I
L’ispettore di Scotland Yard in pensione Gibbs maledì per l’ennesima volta la sua sventurata scelta di ritirarsi in Cornovaglia invece che sulla Costa Azzurra. Era sembrata una buona idea all’inizio, un continuare nelle abitudini di vita di sempre, stessa lingua, stessi cibi, stessa gente, ma ora desiderava ardentemente di aver troncato col passato e ritrovarsi a contatto di qualcosa di nuovo, nuovi cibi, nuova gente e soprattutto nuovo clima. Pur essendo quasi giugno aveva piovuto incessantemente tutta la notte, una pioggerellina fine ed insistente che aveva inzuppato tutto, in particolare le sue rose che pendevano tristi e sfatte. E inoltre faceva decisamente freddo, tutti a parlare che la terra si riscaldava, ma lui sentiva un gran freddo come mai aveva provato in quella stagione, forse erano le sue ossa che reclamavano il sole del sud della Francia.
Sentì il rumore del motofurgone del lattaio e si avviò al cancello.
“Il solito Mr. Gibbs? Una bottiglia di latte ed una di crema.”
“Grazie Tim, ma i sigilli sono di nuovo rotti!”
“Lo so, tutti si lamentano, ma il padrone giù alla fattoria non vuol sentir ragione, dice che guadagna troppo poco per potersi permettere di buttare via tutti questi tappi difettosi. Dice che dobbiamo finire le scorte, ma penso che li abbia comprati sotto prezzo, per cui la scorta sarà enorme. Buona giornata Mr Gibbs e non se la prenda.”
Gibbs alzò le spalle sempre più deluso dal mondo e fece per rientrare nel suo cottage quando dalla vecchia magione dall’altro lato della strada si alzò rabbiosa la voce del colonnello Steward, colonnello dei lancieri in pensione, uomo severo ed irascibile.
“No, da me non avrai mai un centesimo! Basta, vattene e non tornare più!”
Si sentì un mormorio, forse un tentativo di spiegare o di pregare, ma la porta sbattè con violenza, il colonnello malgrado i suoi ottanta anni era assai robusto ed in perfetta forma, l’ex ispettore guardò commiserandosi la sua pancetta come eufemisticamente la chiamava. Gibbs si soffermò a guardare il cancello del colonnello con le bottiglie di latte appoggiate a lato, sperando di scorgere l’interlocutore, i due litiganti erano stati fino ad allora nascosti dall’alta e fitta siepe di bosso, e lui sperava di veder uscire allo scoperto il postulante, il colonnello era enormemente ricco, ma notoriamente altrettanto avaro, cercare di spillargli quattrini era un impresa da coraggiosi, poi fu preso da un britannico orrore per la sua curiosità ed invadenza e si precipitò in casa.
La giornata trascorse noiosa e monotona fra frequenti scrosci di pioggia che distrussero completamente la fioritura delle sue rose, unica passione rimastagli, quando un fatto inaspettato sconvolse la sua routine e lo ricacciò indietro di anni restituendogli vitalità e voglia di vivere.
Alle dieci di sera l’auto della polizia di contea si fermò con tutte le luci accese davanti alla sua casa e si sentì un grande trambusto. Gibbs uscì e scorse i poliziotti che aperto il cancello bussavano alla porta del colonnello, non sapeva cosa fare, poi decise di andare a vedere. Il sergente del villaggio lo salutò con deferenza.
“Cosa succede mio buon sergente Ford.”
“Ci hanno avvertito con una telefonata anonima che il colonnello era disteso sul pavimento di casa, inanimato, come ben può vedere dalla finestra.”
Gibbs diede uno sguardo e scorse al chiarore del fuoco nel grosso camino il corpo abbandonato in una posizione inusuale tra la sedia rovesciata ed il tavolo, i poliziotti avevano ormai forzato il portone e stavano per entrare in casa quando Gibbs li fermò.
“Fate attenzione potreste distruggere delle prove.”
Il sergente lo guardò perplesso.
“Quali prove, è morto nella casa sprangata di tutto punto?”
“Sergente non le sembra strana quella telefonata?”
“Ma no, un passante che non voleva avere seccature ed è rimasto anonimo.”
