Simple-Coffee-Shop-Flyer1-pdf

La porta dell’ufficio si aprì ed entrò un commesso con le braccia cariche di fascicoli, dietro zampettava il procuratore capo, gesticolando come sempre faceva quando era nervoso.

“Chianale ho bisogno di un piacere personale.”

Il commissario evitò di rispondere e si limitò a fissare con interesse il giudice.

“Dovrebbe esaminare queste vecchie carte, il mio futuro consuocero vorrebbe che fosse riabilitata la memoria di suo padre. Veda di trovare qualcosa che anche se non lo scagiona completamente almeno ponga qualche dubbio. Mi raccomando, conto su di lei.”

Chianale era divorato dalla curiosità, ma aspettò di rimanere solo per aprire gli incartamenti.

In cominciò col guardare la relazione della polizia.

‘…addì, ….1956 in un appartamento al secondo piano di via Cristoforo Colombo n°…’

Il commissario cercò nei suoi ricordi di bambino, all’epoca era molto piccolo, ma qualcosa era rimasto nella sua mente, una via lunga frequentata da operai che nelle mattine fredde e nebbiose andavano a lavorare alla Spa, la sirena della fabbrica che li richiamava dalla loro fermata alla piola per il grigioverde o alla latteria per puciare il pane nella scodella di latte caldo. Chissà se nel 1956 passava ancora il tram o avevano già aperto il ponte di corso Peschiera verso la birreria Boringhieri, se c’erano le rotaie del tram le poche macchine circolanti parcheggiavano sulla linea di mezzeria, una abitudine che era rimasta a lungo in alcune strade di Torino, certamente di là dal ponte della ferrovia in via Braccini c’erano ancora gli orti di guerra e sulla spalliera del ponte c’era il foro di proiettile da cui i bimbi guardavano trasognati passare i treni. Una ondata di ricordi persi da e nel tempo fece rabbrividire il commissario che riprese solerte la lettura degli atti.

‘…veniva rinvenuto dalla portinaia dello stabile sig.ra Margherita Borel il cadavere di tale Caterina Rossi di anni 30, inquilina di detto appartamento. La Borel facendo alle ore 10 l’abituale pulizia delle scale notava la porta dell’appartamento aperta, entrando per avvertire della dimenticanza rinveniva il cadavere della vittima sul pavimento del salottino e pertanto provvedeva ad avvertire la polizia…”. Seguiva un ampio resoconto del ritrovamento, di come la vittima fosse in camicia da notte lasciando supporre quindi una confidenza con il suo assassino. Per gli esperti morte istantanea, l’ora della morte era stabilita intorno alle ore sette e causata da due colpi di pistola al petto, e, dall’esame dei proiettili, verosimilmente pistola in uso all’esercito tedesco durante la guerra. L’appartamento veniva descritto come un due camere, camera da letto e salottino, più bagno e cucina, dotato di telefono, duplex; una casa abbastanza signorile con portineria dall’affitto costoso, l’affittuario era il signor Michelangelo Bertetto.

Chianale decise di passare a leggere la scheda del padre del futuro consuocero del procuratore.

Michelangelo Bertetto, classe 1925, l’8 settembre era fuggito in montagna con i partigiani, durante la guerra di liberazione si era distinto in diverse missioni. Nel 1945 a guerra finita aveva ripreso gli studi universitari. Nel 1946 aveva conosciuto Caterina Rossi alla festa delle caterinette e aveva iniziato una relazione con quella sartina. Nel 1947 aveva perso il padre ed aveva di nuovo interrotto gli studi per occuparsi della fabbrica di sanitari di proprietà della famiglia, sempre nello stesso anno aveva affittato l’appartamento per la signorina facendone di fatto la sua mantenuta, lui stesso nei verbali spiegava la trasformazione del suo rapporto con queste parole:

“Mia madre non voleva che frequentassi gente, a suo dire, di estrazione sociale inferiore alla nostra, ma io ero molto giovane con un grosso lavoro di ricostruzione dell’impresa di famiglia danneggiata dalla guerra, per me era indispensabile prendere ogni tanto una boccata di aria fresca. Quella all’epoca mi sembrò la soluzione ideale, non mi facevo vedere in giro evitando le reprimende di mia madre e nello stesso tempo avevo la mia Bella Rosina a disposizione.”

Questo accostarsi a re Vittorio Emanuele II la diceva lunga a proposito della sua autostima.

Nel 1950 il Bertetto sposava la contessina Isabella Solari della Torretta, matrimonio fortemente voluto dalla madre dello sposo, il quale evitava di interrompere la relazione con la sua amante.

Nel 1952 nasceva il primo figlio della coppia, Simone, ed iniziarono i problemi.

“…voleva anche lei un figlio e mi dava il tormento, io le rispondevo che non avrei mai potuto riconoscerlo e non volevo metter al mondo un povero infelice bastardo. Poi lei venne fuori con la storia, letta non so dove, di un attore o un regista, non so bene chi, che aveva divorziato e si era risposato in Francia dividendosi poi equamente tra le due famiglie.Due sere prima della sua morte avemmo al riguardo un grosso litigio e le dissi che la nostra relazione era finita le avrei dato una grossa buonuscita e non avrebbe più dovuto farsi vedere. Lei, invece, maledetto il giorno che ho acconsentito di metterle il telefono in casa, appena fui uscito telefonò a mia moglie spiattellando tutta la nostra storia. Quando arrivai a casa trovai la bufera, fu un altro violento litigio e mi rintanai nella camera degli ospiti. Per due giorni ho fatto vita ritirata rispetto al resto della famiglia. La mattina del giorno in questione uscii di casa prestissimo, saranno state circa le sei, mi recai in ufficio a piedi attraversano il parco della villa, saranno circa due chilometri, e la prima persona che vidi fu la mia segretaria alle 8 e trenta, non avevo nemmeno fatto colazione, lei mi preparò un caffè in ufficio… No, non ho visto il custode della fabbrica, andai direttamente alla palazzina degli uffici, mentre lui era al cancello della fabbrica a far entrare gli operai… Il personale della villa dorme in una dependance e quando sono uscito di casa certamente non era ancora sveglio, se mai lo è, è così difficile al giorno d’oggi trovare dei bravi domestici… Sì possiedo una luger, un ricordo di guerra che tengo nel cassetto della scrivania nel mio studio in villa,… no non l’ho mai denunciata…”

