Quando si parla di giornata uggiosa si pensa sempre all’autunno, ma quello era un pomeriggio di tarda primavera, le scure nubi basse lasciavano filtrare una luce sepolcrale e la pioggia battente riempiva di cerchi e schizzi l’asfalto bagnato, le piante avevano i rami piegati dal peso delle foglie bagnate e sembravano inginocchiarsi schiacciati dalla triste giornata.
Osservavo lo spettacolo della natura inclemente dalla finestra del pronto soccorso, vuoto come sempre quando le condizioni atmosferiche sono avverse, quando un camioncino furgonato verde militare con una croce rossa si fermò sotto la finestra, dal mezzo pomposamente chiamato ambulanza scesero due alpini che ne sorreggevano un terzo claudicante, come potei presto accertare per una brutta slogatura di caviglia.
Lo inviai in radiologia per gli accertamenti e cominciai ad interrogare il sergente che lo accompagnava per stendere il rapporto: “… artiglieria da montagna. Durante la marcia di esercitazione si è inciampato sul sentiero ed è scivolato dalla riva, sì sul pendio, solo che è un bocia, sì una recluta e si è tenuto alla cavezza e si è trascinato dietro il mulo che lo ha travolto, ci sono voluti quattro uomini per riportarlo di peso sul sentiero.”
Guardai sorpreso il sergente lui ed i suoi compagni erano delle montagne di uomini.
“Meno male che non si era fatto niente. No, non il soldato, il mulo.”
Accennai alla notizia che avevo letto sul giornale del pensionamento dei muli in carne ed ossa a favore dei muli meccanici.
“Sarà una grave perdita, adesso se il basto è sbilanciato il mulo non si muove e scalcia, il mulo meccanico si ribalterà alla prima occasione che sarà sempre in brutto posto e poi mancheranno animali come la Bianca. Chi è la Bianca? La Bianca è la vecchia mula albina che apre sempre la fila, è molto vecchia per cui il suo basto è leggero, ma nessun ufficiale uscirebbe in una esercitazione o per una marcia senza di lei.”
Espressi i miei dubbi sul fatto che un animale fosse così importante da condizionare la vita militare.
“Le racconto alcuni episodi così capisce chi è la Bianca. L’anno scorso eravamo al campo invernale, smontiamo tutto e carichiamo i muli, bel tempo, un sole splendido, non una nube o una bava di vento, previsioni ottime, siamo pronti per la tappa successiva, la Bianca non si muove, cerco di convincerla, niente. Arriva il capitano incazzato e chiede perché non ci muoviamo, gli dico che la Bianca non vuole saperne. Lui si avvicina, la guarda fisso negli occhi da albina, tanto chiari che sono quasi rosa, e le parla, lei niente. Allora prende un zuccherino e lo bagna di grappa e lei niente dilata le nari, lo annusa, ma non lo prende. Il capitano si allarma chiede il radiotelefono e chiama il colonnello e gli dice che la Bianca non si muove neanche con lo zuccherino, dal sorriso del capitano mi rendo conto che il colonnello ha capito. Il capitano dice di rifare il campo e scavare le buche, abbiamo fatto appena in tempo che si è levata una bufera di vento, una tormenta che non si vedeva ad un passo e se non avessimo messo un doppio rinforzo alle tende se le sarebbe portate via.”
Obietto che gli animali sono sensibili alle variazioni del tempo e più che un merito della Bianca era un demerito del loro servizio di meteorologia.
“Allora le racconto di tre anni fa. Usciamo per la solita marcia, ad un bivio la Bianca non prende a sinistra come sempre, ma a destra, fermo la colonna e chiamo il tenente. Il tenente guarda la Bianca, guarda i sentieri e fa due passi sul solito percorso che gli frana sotto i piedi, se il caporale non era lesto ad afferrarlo lo raccoglievamo col cucchiaino in fondo al burrone. Tutti amano la Bianca anche il Generale. Il Generale ha un cane, Lupo, un vecchio pastore tedesco che è cresciuto con la Bianca , quando si vedono deve vedere le feste che si fanno, Lupo la annusa tutta e scodinzola, lei invece tira su il labbro e sembra che rida, beh il Generale dice che senza di loro non sarebbe mai diventato generale e che quando la Bianca va in pensione se la prende in casa. Pensi che Lupo vecchio com’è, con tutto che zoppica per l’artrite, se il Generale fa un pezzo di marcia con noi gli cammina sempre a fianco dal lato scosceso, fa una tenerezza con quel suo muso ormai bianco.”
Il soldato era ritornato con le radiografie, niente i rotto, una brutta storta, il sergente era contento.
“Va’, che te la cavi con trenta giorni di congedo, ringrazia il dottore.”
Tornai alla finestra a guardare la pioggia battente, arrivava una lunga fila di muli fradici e di soldati chini sotto le loro mantelline, apriva la fila una imponente mula bianca, passando sotto di me volse il capo ed ebbi l’impressione che con aria complice mi facesse l’occhiolino sorridendo.