La stazione di polizia locale era piccola e linda, imbiancata di fresco, arredata con mobili d’ufficio essenziali, ma eleganti, i gerani alle finestre davano persino un tocco civettuolo. Davanti ai due poliziotti sedevano due giovani. Un maschio trentenne con le gote appena ombrate dalla barba, di una bellezza decadente: capelli biondicci, leggermente lunghi, pettinati all’indietro con l’effetto bagnato del gel, sotto lunghe ciglia occhi grigi appena venati di rosso con un accenno di borse bluastre, forse effetto della notte alcolica, un naso piccolo, dritto, sopra una bocca carnosa dalle labbra molli, atteggiata in un sorriso di scherno, un mento debole sfuggente, non era molto cambiato dal suo ultimo incontro con Gibbs. La ragazza, forse neanche ventenne, che l’ispettore non conosceva, era quello che si definisce uno schianto: una zazzera bionda incolta con un ciuffo che ricadeva su occhi di un grigio-azzurro cangiante al variare della luce e dell’umore, un volto dall’ovale perfetto con lunghe ciglia, un naso piccolino, una bocca come un bocciolo di rosa, un incarnato delizioso, solo il mento non molto pronunciato poteva essere considerato un difetto, ampiamente compensato da un corpo che sprizzava erotismo e da come la ragazza si muoveva si capiva che lei era cosciente del suo fascino, sapeva dell’effetto che faceva sugli uomini, oh come lo sapeva!
“E’ almeno la terza volta che lo ripeto, abbiamo ricevuto l’invito da mio zio a raggiungerlo in quella locanda, siamo arrivati venerdì sera, a cena ci ha comunicato che desiderava cambiare il testamento che aveva redatto prima della morte dei figli per lasciarmi il titolo ed il patrimonio di famiglia in quanto suo ultimo ed unico erede. Sabato ha fatto firmare, in mia presenza, il nuovo testamento ai camerieri del piano. Alla sera sono venuto in paese a festeggiare con mia moglie, il seguito lo sapete. E per l’ennesima volta: no, non sapevo della malattia di mio zio.”
Krautzell fece cenno al poliziotto austriaco di rilasciare i due sospetti, aprì un cassetto e mostrò a Gibbs alcuni oggetti. Uno era un biglietto di invito, scritto a macchina portava uno scarabocchio al posto della firma, poche parole che Lord Stratton indirizzava al nipote pregandolo di raggiungerlo al più presto alla Gasthof facendosi accompagnare dalla moglie, l’ispettore guardò la busta il timbro postale era di Londra. C’erano due fogli, sembravano scritti dalla stessa persona, uno con una grafia incerta era un testamento in cui il lord lasciava tutto ai suoi nipoti Frederick e Mary Ann, era sottoscritto da due testimoni dal nome austriaco, l’altro era la fotocopia di un testamento redatto e validato a Londra solo un mese prima a cui erano state poste delle vigorose correzioni, i beni erano suddivisi tra alcune persone e fondi benefici, alcune cifre erano state corrette ed era stato aggiunta una postilla in cui si riammetteva ai benefici del titolo il nipote Frederick in deroga a quanto deciso dal padre di lord Stratton.
“Abbiamo trovato i due testamenti in un cassetto della scrivania della camera, quello in originale era chiuso in una busta sigillata.”
Gibbs sembrava agitato, Krautzell lo guardò sorpreso.
“Posso telefonare a Scotland Yard?”
“Certamente siamo già in contatto con loro, dovrebbero faxarci tutto quello che hanno in archivio sui due giovani Stratton.”
Gibbs prese la cornetta e chiamò un numero di Londra.
“Ciao Mary stai bene? Puoi passarmi per favore Harold?”
Le dita dell’ispettore tamburellavano nervosamente sul piano levigato del tavolo.
“Ciao Harold, la storia delle ferie saltate e del mancato rimborso della prenotazione era una bufala vero?… Grazie. Ah bene stanno arrivando i precedenti dei due. A presto.”
Krautzell era perplesso.
“Era stato lord Stratton a richiedere la mia presenza alla Gasthof ai vertici di Scotland Yard. Sapendo che non avrei accettato un tale incarico si sono inventati la favola delle ferie saltate ad un amico, visto che c’era la prenotazione e lui veniva rimborsato dall’ufficio perché non approfittarne. Non capisco solo perché voleva proprio me come presenza rassicurante, all’epoca delle mie indagini ci furono dei grossi scontri tra di noi, chiese persino che mi venissero tolti i casi… e poi perché ad una settimana dal suo arrivo e due giorni dopo da quello dei nipoti?”
“Il biglietto di invito potrebbe essere fasullo, forse temeva proprio l’arrivo dei nipoti, solo che non se l’aspettava così presto.”
In quel momento entrò un poliziotto con diversi fogli.
“Ecco le notizie da Scotland Yard. Frederick Stratton figlio di William fratello maggiore di Lord Stratton…”
Krautzell sollevò un sopracciglio.
