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Il sole grande e tondo all’orizzonte non disturba l’aria fresca del mattino, le due biciclette appoggiate al muro bianco della casa si toccano con discrezione, mischiando il rosso e il blu in paziente attesa, sembrano presagire il piacevole girare delle ruote sulla bianca alzaia vicino al canale.

Le ruote girano lasciando nella polvere una lunga striscia, ma ancora più veloci girano le gambe, non sentono il peso dei pedali e mandano a tutto il corpo un senso di leggerezza e di benessere. La corsa si interrompe, un cane in mezzo alla strada abbaia, è un cucciolo, vuole giocare, ma è diffidente non si lascia avvicinare. Un fischio e scompare dietro la siepe sicuro di aver ritrovato più del padrone il suo compagno di giochi.

Il cielo sempre più blu contrasta col verde intenso delle piante e si specchia nel canale che mormora il suo disappunto di vedersi superare in velocità. Le rane si lamentano prima di saltare disturbate nel loro sonno mattutino e gli uccelli protestano la loro quiete interrotta. Ma l’animo è leggero pronto a spiccare il volo, il velo di sudore sulla fronte è asciugato dalla brezza della corsa e rinfresca la mente rendendola più aguzza.

Piano, piano scende l’afa che tutto avvolge e opprime, le biciclette diventano pesanti, inerti, si sostengono al tronco grigio di un grosso faggio. Sdraiati, vicini, i capelli corti, neri come il buio, scompigliati dalla corsa, i piccoli seni che tendono la camicetta leggera color della pesca, mentre il reggiseno fa capolino tra i bottoni slacciati, una mano che carezza una guancia fresca, morbida, due occhi color cannella scintillanti, due labbra calde.

Un tuono, la corsa sotto i primi goccioloni, caldi, molli, umidi. Il riparo stretti a guardare l’acqua che batte e schizza, il piccolo fiumiciattolo nella strada che corre senza saper dove andare, un lungo bacio col cuore che enorme ti riempie, non ti lascia respirare, ti invade diventando te.

La strada del ritorno, i primi lampioni, gialle sfocate farfalle notturne, l’angoscia che sale, qualcosa che si spezza dentro a rivedere il muro del mattino, adesso grigio, triste. Il nodo alla gola chiude, strozza, non lascia pensare se non alla paura e alla certezza che domani non sarà così.

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