L’ispettore capo di Scotland Yard in pensione Gibbs era soddisfatto della sua scelta, la maison di village che aveva comprato in un paesino della Provenza era un sogno, una stretta fetta di limone tra altre case con a piano terra un salone ed una sola camera nei due piani soprastanti, ma le cose importanti erano un ampio caminetto nel salone per riscaldare ed illuminare le giornate invernali ed un giardinetto posteriore ove il profumo delle rose si mischiava con quello delle bouganville e di mille altri fiori. Da quel giardinetto odoroso si dipartivano una piccola scala che scendeva nella cantina a volta di botte dove Gibbs teneva le sue preziose bottiglie di vino e, chiuso da un basso cancello in ferro, un sentiero che portava direttamente tra i campi e le vigne. In un angolo buio del giardino, quasi a ridosso della casa, una panca in pietra dove stendersi nei pomeriggi afosi e di fronte sull’altro lato una piccola rimessa in cui si intravedeva la bici da corsa con cui Gibbs si divertiva nel fresco della mattina a ripercorrere nelle strade intorno al paese le tappe passate del Tour di France. Quel giorno l’ispettore si era alzato di buon mattino, voleva provare la tappa che di li a pochi giorni avrebbero corso i corridori del Tour arrampicandosi sulle tortuose strade delle Alpilles, l’aria era fresca, il cielo azzurro come non mai, ma forse tutto era troppo perfetto e bello per non riservare qualche sorpresa. Gibbs ammirava i grappoli d’uva già sugosi sotto il sole di Luglio e aspirava a pieni polmoni il profumo che i levava dalle rosse rose piantate ad ogni inizio filare, le gambe giravano rapide quasi senza sforzo, lo sguardo si perdeva nel panorama, quando un assembramento di macchine di polizia lo fece rallentare ed un grido lo fermò.
“Gibbs!” Un gendarme con i gradi da ufficiale si avvicinò. “Ma sì sotto quel casco c’è proprio il mio amico Gibbs.”
Gibb si ricordò: era un ufficiale della gendarmeria di Parigi con cui aveva lavorato ad un intricato caso di furti ed omicidi.
“Caro Morot che bello rivederla, ma come mai qui e non più a Parigi?”
“Mia moglie ha ereditato un mas con un po’ di terreno qui vicino, così ho chiesto il trasferimento e sono capo della gendarmeria di questo distretto. E lei? La sapevo in pensione, mi avevano detto in un paesino della Cornovaglia o Devonshire, non ricordo più …”
“Troppa nebbia in Inghilterra e troppa pioggia sulle mie rose, mi sono trasferito adesso vivo nel paesino di G.”
“La voglio assolutamente ospite una sera a cena a casa mia, vedo che ha sempre la passione per il ciclismo.”
“Si sto aspettando con ansia che passi il Tour ed intanto provo il percorso.”
“Guardi mi tocca il servizio d’ordine per cui, se vuole, la posso far salire su una delle auto o delle moto di scorta.”
“Grazie, ma preferisco salire in bici sulla vetta del gran premio della montagna e ammirare l’arrivo dei corridori.”
“Giusto, è il modo migliore per gustarsi il passaggio della carovana e dei ciclisti. Spero di risolvere questo problema prima della tappa, altrimenti mi toccherà perderla.”
“Quale problema?”
“Un morto nel fosso, un colpo alla nuca, niente documenti, un vecchio con lunghi capelli bianchi, barba bianca, non della zona. Se non lo identifico in fretta, mi toccherà riempire scartoffie su scartoffie per chiedere informazioni e addio tour.”
“Un omicidio?”
“Probabile dal tipo di ferita, ma la certezza l’avremo solo tra qualche giorno dal medico legale, certo che non è morto qui, incidente od omicidio il corpo è stato portato qui con una automobile.”
Il gendarme francese si accarezzò due fini baffetti, lisciandoli con cura.
“Senta perché non mi aiuta in questa indagine? Le sarei proprio grato.”
Gibbs si sporse sull’orlo del fosso, sul fondo una bici da corsa e in posizione innaturale un uomo sulla sessantina, il cranio lucido incoronato da lunghi capelli bianchi presentava a livello della nuca una vasta ecchimosi, non c’era segno intorno del baschetto protettivo, vero che in giornate di caldo afoso molti omettevano di metterlo, ma di rado un ciclista esperto non lo porta con sé per cautelarsi nelle discese.
“Ha notato come è vestito?, sotto i calzoncini da bici…”
“Spuntano le mutande, un vero ciclista non le metterebbe mai.”
“… e l’abbronzatura, quella sì da vero ciclista, ma lo strano e che anche sotto la divisa è molto abbronzato e senza alcun segno, se fossi in lei comincerei a cercare nei campeggi naturisti della zona… e farei un esame tossicologico, quel segno…”
“Avevo notato quel segno di puntura nell’incavo del braccio, è l’unico segno di puntura per cui pensavo ad un prelievo di sangue più che ad una terapia, ma forse ha ragione meglio considerare tutte le possibilità.”
“La lascio alla sua indagine, voglio andare fino ad F. prima che il sole sia troppo caldo.”
“La voglio mio ospite a cena, posso passarla a prendere domani, diciamo alle otto?”
“Grazie, accetto con piacere, ci sarà anche sua moglie?”
“Purtroppo è a Parigi dalla madre ottuagenaria, sarà una cena da scapoloni.”