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Passarono alcuni giorni prima che Chianale potesse riesaminare i carteggi, era riuscito a leggere solo il dispositivo della sentenza, la quale affermava che era stato condannato in quanto presente, riconosciuto da più testimoni, sulla scena del delitto all’ora presunta dell’omicidio, ora presunta in quanto nessuno aveva udito i colpi di pistola, cosa che aveva molto stupito il commissario.

I dati dell’inchiesta cercavano di dare una spiegazione a questo fatto, casa quasi di lusso con pareti e tramezzi spessi, abitata da piccoli commercianti, proprietari di negozi a conduzione famigliare, quindi tutti al lavoro, l’unico sicuramente presente nella casa all’ora del delitto era un vecchio sarto reso quasi completamente sordo dall’età e dai bombardamenti, frustoli di tessuto nelle ferite della vittima, non solo della camicia da notte, quindi la possibilità che i colpi fossero stati sparati attraverso qualcosa che aveva attutito i colpi… a Chianale non restava che immergersi nelle testimonianze verbalizzate, iniziò da quella del sarto.

“… erano circa le sette, le sette e un quarto, stavo scendendo le scale per portare il mio bubi a fare la passeggiata mattutina, volevo anche vedere se il calzolaio aveva risuolato le mie scarpe, me le aveva promesse per il giovedì precedente, ma ormai non ci si può più fidarsi di nessuno. I giovani d’oggi non hanno voglia di lavorare ai miei tempi… sì stavo scendendo le scale con bubi… bubi è il mio cagnolino, un barboncino, un cane in gamba gli ho insegnato certi giochetti, per esempio sa stare sulle zampe posteriori… sì stavo scendendo le scale con bubi al guinzaglio, lui è proprio un bravo cagnolino…, volevo dire che non tira mai il guinzaglio, invece quella mattina mi dà uno strattone e subito dopo quel giovanotto quasi ci travolge scendendo le scale come un matto a due gradini alla volta… sì, mi ricordo come era vestito…un bel cappotto di cammello leggermente troppo lungo, un cappello a tesa larga, non un borsalino direi un barbisio, calzoni grigi, io non capisco chi compra un vestito costoso e non controlla come gli fanno l’orlo ai pantaloni, non c’è  più serietà, ai miei tempi un sarto guardava i particolari perché il cliente era attento, controllava… no, non l’ho visto in volto ero troppo preoccupato di tenermi in piedi e poi lui era già passato… vi dico una furia…”

Ovviamente nel guardaroba del Bertetto c’era un cappotto di pelo di cammello che non era più stato ritrovato, come d’altronde la pistola, alcuni cappelli di barbisio e numerosi abiti grigi di sartoria.

Chianale prese un’altra testimonianza, aveva una dicitura sul frontespizio, ‘La presente dichiarazione della signora Gisella Quaranta, portinaia dello stabile viene verbalizzata nella traduzione dal piemontese effettuata dall’appuntato Michele Ferrero dell’arma dei carabinieri, compagnia Oltredora’, al commissario venne da sorridere, solo alcuni anni dopo ci sarebbe stato lo stesso problema con persone d’origine meridionale che parlavano solo i loro dialetti, ora l’avevano con gli stranieri immigrati.

“…stavo con la scopa a togliere la sporcizia dal marciapiede quando voltandomi ho visto uscire di gran carriera il signore della ragazza del secondo piano…sì, lo conosco bene… no, non l’ho visto in volto, ma era quello… stesso cappotto marrone, stesso cappello e poi è salito sulla sua auto… no, non ho visto la targa, ma quante seicento blu ci sono per strada…”

Chianale guardò la fotografia dell’auto, era una seicento scura, la foto era in bianco e nero, di quelle con le portiere che si aprivano ancora contro vento e i finestrini che si aprivano tirando avanti ed indietro, la targa si leggeva a fatica To22…

“…, sì veniva spesso dalla ragazza…”, probabilmente aveva adoperato la parola tota in quanto la Rossi non era sposata e l’appuntato non aveva osato tradurre con signorina, la portinaia da vecchia piemontese non avrebbe mai usato la parola madamin che letteralmente significa giovane signora e non signorina. Chianale stava tornando ai tempi della sua infanzia, rivedeva quel mondo perduto con i suoi personaggi curiosi, le distinzioni sociali, i vestiti appropriati per ogni occasione, un tentativo da parte di tutti, ricchi e poveri, di essere all’altezza, un mondo pieno di garbo.

Ecco per esempio la testimonianza del garzone del fornaio, si ricordava di quei ragazzi già dall’alba in bicicletta con il cestone pieno di pane davanti, a fare le consegne, il giorno dopo il festival di San remo sapevano già fischiettare tutte le canzoni, d’estate in canottiera, in inverno con dei giubboni striminziti con l’unico bottone che tirava e sembrava dovesse schizzare via ad ogni pedalata. I vestiti dei giovani poveri erano sempre stretti più che un problema di stoffe a buon mercato che si ritiravano doveva essere il fatto che il vestito seguiva il suo proprietario per molti anni ed ahimè non era capace di seguirne lo sviluppo fisico.