“Conosco la storia. William Stratton era ufficiale di marina, allo scoppiò della guerra delle Falkland scappò all’estero per non partire, la famiglia, assai influente, gli evitò la condanna per diserzione, ma lo bandì e lo escluse dalla successione. Il figlio Frederick di circa sette anni e la moglie rimasero al castello non graditi ospiti, dopo un anno la madre del ragazzo morì ed il padre fu invitato ad andarselo a prendere. I due si trasferirono in un quartiere popolare, il padre, un debosciato ubriacone, incapace di tenersi un lavoro viveva alle spalle delle conviventi, donne che ammaliava con un discreto fascino personale e con i suoi modi aristocratici, negli anni novanta subì alcune condanne per emissione di assegni a vuoto e debiti, ma non andò mai in prigione in quanto sieropositivo. Quando morì si persero le tracce del ragazzo che ricomparve solo in occasione della morte della figlia di Lord Stratton, un incontro apparentemente casuale, ma da quel momento cercò in tutti i modi di rimanere in contatto con la sua famiglia di origine.”
“Vedo che durante la sua giovinezza è stato arrestato due volte perché trovato a bordo di auto rubate, se l’è cavata sostenendo di non essere a conoscenza del furto, gli amici alla guida lo hanno scagionato, ma il giudice lo ammonì sostenendo che non avrebbe accettato quelle spiegazioni per una terza volta.”
L’austriaco prese un altro mucchietto di carte, assai più sottile.
“Mary Ann Pickford figlia di Elizabeth e di padre ignoto. Nata solo nel 1989! La madre tossicodipendente pluriarrestata per adescamento, dedita alla prostituzione nel quartiere di…ah lo stesso dove abitava il giovane Stratton, probabilmente è lì che si sono conosciuti. Sposata da tre mesi con il giovane Frederick. Un passato scolastico turbolento, sospesa perché in possesso di marijuana, non aveva ancora quattordici anni per cui non perseguibile penalmente, sospesa più volte per litigi con le compagne, pare che si desse arie da nobildonna e non fosse popolare, forse anche perché si dava molto da fare con i ragazzini, difatti l’ultima sospensione avvenne in quanto sorpresa a copulare nei bagni, non è più rientrata a scuola ed i servizi sociali non sono riusciti a rintracciarla. La madre morta di Aids cinque anni fa sosteneva di non sapere dove fosse.”
Gibbs prese l’album di ritagli di giornale, poi lo chiuse.
“Non vorrei farmi influenzare dai fatti passati e dai miei ricordi, forse è meglio tornare alla gasthof per interrogare il personale dell’albergo ed il valletto del Lord forse riusciremo a capire qualcosa riguardo i testamenti.”
Si erano istallati nella saletta dove venivano servite le colazioni, l’arredamento era finto rustico con mobili di pino, le sedie dall’alto schienale presentavano un foro a forma di carta da gioco: cuori, fiori, quadri e picche, Gibbs senza sapere perché scelse per sé la sedia col cuore, Krautzell si accomodò sul picche, non doveva essere superstizioso. Una parete con piccoli riquadri a vetri li separava dal bar col lungo bancone, attraverso essa vedevano muoversi gli avventori, deformati dalla non perfetta curvatura dei vetri sembravano mostri a volte con teste gigantesche, a volte con teste minuscole che agitavano lunghi tentacoli. Passò un mostro vestito di verde l’investigatore austriaco gli fece un cenno e quello che si rivelò essere un cameriere li raggiunse.
Krautzell gli chiese se parlava inglese, l’uomo, alto e magro con due sottili baffetti, accennò di sì.
“Sa chi serviva i pasti a lord Stratton?”
“Abitualmente ero io, solo venerdì sera è stato servito da Inge. Lei non parla che poche parole di Inglese, quando il lord si accorse di essersi seduto ad uno dei tavoli cui lei fa servizio, mi guardò sconsolato allargando le braccia.”
“Come mai questa distrazione, le è sembrato preoccupato?”
“No, è che stava discutendo animatamente con i nipoti.”
“A proposito di cosa?”
“Ero troppo distante per sentire la discussione, ma ho inteso più volte da parte dei due uomini la parola testamento.”
“Di che umore era il lord, contento della visita dei nipoti?”
“Sembrava molto seccato. Quando sono arrivati ero di servizio al bar e lord Stratton stava sorseggiando una birra, vedendoli posò di colpo il boccale bofonchiando irritato ‘cosa ci fanno qui?’. Veramente le parole che usò, se posso permettermi, erano un po’ più forti.”
“Grazie del suo aiuto. Può per favore mandarci il valletto ed i due camerieri del piano…ah ci porti anche due birre. Grazie.”
Il valletto del lord era un vecchietto minuto dai cappelli grigi e dai modi untuosi.
“Sua Signoria era molto irritato dall’arrivo dei nipoti, si chiedeva come avevano fatto a trovarlo, si lamentava che non poteva neanche morire in pace. Era anche seccato dalle continue richieste di cambiare il testamento.”
“Ha sentito il nipote sollecitare a farlo.”
“Quando sua Signoria era a colloquio coi nipoti, come mio dovere mi ritiravo, quello che so mi era riferito da sua Signoria. Sua Signoria mi onorava della sua fiducia.”
“Quindi lord Stratton si lamentava delle insistenze del nipote, però si lasciò infine convincere.”
“Sì mi disse che gli avrebbe lasciato il titolo, ma come disse sua Signoria: ‘Neanche un becco di un quattrino a quelle sanguisughe!’ Sua Signoria era molto seccato dal fatto che si interessassero alla sua malattia. Io dicevo a sua Signoria che erano premure di parente, sua Signoria ribatteva che non aspettavano altro che crepasse e non dubitava che se ci metteva troppo tempo loro avrebbero facilitato la dipartenza di sua Signoria.”