Morot fece cenno al gendarme di verbalizzare l’interrogatorio. I due giovani avevano un atteggiamento contrastante, lei spavalda, lui timido al limite di una crisi di nervi o almeno di pianto.
“Cominciate a raccontare cosa è accaduto a Sankt Moritz.”
“Anne Lise era una cagna, voleva tutti gli uomini che le erano vicini e se ti rifiutavi ti faceva licenziare dicendo che eri tu che la insidiavi, anche le donne non potevano stare tranquille con lei, vero Helena?”
La ragazza non fece che assentire e strinse ancora di più le labbra.
“Quella sera ero nella camera di Helena, beh stavamo scopando quando lei entrò e fece una scenata di gelosia, cercammo di rivestirci, ma lei mi strappò dalle mani la camicia, un suo regalo, e la buttò nel caminetto. Non prese subito fuoco allora in preda ad una crisi isterica afferrò una bottiglia di whisky e la butto nelle fiamme. Una vampata, quasi una esplosione, la sua camicia da notte prese fuoco e le tende ed il tappeto. Tutto bruciava, lei urlava dal dolore avvolta dalle fiamme, cercai di spegnerle, ma era inutile il tessuto sintetico l’aveva resa una torcia umana. Una cortina di fiamme ci impediva di uscire, presi dal bagno degli asciugamani, li inzuppai d’acqua, ce li avvolgemmo intorno e cercammo di scappare, il fumo ci bruciava gli occhi e la gola, riuscimmo ad uscire all’aperto e svenimmo nella neve. Quando mi svegliai ero in ospedale, si complimentarono con me per aver salvato la padrona, non capivo. La notte venne lei di nascosto e mi disse di stare al gioco.”
Morot guardò la ragazza.
“Il gioco fu facile nessuno ci venne a trovare in ospedale, Anne Lise non aveva amici.”
“Così lei si fece passare per la signorina Prudhomme.”
“Non io furono i medici a chiamarmi così quando mi risvegliai ed io stetti al gioco, se mi avessero scoperto potevo sempre dire che ero sotto shock.”
Dubois aveva l’aria di non capire, la ragazza perdette la pazienza.
“Avevano trovato il corpo devastato dalle fiamme nella mia camera con i miei orecchini, li aveva pretesi quel giorno stesso come pegno d’amore. Me li aveva regalati mia madre, due cerchietti d’oro che rappresentavano un serpentello che si mangiava la coda, l’unica cosa che mi abbia mai regalato mia madre, difatti lei li riconobbe quando si degnò di ricordarsi che aveva una figlia lontana dal Quebec.”
“Come pensavate di farla franca? Prima o dopo avreste incontrato qualcuno che conosceva Anne Lise.”
“Contavamo sul fatto che sarebbero passati alcuni anni prima di incontrare i suoi tutori per il trasferimento dell’eredità e nel frattempo ci tenevamo alla larga dai luoghi che lei e la sua famiglia avevano frequentato. Una certa somiglianza c’era ed ai suoi tutori facevamo arrivare costantemente le fatture di finti interventi di chirurgia plastica, necessari per rimediare ai danni dell’incendio. Rimodellamento del naso, correzione delle labbra, trapianto di capelli in zone di alopecia, persino un intervento alle corde vocali per rimediare ai danni del fumo e del calore, così potevamo giustificare le diversità nella voce. Queste finte fatture ci servivano oltre tutto anche per rimpinguare l’assegno mensile che le veniva corrisposto dai tutori.”
“Poi lui ebbe voglia di tornare in Francia, mi disse chi vuoi che possiamo incontrare che la conoscesse in un villaggio naturista!”
“E’ stata solo sfortuna.”
“Notai che mi fissava insistentemente e mi ricordai allora dove l’avevo già visto. Lo raggiungemmo nella sua roulotte per convincerlo a tacere, gli offrimmo dei soldi.”
“Era ancora innamorato di lei, sembrava una furia, ci accusò di averla uccisa, disse che era stato un raggio di sole nella sua vita, mi mise le mani addosso, lo spintonai, lo spazio era piccolo sbatté la testa e svenne. Il polso era debole non sapevo cosa fare, volevo chiamare aiuto, ma lei me lo impedì, io non volevo ucciderlo.”
I suoi nervi saltarono e incominciò a piangere, lei lo guardò con disprezzo.
“Non avevo intenzione di rinunciare alla bella vita per la prigione e peggio ancora il Quebec con la mia famiglia. Lui cercava qualcosa per soccorrerlo, trova una siringa e della fisiologica, dietro avevo delle dosi di cocaina, le sciolsi e gliele iniettai, morì subito. Lo costrinsi ad aiutarmi per simulare un incidente in bici, lo portammo fuori paese con la macchina e scaricammo nel fosso lui e il suo velò.”
“Se fossimo andati via come volevo io…”
“Sciocco non dovevamo attirare i sospetti, ancora qualche giorno e l’avremmo fatta franca, ma come avete fatto a capire?”
Gibbs sorrise, non avrebbe mai confessato di aver passato qualche minuto ad osservare con gusto dei capezzoli che facevano da virgolette a nomi di corridori.