IV
Gibbs mise il sergente Ford a conoscenza dei risultati delle sue indagini, il sergente si rabbuiò.
“Così le tre persone che avevano un movente per uccidere il colonnello si trovavano sulla scena del delitto al momento giusto. Sono stato dal notaio come mi aveva suggerito. Con la morte del colonnello la nipote viene in possesso dell’eredità della zia, il nipote eredita le sostanze dello zio e l’attendente gode di un ricco lascito. Da notare che tutti e tre hanno necessità di soldi, per almeno due impellente. Li ho convocati come persone informate della vita del colonnello, vuole assistere all’interrogatorio? Potrebbe essermi utile.”
L’ex ispettore annuì pensieroso.
La prima ad entrare fu la nipote, sguardo duro, sulla difensiva.
“Posso offrirle una sigaretta? Un caffè?”
Il sergente spinse verso la ragazza attraverso il tavolo un pacchetto di sigarette.
“Grazie preferisco le mie, vada invece per un caffè.”
La ragazza tirò fuori un pacchetto di sigarette senza filtro, della stessa marca trovata a casa del colonnello, l’accese ed aspirò il fumo nervosamente.
“E’ vero sono andata a casa di mio zio verso le sette e un quarto, per chiedergli dei soldi, ma lui non mi ha aperto, ho bussato un paio di volte e me ne sono andata.”
“Lo sapeva che suo zio era diabetico?”
“L’avevo immaginato dal fatto che usasse sempre i dolcificanti, ma non lo sapevo con certezza.”
“Sapeva che suo zio riceveva il giovedì sera?”
“Davvero? Non pensavo proprio che mio zio avesse degli amici.”
Sorseggiò il caffè, la tazza era bollente ed aveva il manico sbreccato così dovette prenderla più volte con la punta delle dita, poi dopo poche domande di rito venne congedata dal sergente, spense il mozzicone delle sigaretta ed uscì.
Appena uscita il sergente si fregò le mani, prese con una pinzetta il mozzicone e imballò con cura la tazzina.
“Una bella serie di impronte ed un campione di saliva, ottimo!”
La scena si ripeté con l’attendente, in verità non attese l’offerta della sigaretta, si servì appena entrato dal pacchetto del sergente rimasto sul tavolo, strappò il filtro ed introdusse la sigaretta in un piccolo bocchino.
“Grazie per il caffè, ma niente zucchero, uso i dolcificanti, sa sono un po’ soprappeso. Si sapevo che il colonnello era diabetico, fu per quello che venne allontanato dal servizio sul campo e relegato in un ufficio.”
“Perché si è recato due volte nello stesso giorno dal colonnello?”
“Al mattino ero andato a chiedergli un prestito, che lui mi ha negato. Era volata qualche parola di troppo da parte di ambedue, per cui sono tornato per scusarmi, mi sarebbe dispiaciuto essere tagliato fuori dall’eredità. Si, sapevo del lascito.”
“Sapeva che il colonnello riceveva il giovedì sera?”
“Avrei dovuto immaginarlo dalla rosa.”
L’ispettore Gibbs si accigliò, ma il sergente venne in suo aiuto.
“C’era una rosa del giardino nello studio del colonnello.”
“Il colonnello ha sempre dovuto ricorrere a delle professioniste, ehm, diciamo per dei piccoli problemi forse causati dal diabete. Comunque, forse per rendere un minimo romantica la cosa, era uso regalare una rosa. Quando eravamo all’estero toccava a me procurargliela e giuro che non sempre era facile.”
Quando uscì il sergente era poco entusiasta.
“Niente saliva, ma almeno le impronte le abbiamo.”
Il nipote entrò indossando un paio di guanti di capretto, rifiutò sia le sigarette che il caffè, il sergente era sconsolato.
“Sono andato da mio zio verso le otto, circa dieci minuti prima gli avevo telefonato per avvertirlo della mia visita, ma ho fatto male perché non mi ha aperto la porta, forse dovevo andare all’improvviso.”
“Così lei ha parlato con suo zio verso le otto, cosa le ha detto?”
“La giornata dei rompiballe, poi ha riattaccato.”
