“Entra Manuel, entra a berti un buon bicchiere di vino.”
Il capitano entrò con passo fermo, i suoi capelli erano bianchi più per il sole, la salsedine e la fatica che per l’età, portava le spalle possenti lievemente curve come tutti i marinai che hanno speso la loro vita a vogare.
“Maria! Maria del vino per il nostro compare.”
I due uomini si sedettero sulle sbilenche sedie impagliate sotto il pergolato, sulle loro teste pendevano grossi grappoli maturi, mentre tutto intorno grosse vespe ronzavano golose. Il capitano appoggiò il muscoloso avambraccio sinistro sul tavolaccio ed esaminò come stupito la grossa mano callosa.
“Non capisco, ho come un indolenzimento a questo braccio, deve essere stata la posizione nel casotto da avvistamento, non ho forse più l’età per certe cose, ma i giovani sono diventati degli sfaticati, certi lavori non vogliono più farli.”
Manuel si grattò la ruvida barba con imbarazzo, voleva parlare, ma non sapeva come affrontare l’argomento, rispettava il vecchio capitano e sapeva che le notizie che portava l’avrebbero ferito, già prima i suoi piedi lo avevano portato a fare giri viziosi e aveva impiegato quasi tutto il pomeriggio per raggiungere la casa del capitano che non distava cento metri dalla sua.
“Scendendo dalla scogliera ho visto una cosa tremenda, tuo cugino ha venduto il campo coi banani, in mezzo c’era una ruspa che distruggeva tutto, probabilmente per fare un altro residential per i turisti. Tutti impazziscono per i turisti, ma vedrai che la moda passerà e la gente si accorgerà come sia avvilente fare da serva agli stranieri. Maria del vino!”
Finalmente Maria arrivò, una ragazza bruna di circa vent’anni dal corpo snello e muscoloso, sulla pelle scura brillavano piccoli peli biondi, si chinò a versare il vino vecchio nei bicchierini ed un seno tondo e sodo quasi sfuggì dalla tunica bianca, Manuel si sorprese ad osservalo con desiderio. Il capitano sorseggiò il vino e continuò nella sua geremiade.
“E’ una cosa vergognosa la mancanza di dignità. Pensa Manuel, domenica dopo la funzione ho sorpreso alcuni bambini che facevano lanciare dai turisti monete da duecento escudos, quelle grosse, sul fondale del porto e poi si tuffavano a recuperarle. Dovevi vedere come quei turisti ridevano alle spalle dei nostri figli nel vederli annaspare sul fondo alla ricerca delle monete e loro invece di offendersi, giravano tra la folla piagnucolando ed elemosinando per farsi lanciare altre monete.”
Un altro piccolo sorso di vino, ancora uno sguardo perplesso alla grossa mano, la strinse più volte a pugno e scosse la testa.
“Non so cosa è capitato ai nostri figli, hai visto anche i miei sono andati a fare i servi, loro, i figli di un capitano della propria barca. Pensare che gli ho fatto anche da madre da quando la mia povera moglie è mancata. Loro erano ancora piccoli, ma io non gli ho fatto mancare niente, li ho portati sempre con me gli ho insegnato il mestiere e loro? Manuel, il tuo figlioccio, se ne è andato senza una parola e solo per caso sò che guida un taxi scorazzando i turisti per l’isola. Joao invece prima di andarsene mi ha accusato di non essere stato un padre, ma un padrone, io che non ho mai preteso nulla, quando non volevano andare a scuola, li ho forse costretti? No, li ho imbarcati con me, gli ho insegnato a lavorare duro, che il pane è fatica. Maria altro vino!”
La ragazza portò un’altra caraffa, i lunghi capelli neri scendevano fino a metà schiena e mentre camminava ondeggiavano sopra un delizioso culetto all’insù che catturò lo sguardo di Manuel.
“Hai visto come Maria si è fatta bella, due natiche di ferro, un seno tondo, di pietra. Sai che dopo la sciagura della barca di suo padre la presi in casa ancora bambina con la promessa che sarebbe diventata parte della famiglia. Ho proposto a Joao di sposarla, avrei ceduto la dote e sai cosa mi ha risposto?”
Il capitano aveva voglia di sfogarsi di riversare sull’ospite un fiume di parole che gli bruciava nel petto, si inumidì con un sorso di vino la lingua non abituata a tutto questo lavoro.
