V
Il sergente Ford espose all’ispettore Gibbs i risultati delle perizie.
“La ragazza ha mentito, abbiamo trovato le sue impronte nella cucina e la sua saliva sulla sigaretta nel portacenere, niente tracce sicure di saliva sul mozzicone nel caminetto. Impronte dell’attendente sia in cucina che nello studio, ma sappiamo che è stato li la mattina, abbiamo cercato le sue impronte sull’interruttore, ma purtroppo i miei uomini hanno acceso la luce entrando e le impronte non sono quindi identificabili. Niente impronte del ragazzo, ma sappiamo che indossa abitualmente dei guanti. Più complicato il discorso delle lettere, erano lettere d’amore della sorella del colonnello indirizzate al cognato, e dal poco rimasto si evince che era lui il padre del ragazzo.”
Gibbs corrugò la fronte quel particolare non quadrava con le sue certezze, il silenzio durò alcuni minuti, il sergente imbarazzato cercò di rompere quella gelida atmosfera con alcune futili osservazioni.
“Certo che questo spiega l’atteggiamento della moglie del colonnello. In paese erano tutti stupiti nel vedere che lei aveva tollerato la relazione tra il colonnello e la sorella, che adesso sappiamo non essere vera… Certo che sembrava strano quell’atteggiamento da una persona così rigida moralmente, una cattolica osservante, quasi bigotta.”
Un largo sorriso comparve sulla faccia dell’ex-ispettore.
“Adesso sì che quadra tutto. Sergente faccia cercare nei paesi vicini chi ha riprodotto una chiave quel giovedì mattina, deve essere un posto vicino ad una farmacia… e controlli anche dal farmacista che la stessa persona abbia comprato degli ipoglicemizzanti. Poi controlli nei vecchi rapporti se i primi ad arrivare sulla scena dell’omicidio-suicidio sono stati il colonnello ed il suo attendente. Appena ha le risposte convochi i tre sospetti ed io le indicherò l’assassino e le prove per incastrarlo.”
Il pomeriggio era particolarmente tetro, la pioggia picchiettava sui vetri con insistenza e nell’ufficio del sergente Ford faceva freddo, Pitt aveva tenuto il cappotto e teneva il bavero rialzato, Ellen si agitava nervosa sulla sedia, solo Harry l’attendente sembrava a suo agio con un largo sorriso sulla faccia paciosa.
Il sergente Ford sedeva impettito a fianco del poliziotto incaricato di registrare l’incontro, l’ex-ispettore Gibbs girava inquieto per la stanza cercando la maniera più adatta per iniziare il confronto, poi si fermò di colpo ed indicando Ellen con il dito l’apostrofò in maniera rude.
“Lei ci ha mentito, abbiamo trovato le sue impronte nella casa.”
“E’ vero sono entrata in casa, ma non lo ho ucciso io. Gli ho chiesto dei soldi e lui me li ha negati così sono uscita.”
“Lei mente di nuovo, non sarebbe mai andata dal colonnello per chiedergli dei soldi, piuttosto avrebbe fatto la fame, lei è andata per perorare la causa di suo cugino… o meglio devo dire del suo fratellastro?”
Nessuno degli astanti mostrò sorpresa, dopo un attimo di silenzio intervenne Pitt.
“Si lo sapevamo. Ce lo disse il colonnello con la sua solita grazia un giorno che ci sorprese adolescenti a baciarci. Ci sconvolse ed è il motivo per cui fuggii di casa, ma penso che mio zio con quel suo sottile sadismo provò piacere ad ambedue le cose. Ellen non dovevi andare da lui per me, sei sempre troppo altruista.”
Gibbs ignorò l’interruzione.
“Ellen ci racconti cosa è successo.”
“Incominciò con una giaculatoria accusandomi di aver interrotto la sua cena e di aver scombinato le sue odiose abitudini. Poi andò avanti facendo pesanti allusioni ai miei sentimenti per Pitt ed allora nervosa com’ero feci l’errore di accendermi una sigaretta…Mi urlò in faccia cosa pensava delle donne che fumavano, non lo sopportai più, schiacciai la sigaretta nel portacenere e scappai via.”
“Dimenticando il pacchetto di sigarette.”
Seguì nuovamente un lungo silenzio, che Pitt nuovamente interruppe.
“Come avete scoperto della relazione tra mia madre ed il padre di Ellen?”