“Sì la macchina è arrivata ed ha aperto la portiera e quasi mi buttava a terra, mi sono girato per vedere chi era che andava così di fretta… sì un signore con un bel cappotto, dei bei vestiti ampi, non ho visto la faccia perché aveva la tesa del cappello tirata giù…sì, il cappotto era marrone,ma chiaro, a dire il vero a me subito è sembrato giallo, ma poi mi sono detto chi porta un cappotto giallo…,no, non l’ho più visto, quando sono tornato dal giro la macchina non c’era più…”

Nessun altro testimone aveva visto arrivare la macchina, alcuni l’avevano vista parcheggiata, qualcuno si ricordava anche qualcuno dei numeri di targa, quel 22 iniziale, che corrispondeva ai numeri della targa della seicento del Berretto, ma nessuno ricordava l’intero numero, solo altre due persone l’avevano visto allontanarsi dalla scena del delitto. Il barbiere era sull’uscio del suo negozio e l’aveva visto solo di spalle, la sua testimonianza però coincideva con le altre.

“.. avevo appena finito di fare una barba e l’ho visto uscire dal portone quasi di corsa, sì aveva il solito cappotto di cammello col bavero alzato ed il cappello…no, non ero il suo barbiere, doveva andare in quei saloni in centro perché aveva sempre la manicure fatta, i capelli sembravano un po’ lunghi sulla nuca, ho sentito dire che adesso la sfumatura alta sta passando di moda, ve li immaginate gli uomini con i ricci?…”

L’ultima testimonianza era quella del barista, bar che si trovava proprio dall’altra parte della strada della casa della vittima.

“… sì, lo conoscevo bene, veniva spesso a prendere il caffè, lei invece veniva alla sera a guardare la televisione…, stavo pulendo la vetrina, sa la sera con questa storia della televisione si chiude tardi e la mattina si apre presto per scaldare la macchina del caffè, dicono che da Deorsola regalano addirittura i primi cento caffè, noi siamo più parsimoniosi solo una decina, comunque non c’è mai tempo per fare le pulizie… allora, la mattina era abbastanza nebbiosa e la lampada della strada era come al solito bruciata…” Chianale si ricordava bene quelle lampadine appese a centro strada con il loro cappelletto bianco che facevano una luce fioca e tremolante. “…ma l’ho visto bene mentre saliva in macchina, poveretto doveva aver preso un brutto colpo, aveva il cappotto tutto sporco all’altezza della tasca destra e ha fatto una fatica per salire, prima si è seduto e poi ha messo dentro le gambe…, comunque era proprio lui potrei giurarlo.”

Chianale sospirò e prese alcuni appunti, tirò fuori una fotografia e si diresse verso l’ufficio del procuratore capo.

“Non sono sicuro che il suo amico possa essere contento delle mie conclusioni.”

“E’ stato quindi proprio il padre?”.

“Il cappotto ed i vestiti erano i suoi, come la macchina e l’arma, ma legga qui sono degli estratti delle varie testimonianze, tenga presente che nessuno lo ha visto in viso se non il barista e solo ad una certa distanza con il lampione spento in una mattina buia.”

Il giudice lesse il primo degli appunti a voce alta: “Capelli lunghi, cosa vuol dire?”.

“Guardi la fotografia al momento dell’arresto avvenuto solo poco dopo il delitto.”

“Sfumatura alta, quindi non era lui.”

Lesse gli altri appunti:  “Cappotto lungo, orlo dei pantaloni mal fatto, vestiti ampi, quindi era una persona leggermente più piccola che indossava i suoi vestiti.”

Chianale annuì e porse un altro foglietto.

“Macchia all’altezza della tasca destra del cappotto, mi faccia pensare, … ci sono l’assassino ha sparato dalla tasca, attutendo il rumore, ed ecco perché la vittima non si è spaventata, non aveva visto l’arma. Quindi l’assassino era un tiratore provetto capace di colpire senza mirare.”

Il procuratore lesse l’ultimo appunto: “Auto con portiere ad apertura contro vento, guidatore che si siede e poi solo dopo infila le gambe tenendole unite… il modo composto per chi porta la gonna, già solo noi di una certa età possiamo notare e ricordare certe cose.”

Scese il silenzio e si protrasse a lungo, poi il giudice si scosse.

“Una donna, alta, provetta tiratrice, no, non penso che sia il caso di dirgli che la madre ha ucciso e lasciato condannare il padre, non mi sembra proprio il caso.”

 

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