“Mi ha risposto che era pelosa. Capisci scartare una ragazza così, bella, timorata di Dio, da casa è sempre solo uscita per le funzioni e per i rosari, capace di lavare, stirare, cucinare. Gli ho detto che quella peluria sul labbro superiore è segno di carattere, gli ho detto ma guardale gli occhi neri, profondi, fieri, ammirale i capelli, accarezzale con lo sguardo le forme piene e tonde, confrontala con le tue straniere dal culo bianchiccio e flaccido, dagli occhi di vitello al mattatoio, languidi ed acquosi, tocca i loro capelli stopposi e soprattutto pensa che vai dove tanti altri hanno tracciato la strada. E lui? Lui mi ha riso in faccia.”
Un altro sorso di vino per lavare la bocca da tanto affronto.
“Ma vedrai Manuel avvisterò una balena e tutti torneranno di corsa, perché le balene sono la nostra ricchezza, non questi turisti.”
Manuel si schiarì la voce.
“Di questo volevo parlarti. Vendo la fabbrica. Dei gringos mi hanno offerto un mucchio di quattrini, dicono che è una bella posizione per fare un Hotel, lì sulla scogliera. Tu capisci se non è quest’anno è il prossimo che proibiranno la pesca alle balene e allora sarò costretto in ogni caso a vendere. Lo so che per te sarà dura. Senza la fabbrica che trasformi la balena in olio, la caccia è inutile, ma pensa che tutto ha un inizio e una fine. Prima questa era l’isola del legno, poi a forza di tagliare le piante, non c’è più stata la foresta, poi è diventata l’isola delle balene, ma ora non ci sono quasi più anche quelle…”.
Manuel si rese conto che il capitano non lo ascoltava più, si alzò ed imbarazzato uscì strascicando i piedi. Il capitano corrucciò la fronte.
“Maria non ceno, vado subito a dormire, sono stanco.”.
Nella camera da letto, in lieve penombra, perché fuori il sole ancora illuminava l’isola, anche se con gli ultimi raggi, si infilò la camicia da notte e si distese sopra le lenzuola, per l’ennesima volta si mise a fissare la piccola crepa sul soffitto mentre mille pensieri affollavano la mente. Un lieve rumore dell’impiantito lo scosse dai suoi pensieri, Maria si coricò al suo fianco e con una mano gli accarezzò la guancia ruvida di barba. Il desiderio fu subito intenso la sua lingua e le sue labbra esplorarono il copro di lei, scese fino al triangolo di peli crespi e la fece ergere di desiderio prima di risalire a mordicchiare i capezzoli e sentendola bagnata di desiderio prenderla con furore. Ma la notte non era ancora finita, mentre un vago languore una strana sonnolenza stava impossessandosi di lui, sentì le labbra e la calda bocca di lei impossessarsi del suo sesso risvegliando sopite ed inattese energie. La mattina lo sorprese di buon umore, nuovi pensieri si erano fatti strada in lui. Avrebbe iniziato nuovamente tutto da capo, aveva poco più di cinquant’anni, non era vecchio e con una donna così accanto, una donna della sua razza. Sarebbe stato di nuovo come agli inizi quando con sua moglie, un’altra Maria, aveva iniziato salendo i gradini uno ad uno, da rematore a capitano della propria barca.
La sentì arrivare alle sue spalle e attese un gesto affettuoso.
“Voglio la mia dote.”
“Scusami non ho capito.”
“Voglio la mia dote, sei sordo, vecchio?”
“Ma, io credevo…”
“Cosa credevi, che volessi mettermi con un vecchio come te? La mia era solo curiosità, e fin da quand’ero piccola che nei crocchi delle comari ti sento definire ‘Il toro’, ma non sei granché. Poco più dei tuoi figli, altri in paese sono meglio. Voglio andarmene, sono stufa di farti da serva, dammi la mia dote.”
Il capitano si alzò a fatica, il dolore gli squarciava il petto, un mondo intero era crollato sulle sue spalle e ne sentiva tutto il peso. Raggiunse il comò, trasse dal cassetto il libretto degli assegni e lo scrisse con mano malferma, seduto rigido al tavolo, mentre la grossa mano callosa lottava con la penna. Si alzò e andò a sedersi alla finestra, sentì l’uscio di casa sbattere alle sue spalle. Passò l’intera giornata a guardare le nuvole passare, lanciarsi veloci e sprofondare nel mare, alternandosi con larghi squarci di azzurro ed intensi lampi di luce. Il sole già tramontava quando lontano all’orizzonte vide, o gli sembrò di vedere la sagoma di una balena, per la prima volta da tanto tempo una lacrima rotolò sulla sua guancia, solcando una gota arsa dal sole e dalla salsedine, alzò la mano per strapparsela dal viso, ma quella gli scivolò tra le dita insieme alla vita.