“Abbiamo trovato delle lettere semibruciate.”
“Ah ecco perché aveva acceso il caminetto.”
Gibbs si rivolse di scatto verso Harry.
“Come fa a sapere del caminetto?”
“Ho visto il fumo uscire dal camino.”
“Veniamo a lei Harry. Lei è andato a trovare il colonnello al mattino…”
“Ed ecco perché avete trovato le mie impronte.”
“e lo ha ricattato con quelle vecchie lettere… non mi interrompa…lei era stato il primo ad accorrere sul luogo della tragedia col colonnello ed insieme avete invertito le parti… è inutile che neghi…era la cognata che scoperta la tresca aveva ucciso il marito e si era suicidata, ma la moglie del colonnello se la cosa si fosse risaputa sarebbe morta di dolore, la sorella suicida non avrebbe potuto essere sepolta col rito cattolico…”
“Va bene avete scoperto la cosa, ma come mi ha detto il colonnello sono cose vecchie cadute in prescrizione, anche se a lui dovevano importare se ha sporcato il caminetto per bruciarle. Volete accusarmi di ricatto?”
“Lei al mattino è arrivato mentre il colonnello nascondeva la chiave prima della sua corsa mattutina, lei la ha presa è andato nel villaggio di M…, ne ha fatto fare una copia e mentre aspettava ha comprato degli ipoglicemizzanti per il suo diabete,… zitto! abbiamo i testimoni, sono nell’ufficio accanto, vuole che li facciamo entrare… Bene… al ritorno del colonnello ha fatto il suo piccolo ricatto, è stato insultato e minacciato di essere escluso dal testamento, mentre usciva ha visto la bottiglia del latte col sigillo rotto e d’istinto ha messo le sue medicine nella bottiglia. Poi alla sera è andato a far sparire le prove…”
“Non è vero ero pentito di quello che avevo fatto e volevo salvare il colonnello, poi quando non mi ha aperto ho pensato che fosse già morto e sono scappato, cosa volete da me in fondo è morto d’infarto, non per le mie medicine…”
“No, non è morto per le medicine perché a causa di sua nipote ha cenato più tardi del solito, così quando lei è arrivato lo ha trovato ancora vivo e vegeto. Così lei quella sera è entrato ed ha parlato col colonnello. Con la sua solita rapacità, come qui dal sergente Ford, non ha saputo resistere al desiderio di scroccare una sigaretta, la ha fumata col bocchino e la ha buttata nel caminetto, per questo non c’erano tracce di saliva…”
“Fantasie, solo fantasie…”
L’esposizione dell’ex-ispettore Gibbs divenne più stringente, irritato com’era dall’imperturbabile sorriso dell’attendente.
“Poi è arrivata la telefonata di Pitt che annunciava allo zio la sua visita, il colonnello la ha scacciata, lei ha perso la testa lo ha afferrato per il bavero e lo ha scosso violentemente, il cuore dell’anziano ufficiale già affaticato dalla giornata stressante non ha retto all’emozione. Sapeva dell’arrivo a minuti del nipote ed è fuggito dalla porta posteriore dimenticando di far sparire la bottiglia del latte. E’ passato dallo studio, dove ha notato la rosa, ha chiuso a chiave la porta pensando di tornare più tardi a sistemare le cose e si è precipitato sul marciapiede…”
Pitt intervenne con sguardo duro.
“Dove mi ha quasi travolto, se non è colpevole, perché tanta fretta?”
“Sogni, fantasie, non potete provare niente, cercate tutti di salvare la ragazza. Lo ha ucciso lei, quando sono andato da lui era già morto… Quella sera non mi ha aperto, non potete dimostrare il contrario, la cicca non è mia e anche la storia della rosa… tutti sanno che lui si occupava delle rose al mattino presto, diceva che le rose bisognava coglierle umide di rugiada perché si conservassero, la rosa nello studio l’aveva colta al mattino dopo la corsa…”
“No, quella mattina no! Aveva piovuto tutta la notte, il terreno era fradicio e lui si occupò delle rose al pomeriggio, quando era spuntato un timido sole. La rosa la ha colta nel pomeriggio e lei può averla vista solo alla sera quando ha ucciso il colonnello!”
Il sorriso si spense sulla faccia dell’attendente diventata grigiastra, mentre un raggio di sole finalmente bucava la coltre di nuvole ed illuminava la stanza.