Nel fascicolo c’erano delle fotografie, alcune dell’arresto, avvenuto lo stesso giorno dell’omicidio, ce ne era una sola di quel giorno in cui si vedeva il viso perché poi si era coperto con il cappuccio del Montgomery, il Bertetto era un bel ragazzo bruno, dai tratti fini, capelli alla mascagna con sfumatura alta, come usava all’epoca. Da fotografie antecedenti quel giorno si evidenziava come non fosse molto alto, circa un metro e settanta, misura però discreta per l’epoca, fosse ricercato nel vestire, portasse spesso il cappello e fosse un fumatore di pipa.

Chianale socchiuse gli occhi e cercò di immaginarne il carattere, lo pensò vanitoso, deciso, forse troppo sicuro di sé, probabilmente anche un po’ narciso. Decise di guardare la  scheda della moglie.

Donna Isabella, figlia di un generale di cavalleria, cadetto di una nobile famiglia, era rimasta orfana da bambina, allevata dalle suore Orsoline di Rapallo, dopo la guerra passava le sue vacanze col padre in caserma, era diventata una abile cavallerizza e aveva vinto dei premi al tiro al piattello. “…No prima di quella telefonata non sapevo nulla, mi sono sposata a diciotto anni, ero molto ingenua e mai avrei pensato che lui avesse una amante… Sì spesso usciva di sera, ma sembravano impegni di lavoro o almeno così diceva… Sì spesso di pomeriggio si assentava dall’ufficio, ma pensavo che andasse a giocare a tennis o cose simili… Quel mattino ho dormito fino a tardi ero sfinita dal gran piangere che avevo fatto il giorno e la sera precedenti… Non so se qualcuno mi ha visto… No, non ho mai visto l’amante di mio marito, le ho solo parlato al telefono.”

Anche di lei c’erano delle fotografie, decisamente alta con i capelli scuri tagliati alla maschietta, almeno così si diceva, un bel viso, ma una figura androgina con le spalle larghe, poco petto e fianchi stretti.

Seguivano le deposizione dei domestici, avevano confermato di dormire nella dependance e di non aver visto nelle ore incriminate i loro padroni, avevano invece visto la pistola nel cassetto, smontata, oliata ed avvolta in pezze di tela.

Le deposizioni della madre e del suocero del Bertetto erano perfettamente inutili, una acrimonia nei confronti una della nuora, l’altro del genero, a loro avviso colpevoli della situazione matrimoniale sfociata poi nel delitto.

Il commissario pensò che fosse ora di guardare il faldone della vittima, aprendo saltarono subito fuori delle fotografie, foto della scena del delitto e piccole foto formato tessera della vittima, Chianale si ricordò di foto dei suoi genitori in formato così mignon, dovevano essere di moda a cavallo degli anni quaranta e cinquanta. Le guardò con cura, le fotografie del delitto gli dicevano poco, più interessanti quelle della vittima, una ragazza sorridente dai capelli chiari lunghi, un’aria prosperosa, abbastanza procace, diciamo burrosa, poteva ricordare alla lontana alcune attrici dell’epoca, tipo quelle di ‘Poveri ma belli’, Allasio, Panaro, De Luca. Ovviamente non c’erano deposizioni, ma un breve compendio della sua vita. Subito allo scoppio della guerra rimaneva orfana, causa un bombardamento, quattordicenne, era nata nel ‘ventisei, veniva messa in collegio dagli zii che si disinteressavano di lei. Le veniva insegnato il mestiere di sarta e intraprendeva quella carriera, all’epoca dalle compagne di collegio veniva considerata leggerina, pare le piacessero i bei ragazzi, soprattutto i militari. Nel 1946 conosce ed inizia a frequentare il Bertetto continuando a vivere in un pensionato per ragazze attiguo al collegio, nel 1947, appena maggiorenne, abbandonava le compagne ed il lavoro e assumeva il ruolo a tempo pieno di amante. Non faceva però vita ritirata, pur non avendo notizia di altre storie sentimentali, anche solo occasionali, alla sera frequentava abitualmente la sala danze del Valentino. Non sembrava avere tra le frequentatrici del ballo amiche del cuore, ma solo conoscenze superficiali che ignoravano tutto della sua vita. Era una brava ballerina e molto attenta nell’accettare gli inviti a ballare dei cavalieri.

Chianale si concesse una pausa, aprì una bottiglietta di acqua minerale e ne bevve un sorso, era schifosamente tiepida, anche se non era ancora estate faceva già caldo, doveva decidersi a comprare un piccolo frigorifero da sistemare in ufficio, guardò l’ora erano le nove di sera, si era anche scordato di cenare, decise di soprassedere alla lettura degli atti e rinviò tutto ai giorni seguenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *