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Come a volte capita le montagne sembravano vicinissime quasi incombenti sulla città, al fondo di corso Francia bianche, imponenti, tremolanti giganteggiavano quasi a portata di mano, Chianale guidava con cautela nel traffico reso più caotico dai sempiterni cantieri della metropolitana, il suo pensiero correva alla cortesia tutta partenopea  del maresciallo Gaetano Pecorella, maresciallo della benemerita in pensione, che lo aveva invitato a casa sua a Collegno per discutere del vecchio caso di suicidio della signora  Miriam Levi in Bey. Il commissario aveva già sfogliato lo scarso incartamento, ma voleva maggiori notizie e il sottufficiale col suo bel accento gli aveva detto al telefono: “…certo che me lo ricordo , è stato la mia ultima indagine prima della pensione,… venga, venga a casa mia, le offrirò l’aperitivo, sarà bello parlarne mi sembrerà di tornare sulla breccia.”

Aveva appena parcheggiato quando squillò il telefonino, come al solito si imbranò nel tirarlo fuori dalla tasca per rispondere, mentre quello continuava petulante a squillare,  “Castello, allora?”.

“Per l’autopsia omicidio e dato che la falsa lettera di commiato è stata spedita senz’altro prima dell’assassinio direi omicidio premeditato.”

“Sospetti?”.

“Gli eredi, con alibi da controllare.”

“Io sto andando al congresso dei giovani industriali, poi parto per la Cina come capo delegazione nello scambio culturale – professionale, tornerò tra quattro settimane, provveda per quella data a chiudere il caso, o trova un colpevole o lo attribuisca ad ignoti, dopo quella data ho una agenda piena a causa del congresso della corrente.”

“Se in questo periodo avessi bisogno di atti giudiziari a chi mi devo rivolgere?”.

“Non intendo affidare la pratica ad un collega pronto a criticare, si rivolga al procuratore capo”. Un ronzio insistente, la linea era stata troncata senza quasi finire la frase, il commissario imprecò sotto voce, odiava tutta quella fretta.

La casa del maresciallo era calda ed accogliente, qualche bella statuina di Capodimonte rivelava le origini  del sottufficiale in ambienti altrimenti anonimi.

Se l’adipe fosse stato persona sarebbe stato il maresciallo Pecorella, anzi sembrava voler scappare da lui facendo capolino tra l’abbottonatura della camicia, strabordando sopra la cinta dei calzoni,cercando inutilmente di infilarsi nel colletto.

Chianale strinse una mano dalle grossa dita cicciose, notò un anello con un cammeo raffigurante Mercurio.

“Bello vero? Me lo regalò mio padre quando entrai nell’arma, mi disse che Mercurio era il protettore dei ladri.”, con una grassa risata si sfilò a fatica l’anello e lo porse per farlo meglio osservare, “Devo farlo allargare non vorrei doverlo far tagliare come la vera, sa che non riuscivo più a sfilarla?, mi dissero che capita a molti, uno invecchia ed ingrassa senza accorgersene e poi un bel giorno non riesce più a toglierla.”

“Mi diceva che si ricorda del caso Levi, mi può raccontare cosa avvenne?”.

“Le posso offrire un bicchierino di rosolio è di quello buono, arriva da parenti di Salerno. Vediamo, vediamo.. Era la mattina di Natale, ci chiamò la nipote segnalando un suicidio. Circa le undici, i dati esatti li trova nel rapporto dell’inchiesta…”

“Si, l’ho letto, ma ho bisogno di sentire quello che si ricorda, soprattutto i particolari dell’ambiente, delle persone, l’atmosfera, quello che non esce dal rapporto.”

“Ho capito cosa intende. Allora vediamo, giornata molto fredda, soleggiata, ovviamente essendo Natale strade vuote. Villetta con giardino in centro Torino, gente su con casa ben arredata, sobria, elegante, estremamente tradizionale. Al momento niente servitù, in ferie. Apre la nipote, trentenne, gradevole, castano chiaro, ben vestita, truccata, non particolarmente addolorata. Il suicidio è avvenuto nello studio – biblioteca al piano terreno, alla scrivania, la morta capelli grigi, vestita di tutto punto, elegante, con spilla e collana, come se dovesse andare ad una sera di gala, ad un ricevimento. In pugno una vecchia pistola rugginosa, a tamburo, sulla scrivania la lettera d’addio.”

“Sì, leggo nel rapporto che diceva: sono stanca di soffrire e di veder soffrire Arturo con me, perdonatemi, addio.”

“Calligrafia della morta nessun dubbio. Molto malata, cancro con metastasi, situazione molto dolorosa controllata con la morfina ormai con scarso risultato. Nella stanza un lettino da campo, perché la malata non riusciva più a fare le scale e voleva stare vicino ai suoi libri ed alle sue carte.”