“Sapeva che suo zio era diabetico?”
“E’ la prima volta che lo sento dire. Ecco perché a casa non assaggiava mai i dolci.”
“Sapeva che suo zio riceveva il giovedì sera?”
“Riceveva? Ah …ho capito, ancora e alla sua età, quel vecchio porco.”
Mentre stava per uscire Gibbs si alzò e gli tese la mano, Pitt si tolse il guanto per stringerla, aprì la porta, si rimise il guanto ed uscì.
“Ecco sergente le sue impronte, le faccia rilevare dalla maniglia, ma se porta i guanti poteva averli anche la sera del delitto e non aver lasciato traccia.”
“Una cosa è però chiara almeno due stanno mentendo, se non addirittura tutti e tre. Dalle impronte sapremo chi è entrato nella casa e chi no.”
“Mi spiace deluderla, ma troveremo senz’altro quelle lasciate dall’attendente nella visita del mattino, dovremo cercarle su qualche oggetto che non dovrebbe aver toccato in quella occasione.”
Gibbs guardò fuori della finestra, aveva ricominciato a piovere.
Erano passati due giorni e la situazione non era cambiata, l’asfalto era lucido di pioggia e neri nuvoloni correvano verso l’orizzonte lasciando presagire niente di buono, l’ex ispettore decise che era ora di andare a trovare le signorine Spears, anche se sapeva che avrebbe ottenuto molto poco. Per esperienza sapeva che la gente è troppo occupata dei fatti propri per ricordarsi delle abitudini altrui, oltretutto c’era da tener conto della classica riservatezza inglese, notare quello che fanno i vicini appare di cattivo gusto per cui ci si dimentica subito anche di quel poco che si è involontariamente notato.
“Caro ispettore come può vedere la casa del colonnello è su un solo piano, lievemente più alto del nostro, per cui non possiamo vedere nelle sue stanze.”
“Ma voi avete ancora un piano.”
“Si ma è la mansarda, c’è solo la camera degli ospiti dove non andiamo mai, e poi di li si possono osservare solo la stanza da letto e lo studio con la porticina secondaria sul giardino.”
Gibbs si avvicinò alla finestra e scostò le tendine.
“Vedo che però il giardino lo potete osservare bene.”
“Quello si ed è anche un piacere, guardi che splendide spalliere di rose, i fiori sono un pochettino sciupati dalla pioggia, ma basterà una briciola di sole e ritorneranno stupendi.”
“Quindi avrete visto qualche volta il colonnello trafficare in giardino.”
“Oh quello sempre! Noi facciamo colazione qui, quindi lo potevamo osservare dal mattino quando usciva per correre fino a quando si ritirava la sera recuperando la chiave, vero Mary?.”
“Quale chiave?”
“La chiave della porticina secondaria, la metteva al mattino quando usciva per correre sotto il vaso di fiori, diceva che gli dava fastidio correre con la chiave in tasca. La ritirava poi la sera dopo cena mettendola con le altre nel portachiavi.”
Il mistero delle porte sbarrate era risolto, qualcuno poteva in quel lasso di tempo aver fatto fare una copia.
“Vi ricordate di quel giovedì?”
“Si fece due cose insolite: portò della legna in casa…”
“E’ vero Emma era proprio strano per lui prendere legna in questa stagione.”
“E l’altra stranezza?”
”Diversamente del solito si era occupato dei fiori nel pomeriggio …”
Per Gibbs era una illuminazione, si ricordava che quel mattino era tutto fracido, era raggiante in volto aveva capito tutto, ma volle lo stesso chiedere un’ultima cosa.
“Sapevate che il colonnello riceveva il giovedì sera?”
“Una cosa vergognosa..”
“Sì, una cosa vergognosa, in camera da letto… sapesse delle cose…”
“Emma ha ragione pensi che non tirava nemmeno le tende della camera da letto…”
“E con la luce accesa!”
L’ex ispettore le ringraziò e mentre se ne andava sorrideva tra di sé pensando alle due vecchie e gentili signorine nel buio della camera degli ospiti a guardare il loro particolare e privato spettacolino pornografico.