo a cosa lavorava il magistrato ucciso.
Squillò il telefono, il procuratore assunse un’aria molto preoccupata.
“Un veicolo con le caratteristiche da noi segnalate è precipitato ieri in un lago di montagna in Svizzera, domani tenteranno di recuperarlo, la polizia svizzera vi attende. Siate prudenti. Qui ho segnato la località dove dovete recarvi.”
Il procuratore porse a loro un foglietto su cui aveva scarabocchiato un indirizzo, poi chinò il capo e posò gli occhi sulle carte che ingombravano la sua scrivania, la riunione era finita e lui non voleva far scorgere la sua profonda ansietà.