“La nipote ed il marito dichiarano di essere andati alla messa di mezzanotte ed al ritorno, avendo visto le luci spente, hanno pensato che la malata si fosse assopita. Sono andati a letto silenziosamente e solo al mattino si sono preoccupati per il sonno insolitamente lungo, sono entrati nella camera e vedendo il cadavere vi hanno chiamato, chi ha fatto le dichiarazioni il marito o la nipote?”.

“La nipote, il marito era sotto shock, od almeno così ha detto la nipote. Lui si è visto solo dopo tutti i rilievi, in giacca da camera, un po’ stretta, il viso scavato, emaciato, la barba incolta, i capelli lunghi, sembrava molto provato, gli abbiamo letto la deposizione della nipote e lui ha detto che era andata proprio così.”

“Risultavano sparati tre colpi, come mai?”.

“La pistola era molto vecchia, rugginosa, un residuato bellico, probabilmente ha sparato dalla finestra per vedere se funzionava. Sia la nipote che il marito hanno giurato che non sapevano niente della pistola che non risultava denunciata, il magistrato è stato benevolo, ha fatto finta di credergli. I vicini non sono stati d’aiuto, dissero che a causa dei botti di Natale, non si erano accorti di niente.”

“I proiettili erano anche loro un residuato bellico?”.

“Dovrebbe esserci nei risultati delle scientifica, non avevamo motivo di indagare più di tanto, era chiaramente un suicidio, nello spasmo della morte le dita avevano serrato così forte la pistola che abbiamo dovuto spezzarle per toglierla. Avevo pensato che qualcuno poteva averla aiutata comprando la pistola od almeno i proiettili, ma non me la sentivo di farlo incriminare per l’istigazione al suicidio di una malata terminale e poi il magistrato aveva fretta di chiudere il caso, il solito Castello.”

Su quella ultima frase Pecorella strizzò l’occhio e versò un altro bicchierino di rosolio.

Nella vecchia cascina ottocentesca ai piedi della collina di Rivoli, nella vecchia stalla con la volta di mattoni, trasformata da un architetto di grido in un lussuoso salone un giovane rampante ed azzimato accolse con sussiego il commissario.

“Mia madre con il secondo marito si è trasferita a Parigi ormai da tre anni, io non sono bene a conoscenza delle storie di famiglia, ma vedrò di esserle utile.”, dicendo ciò guardò con intenzione l’orologio, Chianale avrebbe voluto dilungarsi solo per far dispetto a quello spocchioso, ma decise che era solo una vendetta meschina.

“Sa dirmi come sua zia ha conosciuto il marito.”

“E’ stato in tempo di guerra, la mia famiglia era sfollata a Bruino, i tedeschi fecero un rastrellamento e si portarono via tutti, dal cognome avrà capito che siamo ebrei, meno mia madre e mia zia che avevano portato in pastura le mucche del contadino che li ospitava. Mio zio dopo il rastrellamento le nascose e poi si sposò mia zia.”

“Mi hanno detto che ci sono stati problemi legali tra di voi.”

“Mio nonno aveva provveduto a mettere al sicuro un ingente capitale e dopo la guerra, forse nel quarantotto, alcuni parenti rintracciarono mia madre e mia zia, mia madre andò subito a stare con loro, mentre mia zia, quasi maggiorenne, non volle lasciare lo zio. Cercarono di convincerla, poi lei fece un colpo di testa, il giorno che divenne maggiorenne sposò lo zio, ovviamente data l’opposizione della famiglia non con rito ebraico, ma solo civilmente e richiese che le venisse liquidata la sua parte di eredità. Allora i nostri parenti affidarono l’eredità allo studio notarile Benetti, in modo che non potessero che utilizzare l’usufrutto e non toccare il capitale, ed intentarono causa per, come si dice… ah, plagio, una causa che durò a lungo fino agli anni sessanta e che perdettero. Lei capisce che allora tutti i rapporti si interruppero.”

“Si ricorda l’età di sua madre e sua zia all’epoca del rastrellamento?”

“Approssimativamente circa quattro anni mia madre e sedici mia zia, spero di esserle stato utile, ma ora mi deve scusare, ho degli impegni urgenti.”

Chianale uscì all’aria fresca della sera, le luci incominciavano ad accendersi, un ambulante passava nella via col suo carretto cigolante, si dimenticò dell’aria pesante dell’incontro, odiava essere considerato una quantità trascurabile, voleva suscitare sempre dei sentimenti, anche negativi, il cerchio alla testa si dissolse ed incominciò a fischiettare una vecchia canzone.

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