III
Il sergente Ford e Gibbs stavano ispezionando la vecchia cucina dal grande caminetto ove il colonnello era morto.
“Vede ispettore, il medico legale è sicurissimo, il latte ingerito conteneva i farmaci, ma era quasi tutto ancora nello stomaco, invece come si può notare dalle fotografie del cadavere il davanti della giacca da camera è sgualcito e manca un bottone che abbiamo ritrovato sul pavimento con attaccato un pezzo di stoffa come se fosse stato strappato con violenza, e, guardi in quest’altra fotografia, un lieve ecchimosi sulla guancia del colonnello, il medico assicura prima della morte. Quindi l’ipotesi più corretta è che il colonnello sia stato strattonato e colpito, in seguito a ciò ha avuto l’infarto, quindi possiamo di nuovo parlare di omicidio.”
Il vecchio ispettore ascoltava apparentemente distratto perché intento ad osservare con acutezza il luogo del delitto, dai vecchi interruttori della luce non ancora a pulsante, al tavolo con sopra ancora la scodella del latte, la bottiglia era stata rimossa per le analisi, e un pacchetto di sigarette semivuoto. Nel portacenere, di quelli a stelo, c’era una sigaretta spenta con rabbia appena dopo essere stata accesa.
“Strano il colonnello fumava solo sigari, deve aver avuto quindi un ospite.”
“Non è la sola stranezza, il giardiniere dice che il colonnello era assai metodico, per esempio il latte lo beveva alle sette e un quarto in punto e questo ci permette di stabilire approssimativamente l’ora della morte, ma ci ha anche detto che all’ultimo giorno di aprile faceva pulire il camino, portare la legna rimasta nella legnaia e non riaccendeva il fuoco fino al quindici settembre.”
“Quindi perchè ha acceso il camino?”
Gibbs si avvicinò all’enorme bocca del camino antico, la cenere e i pezzi incombusti erano approssimativamente al centro, in un angolo il mozzicone di una sigaretta, evidentemente gettato nel fuoco, ma con scarsa mira.
“Noti Ford, sono state bruciate delle carte, ma erano tenute molto strette… sembra da un nastro…, dove erano tenute compatte la carta ha resistito, faccia venire la scientifica ad esaminare tutto.”
“Si forse scopriremo chi era l’ospite omicida, ma rimane un problema come ha fatto ad uscire? Era tutto sprangato dall’interno.”
“Tutto?”
“Tutto, le finestre sprangate dall’interno come la porta d‘ingresso, la porta che dà sul retro chiusa a chiave e la chiave era nel mazzo in tasca al colonnello.”
“I nipoti hanno abitato qui, possono averne una copia.”
“Ci siamo informati, la vecchia serratura è stata cambiata sei mesi fa e il vecchio ha voluto una unica chiave, potrebbe averne fatta in seguito una copia, ma per darla a chi? Non al giardiniere, né a alla donna delle pulizie. Comunque io una idea l’avrei, il camino è ampio, il nipote è un acrobata, potrebbe essere uscito di lì.”
“Dubito, ne sarebbe uscito nero di fuliggine e qualcuno l’avrebbe notato. Proverò ad interrogare le due signore che stanno qui di fianco, è meglio che le interroghi io, sono piuttosto vecchie e svampite, non vorrei che si agitassero di fronte alla sua divisa, è già così difficile avere dalla gente dei riscontri precisi in colloqui informali, figuriamoci in quelli ufficiali.”
“Le ho viste salendo in macchina, sono giù al parco su una panchina vicino ai giochi di bocce.”
L’ex-ispettore sbuffò aveva sempre lasciato ai subalterni gli interrogatori delle persone anziane, trovava già abbastanza imprecisi i giovani, figuriamoci doversi occupare di persone rimbambite pronte a divagare e a confondere realtà con sogni.
Un tiepido sole primaverile riscaldava i discorsi del gruppetto di anziani al parco, alcuni sulle panchine leggevano il giornale, altri, i più numerosi, giocavano a bocce, ai bordi del campo le due anziane signorine sferruzzavano lavorando a maglia e chiacchieravano fitto tra di loro, interrompendosi solo per fare qualche commento ai tiri dei giocatori.