“Per vedere il colonnello bisognava aprire il cancello, arrivare fino alla porta e poi seguire il sentiero fino alla prima finestra, cose che non fa certamente un passante.”
“E’ vero non può essere stato un passante ed il colonnello si vantava di essere a letto per le nove subito dopo il suo tazzone di latte, in modo da alzarsi alle cinque per le sue tre miglia di corsa, conoscendolo mi appare difficile che ricevesse a quell’ora.”
“Ha capito sergente, chi ha telefonato voleva che stabilissimo l’ora della morte nelle prime ore di questa serata, per avere un alibi, se lo avessimo trovato domani in giornata, l’ora della morte sarebbe stata vaga e quindi rischiava di trovarsi scoperto.”
“Forse lei ispettore si fa prendere la mano, era chiuso in casa, solo: chi e come avrebbero potuto ucciderlo?”
“Questo ce lo diranno l’autopsia e gli altri esami di laboratorio.”
“Mi scusi non vorrei correre troppo ed essere accusato di fantasticherie, devo consultare i superiori.”
Si allontanò un attimo a telefonare dall’auto, poi tornò con un largo sorriso.
“Mi hanno detto di seguire i suoi consigli e di invitarla a collaborare alle indagini. Saluti dall’ispettore Pierce.”
“Grazie, era il mio vice ed eravamo molto affiatati. Le consiglierei di prendere delle fotografie prima che rimuovano il cadavere.”
Intanto era arrivata una autoambulanza per portare via il corpo, Gibbs guardò la scena con sguardo acuto e scorse sul tavolo una scodella vuota ed una bottiglia di latte mezza piena.
“Prendete anche quel latte e fatelo esaminare, potrebbe essere un caso di avvelenamento.”
Quella sera al contrario del solito il vecchio ispettore si addormentò di colpo e soddisfatto dormì il sonno dei giusti.
Il giorno dopo trascorse in una nervosa ed irrequieta attesa, un nervosismo che si sciolse solo al pomeriggio con l’arrivo del sergente.
“Il colonnello è morto di infarto.”
Sulla faccia di Gibbs si poteva leggere tutta la sua delusione.
“Ma nel latte c’era una dose di ipoglicemizzanti orali enorme.”
Questa volta l’espressione era di stupore.
“Non sapevo che il colonnello fosse diabetico.”
“Si era diabetico, ma non prendeva ipoglicemizzanti orali, faceva iniezioni di insulina e quella sera l’aveva appena fatta.”
“Mi dice una cosa senza senso.”
“Non tanto, hanno tentato di avvelenarlo facendo credere ad una morte da crisi ipoglicemica, non possiamo sapere se l’infarto è stato agevolato da questa condizione e quindi in termini tecnici non possiamo parlare di omicidio, ma di tentato omicidio sì.”
Gibbs incominciò a riflettere e quasi non si accorse che il sergente continuava a parlargli.
“Gradirei molto che mi aiutasse in queste indagini, sa fino ad adesso non mi sono occupato d’altro che di baruffe e ladri di polli.”
Seguì un lungo silenzio, imbarazzato il sergente si alzò.
“C’è una nipote del colonnello al villaggio, lavora al pub. Forse e meglio che vada ad interrogarla, anche perché tre anni fa è stata per poco tempo l’impiegata del dottore. Probabilmente era a conoscenza del diabete del colonnello.”
Gibbs alzò la mano e fermò il sergente, che rimase in piedi in mezzo alla stanza sempre più imbarazzato, il vecchio ispettore si accese la pipa e dopo aver tirato le prime boccate finalmente guardò il povero sottufficiale.
“E’ meglio avere notizie certe prima di procedere ad un interrogatorio: se non si hanno le idee chiare su quel che si vuol sapere si rischia solo di mettere il delinquente sul chi vive. Lei vada dal notaio, ha la veste ufficiale per farsi dire chi sono i beneficiari del testamento, io andrò al pub ad annusare l’aria e vedere se mi è possibile scoprire qualcosa dagli avventori, sa, una domanda innocua qua, una la, il solito lento lavoro da certosino, la gente è restia a parlare a noi poliziotti degli affari degli altri. Chi è la ragazza? Ellen la barista?”
Il sergente annuì, l’ispettore si mise la giacca, si lisciò i favoriti ed infine uscirono.