“Scusate se vi disturbo signorine Spears.”
“Nessun disturbo ispettore Gibbs, anzi siamo curiose di apprendere qualcosa sulla morte del nostro povero vicino.”
Gibbs si rassegnò a raccontare quanto sapeva dell’accaduto.
“Adesso avrei però bisogno del vostro aiuto.”
“Lei ci lusinga caro ispettore.”
“Vorrei sapere se avete notato qualcosa di particolare l’altro giorno.”
“Si nel pomeriggio il colonnello è andato nella legnaia, che ora era cara?”
“Le sei, avevo appena servito il te.”
“Si le sei, è andato nella legnaia a prendere della legna, ci pensa della legna al mese di maggio!”
“Per lui una cosa sconvolgente.”
“Avete visto qualcuno fargli visita?”
“Non noi, ma il signor Norton ci diceva prima di aver visto il vecchio attendente del colonnello.”
“Un così bel ragazzo alto, robusto, capelli ed occhi neri…”
“Questo qualche anno fà, il signor Norton ci ha detto che adesso è grasso e pelato.”
“A che ora vi ha detto di averlo visto?”
“Norton a che ora hai visto l’attendente del colonnello?”
Un vecchietto dall’aria mite si voltò con in mano la boccia che stava per lanciare.
“Alle otto e trenta del mattino, lo ho incontrato appena uscito col cane per la passeggiata. Era a King Cross, stava salendo dalla strada del colonnello ed andava a prendere l’auto al parcheggio.”
“Grazie Norton, ma se lei ispettore vuole saperne di più deve andare a trovare la signora Trent.”
“Poverina è paralizzata da cinque anni e passa le sue giornate a letto.”
Lo sguardo di Gibbs era sperso, cosa se ne faceva della testimonianza di una anziana paralitica costretta a letto, le due signorine colsero la sua titubanza.
“Povera stella passa le sue giornate a vedere che cosa capita fuori, dal suo letto si vede tutta la vostra strada ispettore e certamente se è capitato qualcosa di strano lo ha notato. Mary dovremmo andare a trovarla più spesso.”
“Hai proprio ragione cara.”
Miss Trent era nel suo letto vicino alla finestra appoggiata ad un cumulo di cuscini, Gibbs poté constatare che dalla finestra si scorgeva benissimo tutta la strada, compreso l’ingresso della casa dl colonnello.
“Quindi lei vuole sapere chi ha fatto visita al colonnello quel giorno. Vediamo, alle sette e trenta un signore grasso e calvo lo aspettava al rientro della sua corsa mattutina, deve essere uscito tra le otto e le nove perché non lo ho visto. E’ l’ora in cui viene l’infermiera per aiutare a lavarmi. Poi niente fino alle sette e un quarto di sera, tre visite, prima la nipote, poi verso le otto di nuovo il pelato ed alle otto il nipote, si sono quasi scontrati, uno usciva e l’altro entrava. Nessuno si è fermato più di dieci minuti.”
“E’ sicura di chi ha visto, a quell’ora è già buio.”
“C’è proprio un lampione di fronte al cancello del colonnello e a differenza di altro la vista è ancora buona, poi alle dieci il gran trambusto con l’auto della polizia, ma lei c’era e sa meglio di me.”
“Non è capitato nulla di insolito nella giornata?”
“Ah già. Mi ha interrotto e quasi dimenticavo, la signorina del giovedì si è fermata pochi minuti ed è tornata al parcheggio di corsa.”
”Quale signorina?”
“Non sa niente? Il colonnello tutti i giovedì sera ospitava una di quelle signorine per circa due ore dalle nove e trenta alle undici e trenta, si faccia raccontare tutto bene dalle signorine Spears, loro vedevano bene dalla loro casa.”
Un risolino concluse la frase dell’anziana signorina.
“Grazie Miss Trent.”
L’ex-ispettore pensò che due enigmi si erano risolti, il postulante del mattino che lui aveva sentito era l’attendente, ed ora si sapeva anche chi era l’ignota che aveva dato l’allarme, ma purtroppo altri interrogativi si erano aperti, doveva tornare dalle signorine Spears.